Ricardo
Izecson dos Santos Leite, conosciuto da tutti come Kakà,
riceverà sabato 2 dicembre il Pallone d'Oro
a Parigi, come miglior giocatore dell'anno.
La notizia è ancora ufficiosa, tanto che per la stampa
francese è considerato ancora come il favorito, ma in molti
non hanno dubbi sulla sua vittoria.
E proprio in occasione di questo grande riconoscimento, Kakà
ha svelato quali sono i suoi sogni legati al premio e soprattutto
i sogni per il suo futuro.
Sogni normali di un ragazzo di 25 anni che ha trovato fama e gloria
grazie alla sua bravura calcistica: poter vincere, ad esempio, il
mondiale del 2014, che si terrà nella sua terra natale, il Brasile,
a cui è ancora molto legato, che considera come
“il paese più bello del mondo, nonostante la
violenza”.
E
partecipare al Mondiale come capitano della nazionale sarebbe il
massimo: “nel 2014 starò ancora giocando e sarebbe
un'esperienza meravigliosa essere il capitano della nostra nazionale. Ma
so bene che manca ancora tanto tempo, e che per ora rimane un sogno”.
Oppure incontrare Michael Jordan, che per lui “è
stato il miglior giocatore di basket di tutti i tempi”.
Riguardo al pallone d'oro, pare che Kakà abbia chiesto di
festeggiare questa conquista sulla Torre Eiffel, prenotando una visita
privata per ammirare la città dall'alto, magari con la
moglie, che tra cinque mesi lo renderà padre.
Ma la notizia più curiosa è legata alle
sue aspirazioni future, quando smetterà di giocare a calcio.
Nessuna
voglia di fare l'allenatore come molti suoi colleghi o comunque di
restare nel mondo del calcio magari con funzioni dirigenziali, ma
invece l'attaccante del Milan vuole diventare un pastore
evangelico.
Ha infatti espresso questo suo desiderio, confessando che gli
“piacerebbe molto” poterlo realizzare quando
smetterà di fare l'attaccante.
Intervistato dalla rivista GQ, Kakà ha dichiarato: “È
un percorso impegnativo bisogna studiare teologia, fare un corso,
approfondire lo studio della Bibbia”, ma
è un percorso in cui crede molto e che è
intenzionato ad intraprendere.
Ed ha spiegato meglio il suo desiderio, sottolineando che “un
pastore evangelico legge la Bibbia e ne trasmette i precetti. Non
è così facile applicare alla società
di oggi cose scritte migliaia di anni fa. Ma proprio questo
è il compito di un buon pastore: attualizzare
l'insegnamento della Bibbia”.
L'attaccante del Milan è stato educato secondo i precetti
della Bibbia ed ha idee molto chiare su questo argomento, ma allo
stesso tempo vuole mettersi a studiare proprio per poter trasmettere la
fede nel migliore dei modi.
Kakà
ritiene inoltre che “Dio sceglie i leader, come dice la
Bibbia, ma poi lascia loro il libero arbitrio. Il
punto sta tutto lì: non è stato Dio a volere la
guerra, a distruggere il mondo con il disprezzo della natura. Sono i
governanti che abusano del loro libero arbitrio”.
Insomma una scelta di vita che spesso non ci si aspetta da un
calciatore.
Per il momento comunque Kakà si dedica alla sua professione,
cercando di impegnarsi il più possibile: “sono
consapevole di essere tra i migliori ma non ho raggiunto il massimo. Posso
ancora crescere. Ho 25 anni e quindi ancora margini di
miglioramento”.
Di sicuro ha già vinto tanto, ma continuerà a
farlo anche nei prossimi anni, prima di iniziare a
“diffondere il verbo”.
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