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Atari: 30 anni e non sentirli

Lo storico marchio, titolare della prima console domestica programmabile, spegne 30 candeline

Sono passati 30 anni dal quel 1977, anno in cui Nolan Bushnell e Ted Dabney, fondatori nel ’72 di Atari, misero in commercio la prima versione dell'Atari VCS (Video Computer System), che poi verrà rinominato 5 anni dopo col nominativo ben più conosciuto di Atari 600.
Non fu subito un successo. Anzi. Il riscontro delle vendite fu assai modesto rispetto alle aspettative e all’investimento di Atari Inc., che intanto dal 1976 era entrata a far parte del colosso Warner Communications (per una cifra pari a circa 30 milioni di dollari).
Le ragioni dell’iniziale defaillance risiedevano essenzialmente nel cattivo rapporto qualità-prezzo: la console poteva supportare pochi giochi (solamente 9) e il prezzo era tutt’altro che basso (250 dollari).
Quindi nonostante il fatto che le vendite iniziarono proprio in coincidenza del periodo natalizio del ’77, i primi riscontri non furono entusiasmanti.

Nel primo anno le vendite si fermarono alla misera quota di 250.000 unità, cifra superata da precedenti console in grado di supportare un solo videogame.
Dal 1979 la strategia della casa statunitense fu quindi di accaparrarsi i diritti su più videogiochi possibili, puntando su giochi da sala per poi convertirli in giochi da console domestica.
Fu la mossa vincente. E “Space invaders” (creato dalla Taito nel 1978) fu il videogioco della svolta: insieme ad altri 200 titoli (compresi Pac-man ed E.T.) portò alla vendita di circa 40 milioni di console Atari e 5 miliardi di dollari nelle casse Atari, che per molti anni contribuì per un terzo alle entrate annuali della Warner (divenendo all’epoca la compagnia con lo sviluppo più veloce nella storia degli Stati Uniti).
In aggiunta, vanno ricordati i 120 milioni di cartridges (piccoli moduli di gioco che si fissavano sul congegno) venduti.

Il primo competitor fu negli anni ’80 la Mattel con il suo Intellivision, anche se l’Atari mantenne il dominio sul mercato.
Ma subito dopo fu contrastato dai cosiddetti home-computer, come l'Apple II e il Commodore 64. un percorso in salita fino al 10991, anno in cui fu decisa la cessazione delle vendite.
Nel ’93 l’Atari rilasciò la sua console, l’Atari Jaguar, ma fu messa in un cantuccio dalla Saturn della Sega e soprattutto dal ’94 dal nuovo astro nascente nel panorama video-ludico, la Playstation della Sony Computer Entertainment.
Dal ’96 gli aficionados del feticcio Atari hanno avviato il progetto Stella per far rivivere l’esperienza Atari su pc e Mac:  è in pratica un software open source in grado di emulare l’Atari 2600.

In perdita ormai da anni (solo nell’ultimo anno sono risultati perdite pari a 66,6 milioni di dollari), Atari è dal 2001 per il 51% della società franco-americana di videogiochi Infogrames, che sembra voler mantenere lo storico nome, ma su decisioni future (liquidazione o vendita di Atari) ancora nulla è stato stabilito.
Chiamato all’interno di un’intervista a dire la sua sulla situazione attuale del mercato videoludico, Nolan Bushnell ha dichiarato che “i giochi moderni sono una gara verso il basso. Sono immondizia pura e genuina e sono triste per questo”.
Il sessantaquattrenne Blushnell prosegue auspicando una sorta di ritorno alle famiglie per il videogioco, con un conseguente calo di generi come FPS e simili, riponendo le proprie speranze per il futuro nel Wii.
A 30 anni dal suo lancio si può a buon diritto stabilire che l'Atari è stata responsabile fondamentale del successo delle console domestiche e si può attribuire alla console di Bushnell e Dabney con il videogioco Pong l’inizio dell’industria dei videogames.
Scusate se è poco!

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Commenti dal 1 al 2
(2)

Battlezone domenica, 14 settembre 2008

Atari? magari!

Ti sei dimenticato di citare il LYNX, la prima console portatile della storia. Grandi potenzialità, alcuni titoli davvero ben realizzati, altri un po' meno. Prezzi troppo alti e scarsa pubblicità uccisero l'Atari Lynx che non ottenne mai il successo sperato e, a mio avviso, meritato.

Cmq l'Atari è morta con il fallimento del Jaguar. L'attuale Atari nulla ha a che vedere con l'Atari di Sunnyvale.

n° 2
Nghee mercoledì, 14 novembre 2007

No

Proprio no.

n° 1
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