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Quando il porno era Arte

Il ricordo dell'età d'oro del porno, quando l'industria dei film per soli adulti competeva con le grandi produzioni cinematografiche

Un’intera generazione di giovanissimi ha scoperto, grazie al film Boogie Nights del 1997, un’epoca nella quale il più bistrattato dei generi cinematografici, quello pornografico, competeva in idee e qualità tecnico-stilistiche con le più riconosciute produzioni filmiche.
Parliamo di un’epoca che va dalla fine degli anni’60 agli inizi degli anni ’80, quando la rivoluzione sessuale riuscì a trasformare la “bassezza” pornografica in Arte.
Anni nei quali l’industria del cinema per soli adulti riuscì a raccontare le trasformazioni della società e ad attrarre a sé, senza moralismi di sorta, le brillanti menti di giovani cineasti che, intervallando complesse sceneggiature con i “più scontati” amplessi, si confrontarono con la sessualità e i suoi tabù, con i desideri che si liberavano dopo decenni dal congelamento del perbenismo borghese.

Prima di addentrarci alla scoperta degli originali, il passaggio attraverso Boogie Nights è fondamentale.
In questo film è infatti raccontata la parabola di un mondo fatto di piccoli impresari e grandi registi e sceneggiatori, di stelline porno che vivevano la liberazione sessuale della loro generazione assumendo sui propri corpi il compito di interpretare il desiderio di libertà assoluta.


Un mondo che nasce con la Summer of Love del ’65, quando l’amore libero si impose come metodo di emancipazione sessuale e come condotta di vita in grado di riportare la fisicità allo stesso livello di una spiritualità che era ormai puro formalismo bigotto e castrante.
Quando l’avvento della pillola anticoncezionale liberò il sesso dalla sua funzione riproduttiva e permise un’idea del rapporto sessuale come pura ricerca del piacere.
I reggiseni bruciavano nelle piazze e a Woodstock si ballava nudi tra fumi allucinogeni e meditazioni zen. E la cinepresa divenne l’occhio attraverso il quale registrare ogni istante di una vita nuova, che sperimentava se stessa giorno dopo giorno, alla ricerca di un estremo di “pubblicità” che mirava solo a riflettere le tormentate ricerche di una generazione che aveva abbattuto ogni legame con le certezze precotte della società degli adulti.


Un mondo che finisce agli inizi degli anni ’80 per due eventi destinati a cambiare per sempre la nostra sessualità e il cinema: il primo fu l’Aids, che seminò il terrore in una sfera dei rapporti umani che per quasi due decenni aveva vissuto di una totale spensieratezza. Il secondo fu l’avvento del video, quel sistema di registrazione beta che abbassò notevolmente i costi di produzione di un film, permettendo un diffondersi di video di bassa qualità nei quali non era più importante ricercare soluzioni artistiche e tecniche. Che riportò la pornografia (e il sesso) a un rapporto animalesco di pura soddisfazione di istinti, e non più nella sperimentazione raffinata del piacere.


Però, nonostante gli anni d’oro del cinema porno siano durati poco più di due decenni, i film prodotti in quegli anni hanno cambiato per sempre il modo di guardare al sesso e alla pornografia. E non è un caso che, al fianco delle più moderne produzioni, che con il digitale sono ancora meno costose e nella stragrande maggioranza dei casi ancora meno raffinate, i film di allora siano tra i più “scaricati” in ogni programma di peer to peer, da WinMx a Emule.
Basta una semplice ricerca “Classic XXX” per trovarsi di fronte la storia del cinema per adulti.



Il più celebrato di tutti i classic porn è ovviamente “Deep Throat”, quel “Gola Profonda” che, nel 1972, venne addirittura proiettato in numerosi cinema “normali” d’America, facendo uscire dal ghetto dell’underground la pornografia, e che ancora oggi, a distanza di 35 anni, resta un’attualissima “porcellonata” in grado di divertire attraverso le avventure sessuali di una donna affetta da un bizzarro disturbo: quello di avere il clitoride situato in fondo alla gola, con la conseguente incapacità di avere un orgasmo se non attraverso il sesso orale.
Una porcellanata che però, si badi bene, si arricchisce di una regia e di un montaggio curatissimo, in grado di citazioni da “scuola di cinema” e di innovazioni che segneranno il futuro delle arti visive tout court.


Mentre negli Usa si giravano veri e propri capolavori, da Coffee, Tea or Me (il cui titolo è la parodia di un saggio psico-sociologico sulla figura dell’assistente di volo), a Debbie Does Dallas (che raccontava in maniera simpatica e scanzonata le avventure delle più avvenenti tra le cheerleader americane, quelle dei Dallas Cowboy), fino al filone Taboo e Aunt Peg, nel quale il tabù dell’incesto riusciva a essere raccontato con una leggerezza e un’ironia in grado di approfondire aspetti psicologici e affettivi come nessun testo scientifico-filosofico era mai riuscito a fare, l’Europa non stava di certo a guardare.
I caposcuola della pornografia europea furono i paesi del Nord, soprattutto quei danesi che, con le produzioni Color Climax, rielaborarono tutti i temi portanti dell’immaginario erotico del continente: dall’amore interrazziale fino allo stravolgimento dei ruoli sociali, grazie a storie nelle quali giovani e smaliziate studentesse erano le divertite e furbissime lolite in grado di prendersi gioco dell’autorità di padri severi e professori ormai privi, oltre che dei vestiti, di una dignità che restava, letteralmente, in mutande.



Gli inizi degli anni ’80 videro l’apice di questo periodo d’oro, e, come spesso accade, il riflusso iniziò con un prendersi troppo sul serio, abbandonando la spontaneità e la freschezza per una ricerca del lato artistico a tutti i costi: emblematico è il film “Garage Girls”, un autentico capolavoro, forse l’ultimo del genere, prodotto nel 1982, nel quale però appare evidente come il sesso sia un “sovrappiù” che distrae, e annoia, rispetto a una pellicola ricchissima di avvenimenti e di citazioni da film colto.


L’Aids e l’abbandono della pellicola di celluloide fecero il resto.
Ma il ricordo di un’epoca nel quale il sesso e la sua rappresentazione erano coscienza di sé e gioia di vivere rimane.
Nella speranza che il mondo sia in grado di generare presto una nuova età dell’oro, che ci liberi nuovamente dalle oppressioni e dalle brutture che circondano il nostro modo di vivere il sesso.

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Commenti dal 1 al 3
(3)

Rocco Siffredi venerdì, 4 settembre 2009

.....

Testo...

n° 3
procy venerdì, 13 aprile 2007

..mah

io nn credo le la pornografia sia arte. nn lo è mai stata. è solo un mezzo utilizzato oggi,x eccitarsi e sfogarsi i propri istinti depressi,nn sapendo ke questo,cominciato come skerzo,può diventare una vera e propria malattia: LA PORNODIPENDENZA,di cui molti uomini e donne,soffrono,e soffrono xkè sono attivi e passivi rispetto all'argomento

n° 2
Perplesso martedì, 27 marzo 2007

uhm

perchè, scusate, il sesso oggi è tabù? *__*

n° 1
nudaveritas mercoledì, 28 marzo 2007

Re: uhm

> perchè, scusate, il sesso oggi è tabù? *__*

beh io penso che (benchè ne siamo totalmente circondati) il sesso sia tornato a essere un tabù e che non basti parlarne tanto per dirci liberi da paure e ansie!
in quell'epoca si sperimentavano nuove vie per arrivare a conoscere anche gli aspetti meno "accettati socialmente"... che oggi si vogliono relegare nell'ambito del "deviante" e della "perversione"

moltissimo è cambiato oggi... ma il modo in cui si voleva restituire alla piena "normalità" la totalità della vita sessuale secondo me un pò si è perso!

enigma mercoledì, 28 marzo 2007

nn sono d accordo

IO penso che cmq sia si parla sempre di porno e per me ne nell'80 ne ora è un arte,
al contrario penso che il sesso vissuto in un modo pulito e puro si può chiamare arte..
se oggi i nostri coetanei hanno problemi nel campo sessuale è prorpio per i porno che fanno vedere cose inaudite,per nn parlare poi dei genitori che si scandalizzano a parlare cn i prorpi figli di sesso..e a rimetterci sono i figli in generale ma soprattutto le ragazze che si buttano in storie senza sapere a coa vanno in contro..

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