Il suo
libro è stato definito “un potente reportage la
cui pubblicazione ha scatenato un dibattito a livello nazionale in
Italia”.
Roberto Saviano, giornalista e ricercatore
napoletano che ha smascherato la camorra e i suoi tentacoli, ha
conquistato anche gli Stati Uniti.
Gomorra, il suo primo libro, è stato
inserito dal New York Times nella classifica dei cento libri
degni di nota del 2007, sezione Non fiction.
Il libro, pubblicato negli States con il titolo Gomorrah: un
viaggio personale nel violento impero internazionale della
criminalità organizzata napoletana, ha riscosso
apprezzamenti unanimi e un lungo articolo di commento.
La giornalista Rachel Donadio parla di come
l’Italia di Saviano, perennemente sotto scorta da quando
è stato minacciato di morte, non sia fatta di arte
rinascimentale, di piazze e turismo, ma di cemento, immigrati cinesi,
droga, donne capo clan e bambini soldato al servizio della camorra.
La
prestigiosa rivista americana ricorda inoltre come la Napoli
di Saviano sia “come la Londra di Conrad, uno dei posti
più oscuri del pianeta”.
Un caso letterario, che ha sconvolto l’Italia e di
cui ancora si parla.
Il giornalista ventottenne traccia un quadro agghiacciante dei traffici
della Camorra e del suo peso nel prodotto interno lordo del paese.
Tra i dati più grotteschi, Saviano ricorda che dal
1979 in Italia sono morte per mano della Camorra oltre 3.600 persone:
più di quelle uccise dalla Mafia, dall’Eta o
dall’Ira irlandese.
Oltre 600.000 copie vendute in Italia, ricorda il
New York Times, per un libro che ti segna per sempre e che vale la pena
di leggere, sebbene sia crudo e difficile da digerire in alcuni punti.
“Non
riesco a togliermi questo libro coraggioso dalla testa –
conclude la giornalista che lo ha recensito – dopo aver letto
Gomorra è impossibile guardare l’Italia e il
mercato globale come prima”.
Da
Gomorra sono anche stati tratti uno spettacolo teatrale e
un film. I
l primo è già pronto, mentre il secondo
è ancora in produzione, per la regia di Matteo Garrone.
Lo spettacolo è stato riadattato per la scena dallo stesso
Saviano insieme con Mario Gelardi, che ne cura
anche la regia e verrà rappresentato al Teatro
Valle di Roma dal 27 novembre all'8 dicembre.
“Il teatro muta in voce ciò che è
parola - ha spiegato Saviano- concede viso, copre con un mantello di
carne le parole, senza opprimerle anzi scoprendole, dandole epidermide
e quindi rendendo storie di un luogo d’ogni luogo, una faccia
tutte le facce, e questo è ciò di cui il potere,
qualsiasi potere, ha più paura”.
Commenti dal 1 al 1
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non per..
non x fare critiche poco costruttive: però che palle sto savianoooooooo
(ps: x la gente del sud, è tutta roba nota)
R: non per..
se queste cose sono già note perchè non fa nulla?