Videodope è il primo videogame che insegna
quali
sono i rischi della droga: lo scopo è infatti
dimostrare di sapere tutto, ma proprio tutto su cocaina, LSD, eroina,
ecstasy e così via, perché solo chi
conosce i danni provocati dalla droga vince e soprattutto
impara ad evitarla.
Si
inizia scegliendo il proprio avatar (come in Second Life) e una
sostanza stupefacente tra quelle memorizzate nel videogame (ovvero:
cocaina, eroina, alcool, anfetamine, cannabis, LSD, ketamina ed
ecstasy).
Nei sei minuti successivi si devono raccogliere
quante
più informazioni possibile sull’effetto della
droga scelta, e naturalmente memorizzarle.
Per facilitare l’apprendimento un modello 3d
dell’organismo visualizza quali sono gli organi maggiormente
danneggiati dall’uso dello stupefacente nonché gli
effetti su comportamento e percezione; ad esempio, le
anfetamine possono favorire l’aggressività e la
paranoia, l’ecstasy può portare alla
disidratazione, la cannabis danneggia i polmoni alla stessa maniera del
fumo di sigaretta e con il passare del tempo compromette le
capacità di apprendimento e di memoria.
Oltre a queste informazioni, bisogna memorizzarne altre di
carattere giuridico (quali sono le leggi che regolamentano il
consumo di droga e alcool e a cosa si va incontro in caso di infrazioni
alle leggi) e di carattere sanitario (cosa fare in
caso di emergenza).
Alla fine di questa “caccia alle informazioni”
parte una serie di domande a cui l’utente dovrà
rispondere, stile Chi vuole essere Milionario: vince chi ottiene
più punti.
Il
progetto e la realizzazione è ad opera di un gruppo
di ricercatori dell’Università di Padova
afferenti al dipartimento di Psicologia: il gruppo, diretto da Luciano
Gamberini, aveva già realizzato un videogame
simile nel 2004.
Si chiamava Play Safety e lo scopo del gioco era
guidare (ovviamente in modo virtuale) un’automobile dopo aver
assunto droghe e alcool. Il più delle volte
l’avatar virtuale finiva in carcere oppure, nel peggiore dei
casi, in un lettino d’ospedale.
Il nuovo
gioco è stato già testato la scorsa
estate e a breve sarà disponibile in scuole e
altri punti di ritrovo giovanili.
Spiega Gamberini: “Chi usa droghe spesso non si rende conto
di avere un problema e quindi non sa neanche di avere bisogno di
informarsi. Si tratta spesso di giovani in una fascia
d’età in cui i rapporti con gli adulti sono
complessi e si comunica soprattutto con coetanei, dai quali
però spesso si ricevono informazioni errate”.
Difatti, i mezzi di informazioni tradizionali
(campagne in tv di sensibilizzazione, volantini, conferenze in scuole e
università, depliant informativi in consultori e altri
luoghi frequentati da giovanissimi) hanno praticamente fallito:
sono ancora diffusissimi spinelli ed ecstasy e cresce sempre di
più il consumo di cocaina.
Spiega un membro del gruppo di ricerca: “I giovani sono
abituati a cercarsi da soli le informazioni dai media informatici. Per
loro usare un computer è più naturale che
sfogliare un depliant o ascoltare una lezione”.
Da qui
l’idea di utilizzare un videogame come
“lasciapassare” nel loro mondo virtuale, popolato
da YouTube, cellulari, Msn, e-mail e Skype.
Ovviamente il videogioco utilizza un linguaggio giovanile,
accessibile e comprensibile agli adolescenti. “Ci siamo fatti
spiegare il gergo e i riti nel consumo di droghe da giovani
frequentatori di rave party. Poi con la consulenza di farmacologici,
medici, e avvocati abbiamo scritto, nel linguaggio di chi le droghe le
usa, informazioni chiare e corrette sugli effetti e sui rischi delle
sostanze”.
Pare che i risultati della sperimentazione sono incoraggianti,
infatti spiega ancora Gamberini: “Evidentemente i giovani,
anche se ostentano sicurezza e noncuranza, sanno che corrono dei rischi
e vorrebbero saperne di più ma senza moralismi. Il gioco
può essere lo strumento giusto, perché lo fa
senza la mediazione di esperti, lasciandoli autonomi”.
Ecco il video che fa vedere come funziona il programma:
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