In principio erano le bambole gonfiabili.
Anzi, molto, molto prima, erano le statue: Pigmalione si innamorò infatti della statua di Afrodite.
Quando inventarono le fotografie, i giornali, il cinema e poi la televisione ci si innamorava dei modelli, degli attori, anzi dei personaggi che gli attori interpretavano. Poi fu addirittura la volta dei cartoni animati: chi da piccolo non si è invaghito/a dello Shiro di turno o di Georgie?
In tempi recenti si è passati alla celebrazione dell’attrazione verso il virtuale: ci si invaghisce in chat, sui blog, in second life, di qualcuno che non si vede e non si sente, quindi anche di potenziali bot. Anche se l’amore per il virtuale è cosa vecchia: quanti amori epistolari nella storia, tra individui lontani e irraggiungibili fra loro. Lo stesso Narciso, invaghito del suo riflesso, in fondo era innamorato di un’entità virtuale.
Ebbene, pare che nel prossimo futuro si andrà addirittura molto oltre.
David Levy, apprezzato ricercatore in intelligenza artificiale dell'Università di Maastricht in Olanda, sostiene che entro il 2050 non solo esisterà il sesso, ma addirittura il matrimonio con i robot, ovviamente di ultima generazione, ancora diversi da quelli a cui siamo “abituati” ora.
Secondo Levy tali matrimoni saranno possibili per quella data soltanto nel Massachusetts, che in tema di liberalità e di tecnologie avanzate (data la presenza del MIT) supera di gran lunga il resto del mondo.
Levy supporta questa sua affermazione da una parte adducendo motivi di ordine tecnologico stretto, basti pensare allo sviluppo della robotica, lenta e macchinosa all’inizio e via via sempre più vicina a un ideale di entità viva al nostro fianco (vedi per esempio i giocattoli, come tamagotchi vari e, per dirne uno, Aibo di Sony). Nel giro di qualche anno i robot diventeranno così simili all’uomo sia nell’aspetto che nella personalità da essere scelti come compagni di vita.
In seconda battuta, Levy porta a sostegno della sua tesi motivi di ordine psicologico: pare che esistano una dozzina di ragioni per cui una persona si innamora e queste sono applicabili alle relazioni uomo-macchina. Esempio: ci si innamora per affinità di interessi e di personalità; nel robot queste sono caratteristiche programmabili. Ci si innamora perché si vede nell’altro interesse nei nostri confronti: anche questo nel robot è programmabile. Anzi, il robot è meglio: si può programmare tutto in modo che risponda perfettamente alle esigenze di ognuno.
Inoltre il robot potrà essere vecchio o giovane, alto o basso, bello o brutto, uomo, donna, gay, trans e chi più ne ha più ne metta.
Levy prospetta un futuro roseo: i vantaggi andranno dal calo delle attività pedofile alla possibilità di offrire del sesso ai criminali in carcere e alla riduzione della prostituzione.
La questione però ha dell’inquietante: impossibile non pensare a future, catastrofiche conseguenze in stile Matrix.
Ma, senza andare lontano, ciò che più spaventa è la graduale perdita di coscienza della realtà che tutto questo potrebbe significare.
Che soddisfazione potrebbe esserci a farsi amare e ad “amare” una macchina programmabile? Che sentimento sarebbe?
Non credo che un robot possa trasmettere qualcosa di vero. Il problema è tutto lì, il confine tra vero e falso, ammesso che come concetti in futuro non perdano di importanza.
La magia del cercarsi, dell’emozione di essersi forse trovati, la bellezza impagabile di sensazioni misteriose, di un fato incomprensibile ma meraviglioso che capita proprio a noi.. La sensazione di essere belli per quello che siamo, unici perché qualcuno ci trova splendidi senza forzature… Tutto questo con un robot, per quanto umanizzato, non esisterebbe più.
La magia si ridurrebbe a una programmazione informatica di desideri e caratteristiche. Sarebbe come farsi amare, alla fine, solo da se stessi, farsi amare dal riflesso di ciò che desideriamo. E quindi amare solo se stessi e nessun altro.
Certo, tutti, proprio tutti, anche quelli che nella realtà non riescono a trovare nessuno, con i robot programmabili potrebbero avere l’anima gemella, basterebbe comprarla.
Inoltre meno rischi di soffrire, a meno che il robot non si rompa o gli impazziscano i microchip. Ma anche impossibilità di avere figli dal partner amato, se questi è un robot.
La tecnologia è qualcosa di fantastico, ma non va confusa con altro.
Usiamola pure, anche per il sesso, ma solo per quello.
In fondo una bambola gonfiabile, che si muova o no, non fa del male a nessuno.
Basta che rimanga una bambola.
Commenti dal 1 al 3
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mah
beh è chiaro è tutta una puttanata pazzesca!! nel 2050 siamo tali e quali come siamo adesso!! Diciamo a sto robotico di viaggiare poco di fantasia e di trovarsi una moglie invece di costruirsene una!!
più che patico!
Ragazzi, se si vuole trombare ci sono sempre ecomiche troie a disposizione, ma almeno si tromba bene!
PS Non che io vada a troie, ma piuttosto che trombare con una macchinetta, meglio una troia figa e certametne più economica!
bleh..
ma che schifo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!