scolastica permettendone l'insegnamento pratico e teorico durante le ore di educazione fisica. La sentenza è stata avviata dalla denuncia dei genitori di uno studente che, durante la lezione di educazione fisica ha avuto il permesso di giocare a calcio con i propri compagni di classe mentre le studentesse esercitavano la pratica della pallavolo. Il giovane, con una caduta ha subito la frattura di un arto inferiore. Il giudizio di primo grado, conseguente alla denuncia con richiesta di risarcimento danni avanzata dai familiari ha deliberato che, il gioco del calcio non essendo inserito nei programmi relativi all'insegnamento della disciplina sportiva generale, l'insegnante era tenuto a risarcire l'infortunato in quanto precettore di "attività pericolosa nella sua natura". La Cassazione però, nella sentenza definitiva ha assolto l'insegnante dalla responsabilità colposa in quanto presente durante lo svolgimento della partita e il fatto è stato di natura accidentale con probabilità di verificarsi anche durante lo svolgimento delle consuete attività permette come la pallavolo e la corsa.
Il caso appena esposto ci ha permesso di aprire un dibattito nei confronti dell'insegnamento della pratica sportiva nella scuola italiana, considerando che, il gioco del calcio viene spesso praticato all'interno delle stessa senza alcune regolamentazione. Sono numerosi infatti, gli istituti di istruzione che organizzano campionati a livello territoriale la cui squadra è composta da alunni, talvolta con una pratica sportiva calcistica mai impartita da un insegnante e spesso appresa attraverso i mass media o la pratica non autorizzata negli spazi comuni, durante la ricreazione. La varietà d'insegnamento delle discipline sportive è un mezzo utile per educare i giovani ad una corretta visione dello sport, non solo come elemento a fini ludici ma anche educativi e di utilità sociale. Negando la pratica dello sport tricolore per antonomasia (il calcio ndr) i giovani lo percepiscono come qualcosa di "vietato" che li spinge, non solo alla pratica non autorizzata ma, talvolta tende ad alimentare il rancore nei confronti dello stesso che spesso sfocia nella tifoseria estrema e violenta di cui tanto si è parlato nelle ultime settimane in seguito agli sconti nello stadio siciliano che hanno portato alla morte dell'ispettore di polizia Raciti.
In Italia, la pratica degli sport in ambito scolastico sembra tanto impossibile quanto inconcepibile a tal punto che la Finanziaria 2007 ha rischiato di tagliare nettamente gli scarsi fondi annualmente stanziati in materia, già inferiori a 20 milioni di euro (con rilevante differenza dalle vicine nazioni Francia e Germania che vantano stanziamenti rispettivamente pari a 350 e 150 milioni). Lo sport come veicolo di emozioni, sani principi, permette ai giovani di comprendere i confini tra legalità e correttezza. Un
ragazzo che si avvicina allo sport grazie all'ambiente scolastico crescerà con maggior passione e avrà una visione della professione agonistica ben diversa da un coetaneo che non ne pratica affatto ma riveste il semplice ruolo di spettatore. Portiamo in esempio calciatori e giocatori di basket, troppo spesso ammirati, non per le qualità pratiche e la determinazione, bensì per gli alti compensi e la crescente attenzione da parte dei media.
La varietà sportiva nell'ambiente scolastico italiano a cosa può portare?
-Ad un miglioramento della condizione di benessere psicologico
- può divenire una forma di lotta ai valori negativi
- ha una valenza educativa in quanto, consente di migliorare il benessere del singolo attraverso il movimento e l'insegnamento di una corretta educazione alimentare attraverso la quale combattere il fenomeno dell'obesità.
Il problema, nel nostro paese, non è solo di natura economica ma, è dovuto in gran percentuale a cause di tipo logistico in quanto le nostre scuole sono carenti in strutture adeguate. L'attività sportiva estesa ad altre discipline diverse dalla pallavolo è quindi consentita ma i vincoli restano ancorati alla manca di fondi e di tempo. Quest' ultimo infatti è da anni oggetto di discussioni in quanto, la pratica dell'educazione fisica è presente in quantità minima rispetto alla totalità dell'orario scolastico: meno di due ore alla settimana per un totale medio di 6 ore mensili che escludono le ore dedicate all'insegnamento teorico.
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