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Velo islamico: identità o politica?

Molti paesi occidentali lo vogliono vietare. E' giusto?


Capita sempre più spesso di incontrare donne col capo coperto da un velo. Che cosa proviamo? Che impressione ne ricaviamo? Ci dà fastidio? Sappiamo perché lo portano? Dopo gli atti di terrorismo degli ultimi anni e in seguito al massiccio flusso di immigrati nelle maggiori capitali europee, siamo "costretti" ad accorgerci della presenza nella nostra società di culture e culti differenti. Si è acceso un aspro dibattito che spesso è sfociato nei parlmenti nazionali e che ha prodotto leggi discusse che hanno diviso l'opinione pubblica:

L'ultimo caso viene dall'Olanda, dove a pochi giorni dalle elezioni il Burqa sarà vietato per legge. Il governo presenterà un disegno di legge che vieta di nascondere il volto in luoghi pubblici e semipubblici. Lo ha confermato il ministro per l'Integrazione e l'immigrazione Rita Verdonk, che punta anzitutto al niqab, il velo integrale islamico, ovvero al burqa di tipo afgano. Secondo la normativa, in luogo come cinema, teatri, treni, stazioni, aeroporti, in strada e negli autobus sarà vietato coprire il viso in alcun modo.

La proposta di legge Olandese arriva "tardi" rispetto ad altri paesi: Il primo vero caso di proibizione del velo scoppia in Francia nel 1989: alcune ragazze musulmane si presentano a scuola con il velo hidjab e la direzione scolastica del liceo decide di sospenderle dalle lezioni. La cronaca del caso e le conseguenti polemiche hanno visto scendere in campo intellettuali, politici, giudici, mass-media e gente comune. In seguito alla polemica, si sono intensificate le ricerche socio-antropologiche sull'uso del velo, tra le donne mussulmane immigrate.

Anche in Inghilterra il velo a scuola ha creato una discussione riguardo la possibilità e la convenienza d'indossarlo:

Aishah Azmi, una giovane maestra britannica di religione islamica è stata sospesa per aver rifiutato di togliersi il velo che le copriva il viso. L'insegnante ha perso la causa intentata contro le autorità scolastiche per "discriminazione" e "molestie". Un tribunale del lavoro si è limitato a riconoscerle un risarcimento per "danni morali". La sospensione della maestra ha alimentato il dibattito avviato in precedenza da Jack Straw, ministro per i rapporti con il Parlamento, che si era detto personalmente contrario al velo islamico, nel quale vede il simbolo della separazione fra le comunità. Dopo una serie di prese di posizione di ministri e rappresentanti della comunità islamica, due giorni fa è intervenuto anche il primo ministro Tony Blair, affermando che il velo islamico è "un segno di separazione".

Quando si parla di velo a scuola emerge spesso la questione della laicità dello Stato. Che cosa significa Stato laico? L'Italia è uno Stato laico?

La scuola è un luogo pubblico ed è la sede dell'educazione; è, quindi, un territorio molto importante per verificare se i principi affermati "nelle carte" si realizzano nella realtà. Per laicità si intende: "assoluta indipendenza e autonomia nei confronti della Chiesa Cattolica o di altre confessioni religiose" (Definizione del dizionario della lingua italiana Devoto-Oli, Le Monnier, 2002-2003). Lo Stato è laico se si rende autonomo e indipendente dalle confessioni religiose pur rispettando il libero esercizio del culto religioso. L'Italia è uno Stato laico. L'art.7 della Costituzione affronta il tema dei rapporti tra Stato Italiano e religione cattolica. I Patti Lateranensi, stipulati nel 1929, affermavano il principio della religione cattolica come religione di Stato (art.1 del Concordato). Con l'entrata in vigore della Costituzione Repubblicana (1948) il concordato del 1929 risultò in contrasto con i principi e i valori di uguaglianza in essa espressi. Pertanto, dopo laboriose trattative, nel 1984 il concordato fu sostituito da un nuovo accordo tra la Repubblica Italiana e la Santa Sede comunemente denominato Nuovo Concordato. Il nuovo accordo abroga il principio della religione di Stato e sancisce il principio della laicità. Il Nuovo Concordato prevede altresì che l'insegnamento della religione cattolica nella scuola sia facoltativo e non sia considerato più "fondamento e coronamento dell'istruzione pubblica" (art.36 vecchio concordato).

E la politica Italiana come si pone rispetto alla questione "velo"?

Il giornalista d'origine egiziana Magdi Allam, esperto di questioni mediorentali, sostiene che "l'importante è rispettare il nostro Stato di diritto. Bene ha fatto quindi Prodi a dire alle donne musulmane che "se vuoi indossare il velo, va bene, ma deve essere possibile vederti". Secondo Allam l'Italia del "buonsenso", boccia il velo integrale ma salva il velo parziale delle donne musulmane, e la tesi sembra raccogliere il consenso di una maggioranza dell'insieme della classe politica e, forse, dell'opinione pubblica italiana. L'Italia assume una posizione mediana tra chi è del tutto contrario al velo (gli Stati laici della Turchia, Tunisia e Marocco) e chi impone il velo alle donne (Arabia Saudita, Iran, Afghanistan, i Fratelli Musulmani e gli ideologi wahhabiti tra cui spicca Osama bin Laden). .

Secondo molti il velo non è né prescritto dal Corano, né è mai stato una consuetudine radicata nella storia e diffusa tra i musulmani. Ma è diventato il simbolo di un potere teocratico, assolutista e maschilista. E' vero?

Con l'avvento dell'Islam, il velo diventa un segno esteriore di adesione delle donne alla religione islamica. La scelta della donna musulmana di coprire la testa si ricava dal Corano. Esso dice: "Oh Profeta! Dì alle tue spose e alle tue figlie e alle donne dei credenti che si ricoprano dei loro mantelli, questo sarà più atto a distinguerle dalle altre e a che non vengano offese ..." (Cor. sura XXXIII, 59).

Cosa deve coprire il velo?

Il Corano dice: "Dì ai credenti che abbassino gli sguardi e custodiscano le loro vergogne; questo sarà per loro, cosa più pura, ché Dio ha contezza di quel che essi fanno. E dì alle credenti che abbassino gli sguardi e custodiscano le loro vergogne e non mostrino troppo le loro parti belle, eccetto quel che di fuori appare, e si coprano i seni d'un velo e non mostrino le loro parti belle altro che ai loro mariti, o ai loro padri o ai loro suoceri o ai loro figli..." (Cor. XXIV, 30-31).

Questi due versetti coranici contengono due prescrizioni fondamentali per ogni buona musulmana: Una donna non deve mostrare la propria bellezza se non agli uomini che fanno parte della sua stessa famiglia (padre, marito e figli...) e "Una donna deve coprire le proprie parti belle". L'interpretazione del secondo versetto (v. 31) suscita non poche difficoltà su quali siano effettivamente le parti belle da coprire. Su questo secondo versetto nel corso dei secoli di storia dell'Islam si sono soffermate le diverse interpretazioni, a volte tradizionaliste a volte moderniste, sull'uso del velo nelle società arabo-islamiche.

Secondo i mussulmani più integrati e moderati le ragazze non sono indotte o costrette dalle famiglie e neppure da integralisti e agitatori ad indossarlo. Portare il velo è una scelta autonoma, a volte compiuta contro il volere dei genitori. Tale scelta esprime una ricerca o una rivendicazione di identità da parte di un gruppo marginalizzato. Perché molte ragazze decidono di indossare il velo? Il velo è un segno attraverso il quale molte adolescenti possono distinguersi e prendere le distanze dalla generazione dei genitori, che era quella che aspirava a liberasi da ogni indizio esteriore della propria diversità per potersi mimetizzare e assimilare. Ancora oggi in Francia il velo è un argomento che fa discutere. Esso mette in discussione il principio della laicità dello Stato , che è alla base della democrazia francese.

Per tutte le donne è una scelta ponderata e personale?

Secondo la scrittrice Iraniana Chahla Chafiq non è così: "Il fondo del problema filosofico del velo si esprime in un fatto molto semplice ed evidente: gli uomini non si velano. Nel mondo cosiddetto musulmano la questione della libertà della donna è una questione sociale e politica importante. Si tratta di un rapporto di forze: non tutti nel cosiddetto mondo musulmano sono a favore del velo, anzi molti sono contrari e molte non si velano, altri sono non credenti. Ma in occidente il mondo islamico viene sempre immaginato molto omogeneo e l'islam viene considerato un fattore identitario".

In opposizione alle tesi "anti-velo" molti mussulmani rispondono che l'esigenza di velare il corpo, specie della donna è diffusa in tutte le culture del Mediterraneo e tuttora sopravvivono in determinati contesti. Anche il Cristianesimo conserva la simbologia del velo: Ancora oggi, le suore portano un velo che nasconde completamente i capelli. Anche la sposa cristiana indossa un velo, simbolo di purezza e di castità.

L'Islam in Italia:

Torino è la capitale degli Islamici Italiani: il capoluogo piemontese vanta ben 11 moschee sparse per la città, da Porta Palazzo al quartiere San Salvario fino ad arrivare alla periferia. La presenza più consistente nella comunità islamica torinese proviene dal Marocco, ma il dato certamente più rilevante è che l'universo femminile resta ancorato il patrimonio culturale del paese di origine: adolescenti, donne, madri di tutte le età e di tutte le estrazioni sociali, ogni giorno sono sempre più coperte. Questo è quanto emerge da una recente 'inchiesta del settimanale "Grazia". "I motivi della loro scelta sono la religione, il desiderio di sentirsi più protette, di difendere la loro identità", spiega Teresa Alberto, un'insegnate di Italiano della scuola Parini di Porta Palazzo. E' inutile chiedere loro se sono state obbligate da padri o mariti a indossare il velo. Questa domanda nasconde l'illusione di ritenere le donne islamiche sempre vittime della loro cultura.

Glossario: i veli più usati

- Burqu: velo con due fori per gli occhi, costituito da un tessuto che cade dal centro della fronte e copre il volto. Gli angoli più in basso del burqu sono attaccati ai due lati della benda che copre la testa creando l'effetto di una maschera.
- Chador: abito lungo di solito di colore nero che copre il corpo, lasciando scoperti solo gli occhi.
- Haik: in Marocco indica un indumento tradizionale costituito da una lunga pezza di lana bianca che avvolge il corpo e il capo lasciando scoperti gli occhi.
- Hidjab: da "hadjaba" che significa nascondere, velare; è il cosiddetto velo islamico che copre i capelli lasciando scoperto il viso. - Litham: pezzo di stoffa rettangolare che, nel periodo preislmaico e del primo Islam, copriva il naso e metà della parte bassa del volto; - Niqab: velo che copre interamente la testa e il viso ad eccezione degli occhi.

Che ne pensate? il velo per le donne Islamiche è una scelta personale o un'imposizione?

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Commenti dal 2 al 6
(6)

Mike domenica, 19 settembre 2010

La pericolistà degli islamici italiani.

Credo ma sarà sicuramente una certezza fra circa 30-40 anni, gli italiani che si convertiranno all'islamismo saranno tantissimi che sommati alla popolazione islamica extra che diventerà italiana supereranno il 50% della popolazione. Una volta che costituiranno la maggioranza eleggeranno i loro rappresentanti parlamentari e credo avranno anche la maggioranza per governare. Poichè non esiste un governo sulla faccia del mondo di tendenza islamica democratico, l'italia che in tanti anni di lotte e conquiste sul piano sociale e civile farà un tonfo al passato, al peggiore oscurantismo. La donna che oggi occupa tanti posti chiave nelle società, gode di tanta libertà, sarà assoggettata al ruolo primitivo di schiava ed oggetto. Qualcuno mi dirà ma non succederà in Italia. Succederà eccome !!!!! L'islamismo è tale e ovunque sarà così volendo o nolendo la libertà di oggi resterà sono un vago ricordo. Invito voi tutti a dimostrarmi quale sia questo stato il cui governo è islamico e ci sia uguaglianza e libertà. Se riuscirete a smentirmi allora sarò pronto a rivedere il mio pensiero. Buona domenica.

n° 6
Stefano giovedì, 13 settembre 2007

+SempliceDquantoSembra

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n° 5
Cremcaramella lunedì, 20 novembre 2006

Ottimo spunto

Finalmente qualcosa che va oltre le scritte glitterate! ^^ Ho iniziato a interessarmi al tema del velo poco dopo l'intervento mediatico di Daniela Santanchè, che ho ritenuto doveroso dover confutare, informandomi ho trovato una vastità di testiomonianze e documenti degni di attenzione, spesso non semplici da leggere e consultare, ma devo dire che ne è valsa la pena. Tempo fa ho buttato giù qualcosa a riguardo, e ora approfitto dell'occasione per pubblicarlo nel mio blog. Se vi va dateci un'occhiata, se non altro per farmi sapere come la pensate sull'argomento. ^^

n° 4
marco lunedì, 20 novembre 2006

re io la penso così..

x ale..stai zitta sembri solo razzista

n° 3
Ma.... lunedì, 20 novembre 2006

Noelia91

Ognuno ha la sua religione e sue leggi...
Loro hanno scelto qst...
Ank se pensiamo di nn ess d'accordo...
Loro hanno sceto così...

n° 2
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