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Scontri Roma-Manchester: di chi è la colpa?

E se l'Italia fosse il paradiso degli hooligan?

Abbiamo ancora tutti davanti agli occhi le splendide immagini della partita di Champions League tra Roma e Manchester United… e le orrende immagini degli scontri tra tifosi e polizia.
Diciotto feriti, di cui sette accoltellati (cinque dei quali inglesi): il consueto bilancio da scontro bellico al quale siamo purtroppo abituati.
Un bollettino di guerra che questa volta non riguarda le battaglie fratricide tra le tifoserie italiane, ma che vede coinvolti anche i tifosi inglesi giunti a Roma, e che non poche polemiche ha generato.
Il governo inglese ha chiesto spiegazioni a quello italiano per una reazione giudicata eccessiva da parte della polizia, la quale, pur intervenendo per rispondere a evidenti provocazioni dei tifosi del Manchester, avrebbe poi colpito nel mucchio, coinvolgendo anche i tanti supporter della squadra britannica che avrebbero solo voluto assistere a uno spettacolo sportivo.
Il governo italiano e la nostra polizia hanno spiegato i motivi di tale “mano pesante”, e non ci sono motivi di dubitare del fatto che tali incidenti hanno avuto la loro origine nel comportamento di frange della tifoseria inglese.

Eppure…

Non è la prima volta che un incontro tra squadre italiane e inglesi si trasforma in un campo di battaglia tra tifosi e polizia.
Che i tifosi italiani non siano degli agnellini ormai è un dato scontato, e la storia della tifoseria inglese è lì a dimostrare come i supporter d’Oltremanica tutto siano tranne che dei santi.
Eppure, tanti anni dopo la strage dell’Heysel e quella dell’Hillsborough Stadium di Sheffield, tutto è cambiato nel calcio inglese: posti numerati e nessuna barriera divisoria negli stadi tra le tifoserie delle due squadre, assenza quasi totale d’incidenti e una cultura calcistica che ha saputo riportare negli stadi le famiglie.
I violenti sono isolati e tenuti lontani dagli stadi, e per questo le trasferte diventano l’unica occasione nella quale la demenza hooligan può manifestarsi.

Perchè?
In parte perché i tanti impossibilitati a seguire la loro squadra in casa approfittano delle partite all’estero per tornare a dare il peggio di loro negli stadi.
In parte perché tali scontri sono voluti dai gruppuscoli dell’estrema destra britannica, che paga ai più violenti le trasferte, in nome di un primitivo concetto del valore e della supremazia fisica.
Ma anche perché l’organizzazione del calcio italiano è tragicamente impreparata ad affrontare i teppisti della domenica (e del mercoledì).
Gli stadi italiani assomigliano più a gabbie nelle quali rinchiudere animali che a luoghi per assistere a incontri di calcio: e nelle gabbie, dove i poliziotti entrano solo per sedare i disordini, è ancora più facile far venire fuori la brutalità degli istinti distruttivi di chi non cerca che un pretesto per sfogare la propria rabbia cieca.
E troppe volte, le forze dell’ordine, mandate allo sbaraglio, non riescono a colpire i violenti risparmiando i tanti pacifici spettatori, che si ritrovano così due volte vittime inconsapevoli.

Sia chiaro, nessuno vuole trovare una giustificazione a certe manifestazioni di pura violenza né schierarsi a prescindere contro la repressione di tali atti, e ancor meno tirar fuori tanti analisi sociologiche che deresponsabilizzino i violenti.
Però una riflessione va fatta: ha senso picchiare nel mucchio quando si dovrebbe invece fare in modo di evitare a tanta gente di avvicinarsi agli spalti di uno stadio? Ha senso prendere provvedimenti “mediatici” come il divieto alla vendita di alcolici in un’intera città come Roma quando non è certo la birra ad accendere la scintilla della violenza (e quando poi i “baracchini” fuori dagli stadi possono continuare a venderla proprio a quei tifosi che si volevano sobri)?

La polizia deve reprimere, ma un’intelligente gestione dell’ordine pubblico dovrebbe prevenire e tutelare i tanti veri tifosi che non possono rischiare la vita per la violenza degli uni e l’impreparazione degli altri.
Importiamo allora anche noi italiani la rivoluzione degli stadi che l’Inghilterra è riuscita a compiere, impedendo le violenze invece che limitarci a sedarle.
Perché forse il problema non è l’Inghilterra della violenza hooligan che arriva da noi in queste occasioni, ma tutta quell’Inghilterra dell’amore per lo sport e della responsabilità che, ogni maledetta domenica, non vogliamo fare entrare nei nostri stadi.

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Commenti dal 1 al 2
(2)

MOFUWO@YAHOO.IT giovedì, 31 maggio 2007

Complimenti

Concordo pienamente con l'autore di questo articolo e volevo solo fargli i complimenti sia per l'uso di un lessico forbito,ma conciso allo stesso tempo, sia per aver evidenziato il fatto che la colpa (A MIO PARERE IL 75%) è proprio di chi ha il compito di organizzare questi eventi, poichè in Italia come da rito si è sempre più attenti a risolvere i danni piuttosto che prevenirli.

Caro Autore,

Secondo lei perchè in Inghilterra i famosissimi Hooligan e altre caste di teppisti e delinquenti britannici sembrano tanti bravi boyscout quando sono allo stadio?
A mio parere è semplicemente perchè li' da un po' di anni le pene da scontare e le multe
sono severissime e quindi le leggi vengono rispettate all' unisono.

Io ho vent'anni, vivo a Napoli e quindi di violenza di strada e da stadio ho aimè una grande cultura, e ricordo a malincuore un episodio accaduto 6-7 mesi fa quando alla fine di un match di campionato i "TIFOSI",se tali si possono definire, azzuri hanno continuato a colpire le forze dell' ordine fin dentro il commissariato San Paolo senza preoccuparsi dell'eventualità di venire arrestati.
Anche se da buon napoletano non potrei mai spendere una parola sulle forze dell'ordine che nella mia citta' sono più propense al caffè e alla sigaretta generosamente offerte dal malcapitato gestore di turno; c'è da dire che è proprio il governo che vuole che le cose vadano in questo modo, perchè se non fosse così con tutta le forze dell' ordine che vi sono specialmente nella mia città non ci dovrebbe essere più alcun cammorista e lo stadio San Paolo, che è rinomato per il continuo afflusso di spettatori, sarebbe altrettanto pieno ma di famiglie con i propri bambini.
Le porgo i miei saluti,
Antonio

n° 2
MANCHESTER UNITED mercoledì, 11 aprile 2007

Solo

Solamente un 7 a 1 compliemntoni!!!!!
ridicoli

n° 1
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