"La prima volta che siamo dovuti entrare in un ospedale – ripercorre l'iter il difensore argentino -, al Niguarda di Milano, fu a novembre dell'anno scorso. Un paio di mesi prima - era più o meno il 20 settembre ed eravamo a casa di Cambiasso a vedere calcio argentino - Angelina era caduta battendo la testa. Le venne un bernoccolo, una cosa normalissima per un bambino. Solo che due mesi dopo quel bozzo era ancora lì, sempre lì. 'Niente di grave, purché non cresca', ci dissero. E lo stesso a Natale, dopo una visita medica in Argentina. Io ero tranquillo, un po' meno Maria Belem, mia moglie: l'istinto materno le diceva che qualcosa non andava, anche se i medici erano rassicuranti. Angelina no, era sempre la stessa, una bambina piena di gioia: aveva paura solo quando doveva entrare in ospedale".
"Siamo tornati al Niguarda a fine gennaio, per una Tac: quel bernoccolo nel frattempo era cresciuto un po'. 'Meglio toglierlo', ci hanno detto. Non pareva un intervento urgente, abbiamo deciso di far passare il suo compleanno, il 14 febbraio. Il 3 marzo, era un giovedì, Angelina è stata operata a Buenos Aires. Sono ripartito per l'Italia tranquillo. Mi sono allenato il 7 marzo, anche l'8 mattina: ero venuto via da poco dalla Pinetina, poi è stato un attimo, il tempo di una telefonata. La biopsia non lasciava spazio a dubbi: leucemia linfoblastica acuta con rischio standard. Per fortuna, il rischio più basso dei tre: era lo stesso come una sentenza".
L'angoscia assale il calciatore appena ventitreenne. Si domanda: "Riuscirà a tornare tutto come prima?". Da giovane stella del panorama calcistico mondiale, Burdisso aveva già vinto due coppe Intercontinentali, un'Olimpiade, un Mondiale under 20, ma ora si vede di fronte una montagna immensa da scalare. Certezze che fino a pochi attimi prima erano indissolubili, si sgretolano in un soffio.
Nicolas non ci pensa un attimo. Prende e parte per Buenos Aires per stare accanto alla figlia. Dà mandato a Branca di risolvere il suo contratto, se necessario. Vuole solo ed esclusivamente essere vicino a sua figlia. Ma il presidente Moratti gli dice: "Nicolas, fai quello che vuoi: l'Inter è a tua disposizione". Con la moglie Maria Belem, Burdisso si trasferisce giorno e notte nella clinica dove la piccola Angelina deve affrontare tutto il ciclo della chemioterapia: "Ho imparato i termini medici, ho visto dolori e angosce ben più grandi dei nostri, speranze distrutte in un attimo. Ho sempre pensato positivo, anche perché Angelina reagiva bene: giocava con le sue bambole".
"Adesso Angelina sta bene: è una bambina celestiale, proprio come un angelo, sì. Più passa il tempo e più è difficile che ci sia una ricaduta, ma noi a questo punto possiamo fare solo una cosa: pregare perché tutto vada bene". Poi a settembre il centrale difensivo della nazionale argentina, rientra nella rosa interista. Gioca poco, totalizza 16 presenze, ma quando gioca è puntuale, diligente e sfrutta l'occasione.
Quest'anno Mancini sembra avere maggiore considerazione e riponga maggior fiducia in lui. Tanto che dopo la doppietta in Coppa Italia contro il Messina, Nicolas è stato impiegato anche in campionato contro il Siena. Ha superato anche l'ex-galactico Walter Samuel nelle gerarchie dell'allenatore nerazzurro. E così sabato scorso all'11' del primo tempo ha realizzato di testa la terza rete in 4 giorni. Roba da goleador. Ma Burdisso non dimentica il dolore provato e ai cronisti nel dopo-partita racconta: " solo un anno fa ero in ospedale con mia figlia, disperato e ora sono qui a festeggiare il primato dell'Inter in classifica e le 3 reti realizzate in pochi giorni ... ". Sembra una bella favola, ma è la storia di Nicolas Burdisso.
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