Sabato 25 novembre. E' il 43' del secondo tempo quando il Barcellona non si accontenta del 3 a 1 e con Iniesta, dalla trequarti mette una palla dentro l'area per Ronaldinho, il quale stoppa di petto: in questo preciso istante si accorge che la sfera si sta allontanando dallo specchio della porta del Villareal e quindi con una rovesciata funambolica piazza la palla sotto la traversa con una parabola sbalorditiva. Il Nou Camp esplode e tributa la giusta celebrazione al geniale gesto del fuoriclasse brasiliano. Rijkaard in panchina ride come un bambino alle giostre.
Domenica 26 novembre. E' il 29' del secondo tempo. Anche qui siamo sul 3 a 1. La Roma tenta il poker a Marassi. Qui non c'è Iniesta, ma Cassetti che dall'out destro, alza la testa e vede sul vertice opposto Totti. La palla è indirizzata al capitano della Roma dentro l'area, ma spostato decisamente sulla sinistra. Il numero 10 si coordina perfettamente e tira di esterno col piede mancino. La palla va ad insaccarsi all'angolino opposto nell'unico spiraglio di porta dove Berti non può arrivare. Ciuccio in bocca per il "Pupone". Apoteosi per i supporters romanisti giunti fino a Genova. E soprattutto standing-ovation del popolo blucerchiato, che applaude sportivamente all'esemplare gesto tecnico di un campione. Spalletti in panchina ride come un bambino alle giostre.
Sarebbe stato bello se tutto fosse finito qui. Se a parlare fossero state le
immagini, le sequenze filmate viste da varie angolazioni, magari col sottofondo
del pubblico festante. Sarebbe stato bello, ma l'Italia è la patria dei
sondaggi e dei paragoni e quindi da domenica sera si è assistito (e stiamo
assistendo tuttora) allo svisceramento analitico delle due prodezze e alla loro
comparazione. E quindi: "no, il gol di Ronaldinho è più bello"
.. "si, ma quello di Totti è più difficile" .. "poi
in quello di Ronaldinho il portiere sbaglia (?!?)" .. "si ma in quello
di Totti non c'è genialità (?!?), ma solo coordinazione"
e non vado oltre.
Dal "Controcampo" di Italia1 alla "Domenica Sportiva" di
Rai Due, fino a "Le partite non finiscono mai" del lunedì sera
di La7 (senza escludere la moltitudine di tv locali e di siti internet), ci
si è soffermati con dovizia di particolari sul vacuo confronto tra i
due goal, non lasciando scampo allo spettatore. Se ci fosse stato lo stesso
zelo e lo stesso interesse per argomenti più importanti per il calcio
italiano (come il doping), forse l'utente ne avrebbe giovato maggiormente.
Ma possibile che quando siamo in presenza di "perle " di questo calibro
si debba forzatamente metterle a paragone? Analizzarle sino al midollo
per decretarne la supremazia di una sull'altra? Possibile che si debbano evidenziare
fantomatici e presunti difetti dell'una per sostenere e avvalorare la tesi dell'altra?
Ma poi di quale utilità sono tali dissertazioni?
Non vorrei arrivare ad essere blasfemo, sostenendo che siamo di fronte a due
capolavori, due forme d'arte assolute e che quindi il giudizio in questi casi
va sospeso perché fine a sé stesso. Ma al cospetto di gesti tecnici
di assoluto valore, come questi, che mostrano il lato bello del calcio, quello
che ci fa gioire, esultare, emozionare e sognare, perché dobbiamo per
forza incasellare, classificare, scomporre, vivisezionare? Non possiamo lasciare
tutto così com'è? Prendere il bello dei due momenti, goderne e
sperare che il calcio ci riservi solo di questi stupori?
Evidentemente no. Non ne siamo in grado. Ma nel mio piccolo voglio che per
pochi attimi sia possibile rivivere quelle emozioni e quella meraviglia, che
ci fa tornare ad essere come bambini alle giostre. Come Rijkaard e Spalletti.
Eccovi i due prodigi:
>
IL PRODIGIO DI TOTTI : guardalo su YOUTUBE
>
IL PRODIGIO DI RONALDINHO:
guardalo su YOUTUBE
Commenti
(0)
Aggiorna i commenti
Feed RSS dei commenti