Ci risiamo: è bastata la prima partita ufficiale in Europa di una squadra italiana perchè la Uefa abbia messo sotto accusa la violenza e il razzismo dilagante negli stadi italiani.
L’accusata stavolta, e non è la prima volta, è la tifoseria della Lazio, che in occasione dell’incontro dei preliminari di Champions League contro la Dinamo Bucarest si è esibita nel solito indecoroso spettacolo: cori razzisti indirizzati contro calciatori e tifosi della squadra avversaria, con l’aggravante di scontri fuori dagli spalti e veri e propri agguati nei confronti dei tifosi in arrivo dalla Romania, cinque dei quali accoltellati.
Uno scenario da brivido che purtroppo si ripete con cadenza sempre più frequente dentro e fuori gli stadi d’Italia.
E dire che il pericolo era nell’aria: da giorni giravano sui telefonini dei tifosi laziali “perbene” sms nei quali si invitavano i presenti allo stadio a “fischiare” gli eventuali cori razzisti provenienti dai gruppi della tifoseria più estrema e becera.
Un modo per manifestare il proprio sdegno rispetto al razzismo o solo un modo per evitare una possibile squalifica della propria squadra del cuore?
Non sappiamo. Di certo, se tali messaggi “prevengono” gli incontri di calcio, c’è il fatto che il razzismo e la violenza sono ormai un corollario quasi usuale di una partita.
La conferma che il calcio italiano, e non solo, abbia perso la natura di incontro sportivo per diventare il ricettacolo di tutte le più basse pulsioni che agitano la nostra società.
"Dobbiamo attendere il referto dell'arbitro e i rapporti dei nostri osservatori - ha detto il portavoce dell'Uefa - e poi decideremo se promuovere un'azione disciplinare. In ogni caso vogliamo capire cos'è successo. Se la violenza avvenuta fuori dallo stadio è un problema delle forze dell'ordine e delle autorità competenti italiane, il razzismo è un problema che ci riguarda ed interessa da vicino".
"Ci hanno informato che si sarebbero verificati di razzismo anche prima della partita - ha aggiunto il portavoce - e se sarà il caso, come sapete, ci muoveremo secondo il principio della tolleranza zero".
“Vogliamo capire cos’è successo” afferma l’Uefa. Anche noi vorremmo capire perchè, appena all’inizio di una nuova stagione calcistica, che tutti i veri tifosi vorrebbero ricca di spettacolo, divertimento e goal, si debba tornare, stancamente e tristemente, a parlare di accoltellamenti e ululati razzisti.
E dire che agli occhi di tutti coloro che vanno allo stadio sembra così facile individuare i responsabili di tali atti, parrebbe così semplice trasformare le curve da gabbie in luoghi aperti e accessibili, più facili da controllare e nelle quali l’ambiente aiuti a neutralizzare la bestialità dei bassi istinti violenti e valorizzi l’umanità di chi dovrebbe godere dello sport e non del solo tifo. Che senza sport è destinato a diventare sempre più auto-referenziale ed estremo.
In ogni caso, l’incontro è finito 1 a 1, e l’appuntamento per tutti i veri tifosi è per il 28 agosto a Bucharest.
Sperando che il giorno successivo si possa parlare di calcio.
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Siamo alle solite...
Quello che voi vi affrettate a definire razzismo per poter riempire le pagine di giornali e siti non è altro che il risultato dell'esasperazione che tutti noi,da troppo tempo,siamo costretti a subuire da queste persone che vengono qui e fanno i propri comodi,noi come popolo civile e fifone ci limitiamo a parlare di questo problema nei bar e nn davanti le istituzioni che dovrebbero adoperarsi per proteggere i loro contribuenti.E di conseguenza per sfogarci diciamo 'civilmente' li insultiamo allo stadio.Eppoi chi lo dice che loro non ci hanno insultato?Lo capite il rumeno?Io no.Un appellativo come zingaro o bu a un giocatore di colore non è razzismo ma solo sfottò che usiamo tutti allo stadio nei confronti dell'avversario.Giusto o no non stà a voi deciderlo,allo stadio và gente di ogni estrazione sociale perciò queste piccolezze vanno tollerate,altrimenti chiudete i stadi e tutti a vedere le partite a casa così c'è il silenzio e voi non avreste più di che parlare.In conclusione gli incidenti fuori dallo stadio sono da condannare ,ma anke da capire da dove è partito il tutto.Ricordiamo che i rumeni bevono molto e in moltissimi casi creano problemi,e non sono io a dirlo ma le forze dell'ordine.
Re: Siamo alle solite...
Se tutti i laziali sono fascisti come te, è giusto; fortunatamente, la maggior parte di loro sono persone normali che vanno allo stadio per vedere una partita di calcio tifando la propria squadra e nella vita privata non appartengono ad associazioni più o meno loggistiche neofasciste discriminatorie razziste omofobe guerrafondaie pro-violenza.