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Figli denutriti per giocare ai videogame

Una coppia di Reno, in Nevada, ha quasi abbandonato i due figli piccoli per giocare a Dungeons & Dragons. La dipendenza da videogioco è da assimilare all'alcolismo?


La dipendenza da videogiochi può essere considerata un disordine comportamentale, alla stregua dell'alcolismo e della tossicodipendenza? A quanto pare, si. Dopo il singolare e agghiacciante caso di Reno, in Nevada, dove una coppia ha lasciato quasi morire i due figli di due anni e undici mesi per giocare a Dungeons & Dragons, la comunità medica si sta interrogando seriamente su questo problema. Giocare on line, entrare in un mondo virtuale e scambiare una gara per il mondo reale è un problema reale. Proprio qualche mese fa l'Associazione medici americani si era tirata indietro all'idea di elevare la dipendenza da videogame a disturbo mentale. Gli studi di settore sono ancora insufficienti a dimostrare che passare la giornata davanti ad uno schermo sia sinonimo di perdita del contatto con la realtà, con tutto ciò che ne consegue. Eppure, in questo caso, c'è di che riflettere. Lana e Micheal Straw sono una giovane coppia del Nevada, residente a Reno. Lei ha 23 anni, lui ne ha 25 e stanno insieme da 8 anni. I due si sono conosciuti on line, giocando a Dangeons & Dragons, celebre gioco di ruolo nato negli anni '70 e ispirato al mondo del Signore degli Anelli di Tolkien. Nel mondo di D&D ogni giocatore può scegliersi un personaggio virtuale, combattere mostri immaginari, accumulare punti esperienza e raccogliere tesori. Insomma, un mondo in cui è facile perdersi se non si sta attenti a distinguere il gioco dalla vita reale.

Per Lara e Micheal non è stato così. Qualche giorno fa la polizia ha fatto irruzione nella loro abitazione, dopo una segnalazione dei vicini che da tempo sentivano i bambini lamentarsi. Il quadro che hanno trovato è stato allarmante. I due bambini erano denutriti, presentavano piaghe e dermatiti e una disidratazione grave, che impediva alla figlia più piccola, 11 mesi, perfino di piangere e urinare. I capelli erano infeltriti da urina di gatto e la piccola aveva anche un'infezione alla bocca, oltre all'incapacità di tenere eretta la testa per mancanza di forze. Il più grande, denutrito, ha temporaneamente perso la capacità di camminare per l'indebolimento dei muscoli. Come si è potuti arrivare ad un simile disprezzo per la vita umana, se non a causa di una grave instabilità mentale? Il procuratore di Reno, Kelli Ann Vigoria, ha spiegato che la dipendenza da videogiochi collegata ad abusi sui minori o negligenza è un problema recente. "Invece di preoccuparsi per la salute dei figli, compravano computer – ha detto – Nella casa il cibo c'era, ma i due avevano deciso di giocare invece di dar da mangiare ai figli. Mano a mano che diventiamo tecnologicamente avanzati, ci sono più distrazioni. Il nostro stato deve diventare più consapevole".

Qualche tempo fa, infatti, l'uomo aveva ricevuto un'eredità, interamente spesa per comprare tecnologie avanzate per il computer e un gigantesco schermo al plasma. Lo stesso comportamento di un tossico, che appena riceve una somma di denaro, corre a spenderla in dosi per soddisfare il suo bisogno. Non a caso, la tossicodipendenza impedisce alle persone di prendersi cura di sé e dei figli. "La dipendenza da videogame collegata all'abuso sui minori è una nuova spia di un vecchio problema" ha detto Patrick Killen, Nevada Child Abuse Prevention. Secondo Killen, nello sviluppo del bambino, la negligenza è dannosa quanto l'abuso vero e proprio. All'arrivo della polizia, la madre si è giustificata dicendo che il bambino piangeva perché era nato prematuro. Ora, lei e Micheal rischiano fino a 12 anni di carcere per negligenza e abuso. Il problema però è stato sollevato e non basteranno dieci anni di carcere per far capire a due adulti malati il grave errore di valutazione che hanno fatto. Il dubbio è se si tratti di un semplice errore o di una patologia seria, da trattare con farmaci e terapie di riabilitazione.

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Commenti dal 1 al 2
(2)

Zalantos martedì, 17 luglio 2007

Ma perchè...

Ma perchè non controllate bene le informazioni prima di scrivere cose a cavolo.
Prima di tutto non si trattava di Dungeons & Dragons, bensì di Dungeons & Dragons Online, due cose ben distinte, il primo, un gioco di ruolo cartaceo, il secondo un videogioco. Parlare semplicemente di D&D e non di D&D Online fa perdere di credibilità ad un gioco di per sè magnifico e che non ha paragoni con la sua controparte videoludica.
Secondo D&D Online, non ha preso ispirazione dal mondo di Tolkien, la Terra di Mezzo, bensì da un mondo chiamato Eberron, creato da Keith Baker, per Dungeons & Dragons cartaceo: il fantasy non nasce tutto da Tolkien. E il gioco D&D Online è nato due anni fa, o giù di lì, il gioco cartaceo, che ripeto, non ha nulla a che vedere con il gioco di ruolo è sì nato negli anni '70.
Terzo, D&D base (il gioco cartaceo), il mondo che è conosciuto come Greyhawk, non è preso da Tolkien, ovviamente ci possono essere riferimenti come ce ne possono essere (e ce ne sono) alla vita reale e alla sua storia, o ad altri libri, ma è semplice banalizzare affermare "ispirato al mondo del Signore degli Anelli di Tolkien" solo per farlo capire a tutti.

Grazie alle vostre stupide affermazioni e scopiazzature di articoli sparsi su altri siti, il nome di uno dei giochi da tavolo più famosi al mondo viene infangato per la mancanza di una semplice parola e di una spiegazione più precisa.
Avete mischiato i due giochi quando bastava precisare la netta differenza tra un gioco per il computer, usufruibuile anche a chi non ha molto tempo o amici, un gioco che si può giocare imbambolati di fronte al televisore, e un gioco cartaceo, un gioco da tavolo, qualcosa che si fa con gli amici e che, appunto, non si può giocare senza gli amici.

Bah che li scrivete a fare sti articoli se poi dovete essere così imprecisi. Ora mi manca il solito articolo Metal = Satana e abbiamo fatto tombola.
Continuate a scrivere quelle quattro minchiate su Corona, che è meglio.

n° 2
Gianluca lunedì, 16 luglio 2007

Ci vuole consapevolezza...

E' davvero allarmante l' argomento di cui tratta quest' articolo, il modo in cui la gente possa arrivare a confondere il mondo virtuale dalla realtà.. Eppure, da quanto ho letto, può succedere, ed è veramente allarmante il fatto che queste due persone non siano dei ragazzini, ma adulti a tutti gli effetti e dai quali ci si dovrebbe aspettare un minimo di consapevolezza.
Parlo io che sono un appassionatissimo di videogiochi, ma sono ben consapevole dei rischi che essi possono comportare. Per esempio, un abuso di videogiochi con effetti luminosi di un certo tipo possono comportare l' epilessia, ci sono casi in cui l' abuso dei videogiochi ha portato persone a credere di essere all' interno del videogioco, di essere uno dei personaggi lì presenti, e facendo questo imitavano tali personaggi anche nella vita reale... Possiamo ben immaginare se qualcuno volesse imitare qualche eroe come Superman o Spiderman... C' è il rischio che chi si crede il personaggio e voglia imitarlo, per esempio nel volo, possa sperimentarlo anche nella vita reale rischiando anche la morte, nei casi veramente gravi.
Questo aspetto riguarda perlopiù i ragazzini, quelle fasce d' età dove il videogioco è più presente.
Ma persone adulte e (si suppone) responsabili, che hanno anche scelto di avere dei figli, ma che preferiscono dedicarsi alle "realtà virtuali", vuol dire che il videogioco li ha portati in una condizione di abusarne e di conseguenza di rimetterci psicologicamente...

Un mio parere riguardo all' uso del videogioco può essere che se questo viene usato con moderazione e responsabilità, non si corre alcun rischio di rimanere "intaccati psicologicamente" e di confondere la realtà virtuale con quella reale.
Ma se si comincia ad abusarne davvero, e soprattutto per un periodo prolungato nel tempo, si rischia veramente di subirne gli effetti negativi sopra citati. In breve, un abuso esagerato comporta uno stato di confusione mentale che mescola componenti della realtà virtuale con quella reale.

Io fino a prima di leggere l' articolo pensavo che questo potesse capitare soltanto tra i ragazzini, poichè sono più immaturi e irresponsabili di una persona che ha superato la maggiore età. Ma evidentemente mi sbagliavo, pure gli adulti (in questo caso, anche se comunque giovani) possono cadere in questo lato oscuro del videogioco.

L' ultima cosa che posso dire è questo consiglio: il videogioco va usato con moderazione e responsabilità, tenendo sempre presente che ciò che si vede nello schermo è tutta finzione e non ha nulla a che vedere con la realtà, anche se c' è da dire che con le ultime e avanzate tecnologie i videogiochi tendono ad avere componenti grafici sempre più assomiglianti a ciò che vediamo nella realtà... auto, moto o edifici sempre più realistici e ricchi di dettagli, proprio come fossere veri.
E' un peccato che il videogioco abbia questo lato oscuro dietro di sè, perchè esso è un' arte, un' arte di creare cose,situazioni,luoghi,persone e/o personaggi di fantasia in un mondo che però deve restare strettamente virtuale.

n° 1
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