Della serie non si finisce mai di imparare, oggi si parla della masturbazione.
Attenzione però. Non si tratta di istruzioni per l’uso, ma di una vera e propria storia.
La storia della masturbazione: niente di inventato, nessuna favola, si tratta proprio della Storia, quella che si studia a scuola sui libri e che si fonde a doppio filo con la nostra protagonista, la masturbazione appunto.
Karl Kraus affermava che "un partner a volte è un eccellente surrogato della masturbazione, certo occorre un sacco di fantasia"; il signor Sigmund Freud lo chiamava il "vizio solitario", Truman Capote citava spesso "La Signora Pugno e le sue cinque figlie", mentre il santissimo Tommaso D'aquino indicava come mollitiem tutto ciò che si allontanava dal naturalis modus: la masturbazione è una costante nella storia.
Lei, come concetto, è vecchia di millenni. La sua prima apparizione risale alla Bibbia, precisamente Genesi 38.
Si parla di Onan, secondo figlio di Giuda, (a sua volta quarto figlio di Giacobbe), un giovane che sposò la vedova di suo fratello Er.
Secondo la legge di allora i figli che sarebbero venuti da questa unione non sarebbero stati considerati suoi, ma del fratello defunto.
Così Onan si rifiutò di procreare, applicando un metodo anticoncezionale ai suoi rapporti, il coito interrotto.
"Disperdeva per terra il proprio seme". Per questo fu punito da Dio con la morte.
Che cosa c'entri il coito interrotto con la masturbazione probabilmente non ci è dato saperlo, ma rimane il fatto che da questo episodio in poi si cominciò nella storia, della religione, della filosofia, della cultura, a parlare di masturbazione, cioè dello spargere appunto il proprio seme per terra, del ricercare il piacere sessuale senza procreazione, come peccato.
Masturbazione uguale vergogna e sensi di colpa. Masturbazione uguale delitto da confessare.
A questo proposito nel ‘400 troviamo un testo intitolato "Sulla confessione della masturbazione", attribuito a Jean de Gerson, cancelliere dell'Università di Parigi.
Tale testo voleva insegnare ai preti come sollecitare le confessioni di questo peccato ( e qui cominciamo a sfiorare l’assurdo).
Con quali fini fu scritto tale opuscolo, immaginiamocelo ognuno per conto proprio (tanto sempre di solitari si sta parlando).
Ma la masturbazione “moderna” ha una data di nascita assai precisa e più recente: nel 1712 infatti usciva un opuscolo a Londra dal titolo “Onania; ovvero il Crimine odioso dell'autopolluzione e di tutte le sue spaventose conseguenze in entrambi i sessi presi in considerazione, con Consigli spirituali e fisici per quelli che già si sono compromessi con questa abominevole pratica. E con Moniti opportuni alla gioventù della nazione di entrambi i Sessi...”, di autore anonimo.
La masturbazione da peccato inizia ad essere una malattia: ecco il concetto moderno, una pratica che fa diventare stanchi, storpi, pazzi o ciechi i loro praticanti. Un atto orribile con conseguenze orribili.
Quando poi nel 1760 Samuel Auguste David Tissot, uno dei più influenti medici francesi, scrisse "L ’onanisme”, la masturbazione divenne per l’intera categoria medica causa di tubercolosi spinale, epilessia, foruncoli, pazzia, deperimento generale e morte prematura.
Così il mostro della masturbazione divenne tale grazie proprio all’illuminismo, quella corrente di pensiero in cui avrebbe dovuto trionfare la ragione sulla superstizione.
Questa la tesi sostenuta da Thomas W. Laqueur, nel suo “Sesso solitario, storia culturale della masturbazione”.
In questo libro i protagonisti di una storia in due tempi, dall'antichità a Onania e dal Settecento a oggi, sono filosofi, letterati, pittori, da Aristotele a Freud, da Agostino a Jean-Jacques Rousseau, da Greuze a Vito Acconci, e sono presentati nella veste insolita di interpreti del peccato di Onan.
In questo libro si parla proprio della storia della masturbazione, si svelano segreti a lungo taciuti.
In questo libro, per celebrare la parità dei sessi, si parla anche della storia della masturbazione al femminile.
Già nel Rinascimento un contemporaneo di Shakespeare, Thomas Nashe, scrisse una poesia su un giovane che andò a trovare la sua ragazza alloggiata - per ragioni esclusivamente pratiche, gli garantì - in un bordello.
L'uomo era talmente eccitato dalla sua vista che gli accadde la disgrazia di eiaculare prematuramente, ma la gentile signora riuscì a ridestarne la virilità.
Non tanto però da darle soddisfazione: con grande dispiacere del giovane, la signora riuscì ad avere il suo "sfogo" solo servendosi di un pene artificiale che, affermò, era ben più affidabile di qualsiasi uomo.
Si continua con immagini pornografiche di donne che si masturbano, nei teatri e nei romanzi, come nel capitolo "Nausicaa" di Ulisse, James Joyce.
Fino ai giorni nostri, dove la masturbazione cerca faticosamente un riscatto o diventa addirittura emblema della più fine provocazione sessuale.
Quel che sappiamo di sicuro è che la masturbazione non è e non provoca malattie.
Laqueur alla fine del suo Solitary Sex elenca le sfide moderne contro la repressioni della masturbazione: dalla difesa della masturbazione femminile, nel best-seller femminista Noi e il nostro corpo del 1971, alla formazione di gruppi come SF Jacks - "un'associazione di uomini che amano masturbarsi in compagnia di uomini con gli stessi gusti".
Quel che sfugge comunque, alla fine di questa storia, è la risposta a questa domanda: perché la masturbazione fa così paura? Perché se ne parla così tanto, quando per definizione dovrebbe essere un atto praticato in solitudine e non uscire dalle pareti del proprio rifugio?
Sarò banale, ma io vedo la masturbazione soltanto come uno sfogo, talvolta un momento di estremo piacere dei sensi ma anche della mente, o un modo necessario per calmare istinti naturalissimi.
Io la trovo una pratica estremamente allegra e autovalorizzante: dimostra che anche quando siamo soli possiamo procurarci piacere.
Certo il sesso a due spesso (ma non sempre) è un’altra cosa, ma la masturbazione dimostra che non dobbiamo e non possiamo dipendere da nessuno in nessun caso.
E’ una proclamazione di forza individuale, non è l’orgoglio ferito della solitudine vissuta male.
La masturbazione inoltre è coscienza del proprio corpo, che può essere abilmente sfruttata anche nel rapporto a due.
Dove stanno peccato, vergogna, colpa e soprattutto malattia (ovviamente mentale) in tutto questo?
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Malattia.
Credo che l'unica malattia che possa causare sia la nevrosi da sensi di colpa e tutte le sue conseguenze...
ovviamente... affinchè divenga malattia, c' è bisogno di una presenza che condanni l'atto.
Quindi, nn credo che da sola possa causare qualcosa di peggio di una lieve ipopotassemia o perditadi liquidi..(situazioni pienamente reversibili in soggetti sani, e presenti in maniera considerevole solo in episodi continuativi)
evviva!!!
dai ma come fa a essere una malattia?? c'è se lo chiedete (sopratutto gli uomini) da sempre si sparano du o tre segoni la settimana (minimo). é normale,anzi è il segno che qualcosa è cambiato. io lo trovo molto importante che un ragazzo tra i 14 e i 16 anni si masturbi (dai 16 in poi si spera non gli servi più)
comunque io dico:
Viva le seghe!!!!!!
basta che nn diventi un habituè
nn considero malattia la mast. ma soltanto un iniziare cn se stessi a tenera età basta che dp nn diventi un'habitue e che si facci anche com'è giusto l'amore.. nn lasciamo che lo star bnee cn la mast nn ci faccia divertire in altro modo..