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Scientific Match: il partner lo trovi col dna

Tramite l'analisi del DNA un'agenzia USA riesce a far trovare il lui o la lei ideale: è veramente il metodo migliore per trovare l'anima gemella?

Dimenticatevi i “Blind Date” e il fascino del mistero del primo incontro. Indovinate come potete trovare l’anima gemella? Ma ovviamente on line. Il servizio di ricerca “Scientific Match” (il cui logo è un cuore stilizzato con in mezzo la doppia elica) ha messo a punto un servizio di ricerca del partner ideale sulla base del proprio DNA. E dove poteva nascere l’idea se non negli Stati Uniti?
amore dnaNel dicembre scorso l’ingegnere Eric Holze ha “brevettato” il sistema e ha  tenuto a battesimo la prima agenzia di “dating biologico on line” in quel di Boston.
A determinare chi sarà l’anima gemella degli iscritti è un approfondita analisi del DNA. E, più in particolare, di un gene (MHC) del nostro sistema immunitario.
Come ottenerlo? Tramite un campione di saliva che l’iscritto deve consegnare insieme alla quota di 995 dollari di iscrizione vitalizia e in sconto promozionale fino a San Valentino 2009.

Da qui viene creato uno speciale algoritmo che mette a confronto il DNA pervenuto nel batuffolo d’ovatta impregnato di saliva con gli altri in archivio e sceglie le coppie che hanno più possibilità di durare sulla base della compatibilità chimica e dell'armonia olfattiva.
“Alla lettera, quando diciamo che due persone hanno una ‘chimica’, intendiamo dire che i loro sistemi immunitari sono perfettamente accoppiati”. Non si tratta, comunque, dell’ennesima boiata para-scientifica per ingannare gli utenti e spillargli qualche dollaro.
Gli ideatori hanno preso spunto dall’abbondante letteratura accademica sul tema: diversi esperimenti hanno dimostrato che, quando scatta una buona “chimica immunitaria”, c’è maggiore attrazione tra i partner.
Da qui si potranno ottenere un bel po’ di cose (almeno sulla carta). Sesso più soddisfacente. Un maggior numero di orgasmi (soprattutto per le donne). Una relazione con meno tradimenti. Aumento della fertilità. Figli in ottima salute.

innamorati"La premessa scientifica è valida: più siamo diversi, meglio è anche dal punto biologico" spiega il professor Giuseppe Novelli, genetista dell'università di Tor Vergata a Roma. "Bisogna però considerare se una cosa del genere è davvero utile o non è piuttosto un modo nuovo per fare soldi. Siamo animali, certo, ma quei 20mila anni di evoluzione culturale hanno modificato di molto i nostri comportamenti: se i geni sono importanti, ambiente e cultura influiscono in modo altrettanto forte anche nella scelte amorose".
Il target del sito sono più che altro le coppie etero, ma gli omosessuali non sono lasciati fuori. Chi invece non può partecipare sono le donne che fanno uso della pillola, perché il contraccettivo orale inganna il corpo imitando i sintomi di una gravidanza, e induce a preferire persone con Dna simile, come i propri familiari, che si preferisce avere accanto in quella fase.

Assieme a Scientific Match, stanno nascendo come funghi società in grado di offrire questi servizi e si stanno già specializzando. Ci sono quel­le come la californiana «23an­d ME » che si prefigge di selezio­nare una vera e propria comuni­tà di persone mappate, fornendo poi loro la possibilità di mettersi in contatto l’una con l’altra su un ap­posito blog. Ci sono quelle come la «Knome» (contrazione di «know me», conosco me stesso) che vendono servizi per mappare l’intero codice genetico di una persona.
Certo “la chimica” non è tutto, e lo stesso Holze, lo ammette. Ci sono tutta una serie di variabili e di fattori imponderabili che sfuggono a qualsiasi test: "in queste scelte, non bisogna poi mai sottovalutare il fattore caso" conclude Novelli.

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Commenti dal 36 al 40
(40)

Il saggio giovedì, 14 agosto 2008

Interessante ... Realmente interessante

Questa è un'ottima scoperta.
Permette di eseguire una prima selezione su tutte le possibili partners.
Se uno vuole il partner perfetto in questo modo lo trova.
La casualità è un rimedio pure valido ma non da gli stessi risultati in termini di match.
Io reputo interessante il tutto anche per vedere la prole futura se ha ottime possibilità di essere sana e magari dotata di un IQ molto alto.
La genetica è la strada da percorrere per arrivare all'agognata evoluzione artificiale.

n° 40
AMBIENTE venerdì, 6 giugno 2008

Ambiente

Sì al nucleare innovativo con piccole centrali senza uranio
Ma non esiste un nucleare sicuro o a bassa produzione di scorie
Rubbia: "Né petrolio né carbone
soltanto il sole può darci energia"
di GIOVANNI VALENTINI


Carlo Rubbia in un disegno di Riccardo Mannelli
GINEVRA - Petrolio alle stelle? Voglia di nucleare? Ritorno al carbone? Fonti rinnovabili? Andiamo a lezione di Energia da un docente d'eccezione come Carlo Rubbia, premio Nobel per la Fisica: a Ginevra, dove ha sede il Cern, l'Organizzazione europea per la ricerca nucleare. Qui, a cavallo della frontiera franco-svizzera, nel più grande laboratorio del mondo, il professore s'è ritirato a studiare e lavorare, dopo l'indegna estromissione dalla presidenza dell'Enea, il nostro ente nazionale per l'energia avviluppato dalle pastoie della burocrazia e della politica romana.

Da qualche mese, Rubbia è stato nominato presidente di una task-force per la promozione e la diffusione delle nuove fonti rinnovabili, "con particolare riferimento - come si legge nel decreto del ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio - al solare termodinamico a concentrazione". Un progetto affascinante, a cui il premio Nobel si è dedicato intensamente in questi ultimi anni, che si richiama agli specchi ustori di Archimede per catturare l'energia infinita del sole, come lo specchio concavo usato tuttora per accendere la fiaccola olimpica. E proprio mentre parliamo, arriva da Roma la notizia che il governo uscente, su iniziativa dello stesso ministro dell'Ambiente e d'intesa con quello dello Sviluppo Economico, Pierluigi Bersani, ha approvato in extremis un piano nazionale per avviare anche in Italia questa rivoluzione energetica.

Prima di rispondere alle domande dell'intervistatore, da buon maestro Rubbia inizia la sua lezione con un prologo introduttivo. E mette subito le carte in tavola, con tanto di dati, grafici e tabelle.

Il primo documento che il professore squaderna preoccupato sul tavolo è un rapporto dell'Energy Watch Group, istituito da un gruppo di parlamentari tedeschi con la partecipazione di scienziati ed economisti, come osservatori indipendenti. Contiene un confronto impietoso con le previsioni elaborate finora dagli esperti della IEA, l'Agenzia internazionale per l'energia. Un "outlook", come si dice in gergo, sull'andamento del prezzo del petrolio e sulla produzione di energia a livello mondiale. Balzano agli occhi i clamorosi scostamenti tra ciò che era stato previsto e la realtà.

Dalla fine degli anni Novanta a oggi, la forbice tra l'outlook della IEA e l'effettiva dinamica del prezzo del petrolio è andata sempre più allargandosi, nonostante tutte le correzioni apportate dall'Agenzia nel corso del tempo. In pratica, dal 2000 in poi, l'oro nero s'è impennato fino a sfondare la quota di cento dollari al barile, mentre sulla carta le previsioni al 2030 continuavano imperterrite a salire progressivamente di circa dieci dollari di anno in anno. "Il messaggio dell'Agenzia - si legge a pagina 71 del rapporto tedesco - lancia un falso segnale agli uomini politici, all'industria e ai consumatori, senza dimenticare i mass media".

Analogo discorso per la produzione mondiale di petrolio. Mentre la IEA prevede che questa possa continuare a crescere da qui al 2025, lo scenario dell'Energy Watch Group annuncia invece un calo in tutte le aree del pianeta: in totale, 40 milioni di barili contro i 120 pronosticati dall'Agenzia. E anche qui, "i risultati per lo scenario peggiore - scrivono i tedeschi - sono molto vicini ai risultati dell'EWG: al momento, guardando allo sviluppo attuale, sembra che questi siano i più realistici". C'è stata, insomma, una ingannevole sottovalutazione dell'andamento del prezzo e c'è una sopravvalutazione altrettanto insidiosa della capacità produttiva.

Passiamo all'uranio, il combustibile per l'energia nucleare. In un altro studio specifico elaborato dall'Energy Watch Group, si documenta che fino all'epoca della "guerra fredda" la domanda e la produzione sono salite in parallelo, per effetto delle riserve accumulate a scopi militari. Dal '90 in poi, invece, la domanda ha continuato a crescere mentre ora la produzione tende a calare per mancanza di materia prima. Anche in questo caso, come dimostra un grafico riassuntivo, le previsioni della IEA sulla produzione di energia nucleare si sono fortemente discostate dalla realtà.

Che cosa significa tutto questo, professor Rubbia? Qual è, dunque, la sua visione sul futuro dell'energia?
"Significa che non solo il petrolio e gli altri combustibili fossili sono in via di esaurimento, ma anche l'uranio è destinato a scarseggiare entro 35-40 anni, come del resto anche l'oro, il platino o il rame. Non possiamo continuare perciò a elaborare piani energetici sulla base di previsioni sbagliate che rischiano di portarci fuori strada. Dobbiamo sviluppare la più importante fonte energetica che la natura mette da sempre a nostra disposizione, senza limiti, a costo zero: e cioè il sole che ogni giorno illumina e riscalda la terra".

Eppure, dagli Stati Uniti all'Europa e ancora più nei Paesi emergenti, c'è una gran voglia di nucleare. Anzi, una corsa al nucleare. Secondo lei, sbagliano tutti?
"Sa quando è stato costruito l'ultimo reattore in America? Nel 1979, trent'anni fa! E sa quanto conta il nucleare nella produzione energetica francese? Circa il 20 per cento. Ma i costi altissimi dei loro 59 reattori sono stati sostenuti di fatto dal governo, dallo Stato, per mantenere l'arsenale atomico. Ricordiamoci che per costruire una centrale nucleare occorrono 8-10 anni di lavoro che la tecnologia proposta si basa su un combustibile, l'uranio appunto, di durata limitata. Poi resta, in tutto il mondo, il problema delle scorie".

Ma non si parla ormai di "nucleare sicuro"? Quale è la sua opinione in proposito?
"Non esiste un nucleare sicuro. O a bassa produzione di scorie. Esiste un calcolo delle probabilità, per cui ogni cento anni un incidente nucleare è possibile: e questo evidentemente aumenta con il numero delle centrali. Si può parlare, semmai, di un nucleare innovativo".

In che cosa consiste?
"Nella possibilità di usare il torio, un elemento largamente disponibile in natura, per alimentare un amplificatore nucleare. Si tratta di un acceleratore, un reattore non critico, che non provoca cioè reazioni a catena. Non produce plutonio. E dal torio, le assicuro, non si tira fuori una bomba. In questo modo, si taglia definitivamente il cordone fra il nucleare militare e quello civile".

Lei sarebbe in grado di progettare un impianto di questo tipo?
"E' già stato fatto e la tecnologia sperimentata con successo su piccola scala. Un prototipo da 500 milioni di euro servirebbe per bruciare le scorie nucleari ad alta attività del nostro Paese, producendo allo stesso tempo una discreta quantità di energia".

Ora c'è anche il cosiddetto "carbone pulito". La Gran Bretagna di Gordon Brown ha riaperto le sue miniere e negli Usa anche Hillary Clinton s'è detta favorevole...
"Questo mi ricorda la storia della botte piena e della moglie ubriaca. Il carbone è la fonte energetica più inquinante, più pericolosa per la salute dell'umanità. Ma non si risolve il problema nascondendo l'anidride carbonica sotto terra. In realtà nessuno dice quanto tempo debba restare, eppure la CO2 dura in media fino a 30 mila anni, contro i 22 mila del plutonio. No, il ritorno al carbone sarebbe drammatico, disastroso".

E allora, professor Rubbia, escluso il petrolio, escluso l'uranio ed escluso il carbone, quale può essere a suo avviso l'alternativa?
"Guardi questa foto: è un impianto per la produzione di energia solare, costruito nel deserto del Nevada su progetto spagnolo. Costa 200 milioni di dollari, produce 64 megawatt e per realizzarlo occorrono solo 18 mesi. Con 20 impianti di questo genere, si produce un terzo dell'elettricità di una centrale nucleare da un gigawatt. E i costi, oggi ancora elevati, si potranno ridurre considerevolmente quando verranno costruiti in gran quantità".

Ma noi, in Italia e in Europa, non abbiamo i deserti...
"E che vuol dire? Noi possiamo sviluppare la tecnologia e costruire impianti di questo genere nelle nostre regioni meridionali o magari in Africa, per trasportare poi l'energia nel nostro Paese. Anche gli antichi romani dicevano che l'uva arrivava da Cartagine. Basti pensare che un ipotetico quadrato di specchi, lungo 200 chilometri per ogni lato, potrebbe produrre tutta l'energia necessaria all'intero pianeta. E un'area di queste dimensioni equivale appena allo 0,1 per cento delle zone desertiche del cosiddetto sun-belt. Per rifornire di elettricità un terzo dell'Italia, un'area equivalente a 15 centrali nucleari da un gigawatt, basterebbe un anello solare grande come il raccordo di Roma".

Il sole, però, non c'è sempre e invece l'energia occorre di giorno e di notte, d'estate e d'inverno.
"D'accordo. E infatti, i nuovi impianti solari termodinamici a concentrazione catturano l'energia e la trattengono in speciali contenitori fino a quando serve. Poi, attraverso uno scambiatore di calore, si produce il vapore che muove le turbine. Né più né meno come una diga che, negli impianti idroelettrici, ferma l'acqua e al momento opportuno la rilascia per alimentare la corrente".

Se è così semplice, perché allora non si fa?
"Il sole non è soggetto ai monopoli. E non paga la bolletta. Mi creda questa è una grande opportunità per il nostro Paese: se non lo faremo noi, molto presto lo faranno gli americani, com'è accaduto del resto per il computer vent'anni fa".


(30 marzo 2008)

n° 39
MoMo88 giovedì, 5 giugno 2008

Da ridere!

....
Quest'articolo mi lascia a dir poco senza parole...
Ma come si fa!? Dove sono finiti i bei vecchi metodi del conoscercisi e scoprircisi per quelli che siamo, senza forzar le cose, se due persone sono adatte l'una all'altra, lo possono sapere solo quelle due persone dopo essersi conosciute!!!

DNA?! Ma non fatemi ridere!!! Questa e' una di quelle soluzioni che scieglierebbero solo i codardi che non hanno alcuna voglia di mettersi in gioco in amore!! Che tipo di relazione potrebbe mai scaturire da una selezione del genere?! Beh... forse il risultato sarebbe quello di accoppiare creduloni con altrettanto creduloni (dalle tasche piene di bigliettoni!)!!!!

n° 38
professore venerdì, 6 giugno 2008

Re: Da ridere!

conoscercisi?

venerdì, 6 giugno 2008

Re: Da ridere!

> conoscercisi?

Sempre utili come al solito i tuoi commenti, vero enorme testa di @#?*%$o?

professore sabato, 7 giugno 2008

Re: Da ridere!

uè...ragazzo..ho studiato lettere e non mi pare che esista questa parola..

ruffy giovedì, 5 giugno 2008

esatto

condivisibiliiissimi gli wow k kazzata non esiste
noi siamo italiani
oltreoceano non si hanno queste reazioni
la gente ci crede
la soc americ gioca con tecnologie che qui neppure immaginiamo anzi ci sembrano assolutamnte paradossali perchè non esiste un' economia e una ricerca tanto spregiudicata

a me la notizia non fa nè caldo nè freddo e sento il "bisogno" di dirlo
non cè dubbio che la chimica giochi un ruolo fondament anche nell'identità psicologica

non sa tanto di 'The Island' e qualcos'altro fantascientifico...???
un oroscopo scientifico

impressing!!

n° 37
Ajksjakj lunedì, 2 giugno 2008

Mmm...

Ma questi quì...ci dormono la notte per inventare nuovi rompicapo x imbacuccare la gente?Ma ke stiamo skerzando?Vorrei proprio vedere passo passo come vengono fatte queste analisi...Proverei solo per riderci sopra!ahahahahahaha

n° 36
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