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"Vado in Chiesa e sono gay"

Le contraddizioni (apparenti) tra l'essere omosessuali e cristiani

Essere omosessuali e cristiani è è comunemente considerata essere una contraddizione. Ma forse le cose considerate come le più naturali non sempre sono tali.
La questione è ovviamente apertissima e molto dibattuta: chi si appella alla lettura della Bibbia per sostenere le ragioni di una ostilità delle chiese cristiane rispetto a un’apertura riguardo al riconoscimento di pari diritti di cittadinanza a tale espressione della sessualità individuale, e chi invece si sforza di portare le gerarchie ecclesiastiche a prendere atto dell’evoluzione dei rapporti umani e del grado di “accettabilità” che anche quelli considerati meno “ortodossi” dovrebbero avere nella società e, quindi, nella Chiesa.
Troppe volte osteggiata anche in maniera violenta, e molte altre tollerata come devianza sessuale in vista di una futura “redenzione”, l’omosessualità nel suo rapporto con la Cristianità è tornata d’attualità in questi giorni.
Come quasi sempre accade sono i paesi anglosassoni a proporsi come avanguardia nella rivendicazione dei diritti individuali e collettivi, e la struttura meno dogmatica e gerarchica delle chiese riformate permette la nascita di confessioni che sperimentano i nuovi gradi di riconoscimento della “diversità”.
A riportare l’argomento sui mass media è stata l’uscita di due documentari americani girati nel corso di differenti campeggi estivi (dove la parola camp in inglese significa anche “omosessuale”) per adolescenti, cristiani e gay.
Uno di questi documentari, Camp Out, racconta l’esperienza di un campo estivo organizzato dal Naming Project, organizzazione ecclesiastica protestante fondata dal pastore Jay Wiesner, omosessuale dichiarato, che si occupa di fornire supporto e aiuto agli adolescenti gay che vogliono vivere a pieno la loro fede in Cristo.
Intervistato dal sito statunitense Alternet, il ministro di Dio ha testimoniato dell’importanza di non scindere la sfera sessuale dal proprio cammino di fede, e ha sottolineato come l’esperienza sociale dell’essere omosessuali non debba mai essere taciuta, nascosta o addirittura negata a se stessi.
Nascondere o negare la propria sessualità, soprattutto quando questa vive ancora di uno stigma sociale molto forte, porterebbe a non vivere al meglio neanche la propria spiritualità, oltre a provocare danni incommensurabili dal punto di vista psichico.
Molti dei ragazzi che si avvicinano al Naming Project lo fanno infatti mossi dalla “speranza” di riuscire a eliminare dalla propria fede questo aspetto della loro vita. “Se riesco a dimenticarmi di questa parte della mia identità riuscirò a diventare un ‘super-cristiano’”: così, racconta il religioso americano, si era espresso uno dei giovani che si era rivolto alla sua organizzazione.
La missione del Naming Project è invece quello di riuscire a coniugare le due sfere della sessualità e della spiritualità in un altro modo, ben più proficuo per entrambe.
Nella sua intervista Jay Wiesner ha però sottolineato soprattutto la naturalità con la quale la maggior parte dei partecipanti a questi campi estivi, molti dei quali sono ragazzi di un’età anche inferiore ai 14 anni, usassero espressioni quali “vado in chiesa e sono gay”, che solo pochi anni fa sarebbero state impensabili.
Tali esperienze, oltre che essere semplici momenti d’incontro e di raccoglimento spirituale, sono anche importantissimi per i tanti ragazzi, consapevoli della propria omosessualità, che non hanno tra le loro conoscenze quotidiane altri gay di profonda fede cristiana, e che in tal modo riescono a uscire dalla sensazione di isolamento e di “doppia diversità ” che essi vivono.
Ma non c’è solo il Naming Project: negli Usa sono nate negli ultimi anni diverse chiese che, oltre che accettare senza alcun problema e stigma gli omosessuali dichiarati tra i loro fedeli, si sono prefissate come compito quello di coniugare in maniera attiva il proprio essere omosessuali, bisessuali o transgender, e la propria fede religiosa.
Tra le numerose esperienze di questo tipo spiccano quelle della Cathedral of Hope e della Metropolitan Community Church of Greater St. Louis, ma sono anche numerosi i siti Internet che riuniscono i tanti credenti omosessuali.

Dagli Usa queste esperienze e sensibilità si stanno diffondendo anche in Italia.
Un movimento ancora ai margini del grande dibattito che si nutre di blog e forum di discussione, e che ha di fronte a se la monoliticità del cattolicesimo romano, ben più ostica della liberalità delle tante chiese protestanti anglosassoni.
Però il tema sarà destinato ad essere molto dibattuto in futuro anche da noi, perché il riconoscimento della legittimità di poter vivere a pieno, e senza contraddizioni, i tanti aspetti della propria vita e della propria personalità non potrà essere rimandata ancora a lungo.

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Commenti dal 12 al 16
(16)

vescovosilvano martedì, 15 giugno 2010

Cristianesimo ed omosessualità

Leggevo recentemente uno scritto, pubblicato deal vaticano, dove il patriarca Kirill di Mosca pone l'accettazione dell'omosessualità tra i più gravi allontanamenti dalla Tradizione Cristiana (con la T).
Ebbene, sono vesciovo ortiodosso ma.... sono contrario. OPer fortuna nella Chiesa ortodossa i patruiarchi non sono infallibili come il papa cattolico. Se una persona si scopre omosessuale che cosa deve fare secondo chi parla come lui: spararsi!
Penso che per un cristiano l'accedttazione della propria omosessualità sia l'accettazione di ciò che Dio ha voluto da lui. Non è una sua scelta.
Credo che da questo non discenda però che uno possa dire "sono gay allora tutto mi è permesso".
Un cristiano omosessuale ha il dovere di crescere nella fede esattamente come uno eterosessuale, di approfondire cosa per lui significhi vivere per Gesù Cristo e per il suo Vangelo.
Significa gioire per i doniricevuti e ringraziare ed impedire, esattante come un eterosessuale, che le passioni lo rendano schiavo. Perchè siamo chiamati a libertà.
Penso che se si identifica in quwesto può essere un cristiano sereno.

n° 16
Red Hot...... venerdì, 30 novembre 2007

Ma va..va

Mamma st gay...mo a me mi hanno prp rotto.....e ke kakkio.....loro e i diritti...sapete ke vi diko.....gay e kiesa sn 2 kose opposte e totalmente differenti....la kiesa si basa sulla formazione di 1 famiglia formata DA 1 UOMO E 1 DONNA xkè il figlio deve ave una mamma e 1 padre km genitori e nn 2 gay o 2 lesbike......mo basta.....le autorità anzikè pensa a st gay....pensassero a ki veramente vuole i diritti e deve ottenerli....i poveri...gli oppressi...qst prp nn kapiskono il senso morale e religioso della famiglia.....ke kakkio.....x me gli unici diritti ke dovrebbero avere e quello di ottenere 1 intervento al cervellooooo!!!!!!!

n° 15
stefano lunedì, 10 novembre 2008

Re: Ma va..va

> Mamma st gay...mo a me mi hanno prp rotto.....e ke
> kakkio.....loro e i diritti...sapete ke vi
> diko.....gay e kiesa sn 2 kose opposte e totalmente
> differenti....la kiesa si basa sulla formazione di
> 1 famiglia formata DA 1 UOMO E 1 DONNA xkè il
> figlio deve ave una mamma e 1 padre km genitori e
> nn 2 gay o 2 lesbike......mo basta.....le autorità
> anzikè pensa a st gay....pensassero a ki veramente
> vuole i diritti e deve ottenerli....i poveri...gli
> oppressi...qst prp nn kapiskono il senso morale e
> religioso della famiglia.....ke kakkio.....x me gli
> unici diritti ke dovrebbero avere e quello di
> ottenere 1 intervento al cervellooooo!!!!!!!

Grazie... parole molto sagge rivolte a chi di sofferenza già ne conosce per il semplice fatto di essere etichettati come "diversi", quando diversi non lo siamo... abbiamo solo bisogno di essere visti come persone, come tutti gli altri, non siamo una casta a sè. Per quanto mi riguarda, non pretendo niente, nè dal governo nè dalla chiesa. L'unica cosa che vorrei è non essere chiamato diverso. Vorrei semplicemente essere una persona, non qualcuno da criticare.
Ma, da quello che ho capito, chiedo troppo, scusate.

JcJ88 venerdì, 8 dicembre 2006

contraddizione

Secondo me l' unica contraddizione viene dalla chiesa stessa, non dagli omosessuali cristiani!
Si dice che la chiesa sia la casa di Dio, luogo di verità, allora mi chiedo: perchè una persona che dichiara la sua omosessualità, e decide di vivere nella verità nn dovrebbe poter entrare in chiesa; mentre una persona che è un omosessuale nn dichiarato può andare in chiesa tranquillamente tanto nessuno sa che è omosessuale? io credo che questa sia una contraddizione!!

n° 14
Stephen86 martedì, 2 gennaio 2007

Re: contraddizione

> Secondo me l' unica contraddizione viene dalla
> chiesa stessa, non dagli omosessuali cristiani!
> Si dice che la chiesa sia la casa di Dio, luogo di
> verità, allora mi chiedo: perchè una persona che
> dichiara la sua omosessualità, e decide di vivere
> nella verità nn dovrebbe poter entrare in chiesa;
> mentre una persona che è un omosessuale nn
> dichiarato può andare in chiesa tranquillamente
> tanto nessuno sa che è omosessuale? io credo che
> questa sia una contraddizione!!

Ma certo che è una contraddizione! Però secondo me chi si porta a letto un uomo, non solo per questione di gusti, ma anche per amore, a prescindere che faccia sesso o meno, è libero di farlo senza però raccontarlo in giro. Ancora la società non è pronta a riguardo.

Marco sabato, 9 dicembre 2006

Re: contraddizione

Ma chi l'ha detto che non fanno entrare gli omosessuali in chiesa? non mi risulta che all'entrata in chiesa ci sia il prete che ti chiede con chi vai a letto.. semmai sono gli omosessuali a non voler entrare in chiesa poichè non vogliono sentirsi dire che sbagliano.
Chi fa sesso con uno del suo stesso sesso non vive nella verità. Chi dichiara di avere tendenze omosessuali, ma vive in castità non solo può entrare in chiesa come tutti (la chiesa è li per accogliere TUTTI!) ma può accostarsi al sacramento dell'Eucarestia. Chi invece pratica l'omosessualità no, come del resto chiunque abbia un peccato grave..

> Secondo me l' unica contraddizione viene dalla
> chiesa stessa, non dagli omosessuali cristiani!
> Si dice che la chiesa sia la casa di Dio, luogo di
> verità, allora mi chiedo: perchè una persona che
> dichiara la sua omosessualità, e decide di vivere
> nella verità nn dovrebbe poter entrare in chiesa;
> mentre una persona che è un omosessuale nn
> dichiarato può andare in chiesa tranquillamente
> tanto nessuno sa che è omosessuale? io credo che
> questa sia una contraddizione!!

Marco giovedì, 7 dicembre 2006

x ste

Ma leggete quello che scrivo oppure l'italiano ormai non lo conosce più nessuno? chi ha parlato di malattia? che l'omosessualità fosse accettata nell'antica Grecia è un luogo comune: esisteva la pederastia, cioè un rapporto tra un adulto e un fanciullo. Secondo loro questo serviva per la loro maturazione. Al di fuori di questo l'omosessualità non era tollerata.

n° 13
ste venerdì, 8 dicembre 2006

x marco

> Ma leggete quello che scrivo oppure l'italiano
> ormai non lo conosce più nessuno? chi ha parlato di
> malattia? che l'omosessualità fosse accettata
> nell'antica Grecia è un luogo comune: esisteva la
> pederastia, cioè un rapporto tra un adulto e un
> fanciullo. Secondo loro questo serviva per la loro
> maturazione. Al di fuori di questo l'omosessualità
> non era tollerata.

A me non risulta, ma non ho una conoscenza abbastanza approfondita per poter ribattere. Comunque da me "disturbo mentale" vuol dire "malattia mentale"... sarò ignorante quanto vuoi, ma non vedo la differenza pratica... tuttavia resta il fatto che nonostante la miriade di volte che sono andato dal medico risulto sanissimo. Chi sei tu per dire che la mia bisessualità è una malattia? Oh, pardon... "un disturbo mentale"... il fatto che questa tua idea sia condivisa da qualcuno che ha pubblicato uno scritto non la rende veritiera. Cappuccetto rosso è un libro pubblicato e letto in tutto il mondo, ma io non mi son mai fermato in un bosco a chiacchierare allegramente con un lupo, non so te. Nicolosi, Freud o chi vuoi tu avrebbero potuto scrivere un trattato che definisce l'adorare il gelato al cocco "una deviazione psicologica", ma il solo nome dell'autore, per quanto autorevole, non rende il fatto in sé vero e accertato. E per giunta, se non erro, la scienza non è ancora stata in grado di spiegare perché esistono queste differenze riguardo ai gusti delle varie persone. Perché di gusti stiamo parlando. A meno che tu non abbia la prova scientifica che la sessualità è una sfera a sé stante lontana da quella dei gusti.
Perciò vale la tacita legge del "de gustibus non est disputandum", quindi come io non dichiaro la tua sessualità "un disturbo psicologico", tu non dichiari tale la mia o quella di chiunque altro. Il ricorrere a prove bibliografiche ad opera di illustri scienziati non mi prova niente, perché, prima di essere tali, sono comunissimi esseri umani con i loro limiti e le loro opinioni.

Marco sabato, 9 dicembre 2006

Re: x marco

Si, mi dispiace. L'omosessualità non è mai stata considerata un vanto. L'uomo romano (libero) poteva avere rapporti con chi gli pareva, uomini compresi bastava che avesse un ruolo attivo. Per lo più i rapporti con persone del proprio sesso erano una necessità (leggi mancanza di donne), e comunque rientra nella concezione dell'epoca: l'uomo romano doveva conquistare, non farsi sottomettere. Ma da qui a parlare di accettazione dell'omosessualità..
La scienza non ha trovato una spiegazione all'omosessualità. Niente geni gay, niente ormoni, niente nuclei ipotalamici.. niente di niente. Che l'omosessualità sia un "disturbo dell'animo" lo dimostrano le testimonianze di chi dopo aver lavorato molto su se stesso e il proprio io infantile è riuscita a liberarsi delle tendenze omosessuali e magari adesso hanno famiglia. Io non sono nessuno però guardo i fatti. Riguardo alla sessualità credo che non ci sia bisogno di prove scientifiche: l'uomo e la donna sono complementari. Nell'anatomia stessa c'è qualcosa di sublime, un uomo e una donna unendosi sono "una carne sola" per dirla con la Bibbia. Noi siamo liberi tuttavia di fare l'uso che vogliamo della nostra sessualità. Però, non possiamo pretendere che i nostri gusti diventino legge. Ti piacciono i maschi? Ok, sei tutelato come tutti i cittadini, non pretendere però cose che non ti spettano.


>> Ma leggete quello che scrivo oppure l'italiano
>> ormai non lo conosce più nessuno? chi ha parlato
>di
>> malattia? che l'omosessualità fosse accettata
>> nell'antica Grecia è un luogo comune: esisteva la
>> pederastia, cioè un rapporto tra un adulto e un
>> fanciullo. Secondo loro questo serviva per la loro
>> maturazione. Al di fuori di questo l'omosessualità
>> non era tollerata.
>
>A me non risulta, ma non ho una conoscenza
>abbastanza approfondita per poter ribattere.
>Comunque da me "disturbo mentale" vuol dire
>"malattia mentale"... sarò ignorante quanto vuoi,
>ma non vedo la differenza pratica... tuttavia resta
>il fatto che nonostante la miriade di volte che
>sono andato dal medico risulto sanissimo. Chi sei
>tu per dire che la mia bisessualità è una malattia?
>Oh, pardon... "un disturbo mentale"... il fatto che
>questa tua idea sia condivisa da qualcuno che ha
>pubblicato uno scritto non la rende veritiera.
>Cappuccetto rosso è un libro pubblicato e letto in
>tutto il mondo, ma io non mi son mai fermato in un
>bosco a chiacchierare allegramente con un lupo, non
>so te. Nicolosi, Freud o chi vuoi tu avrebbero
>potuto scrivere un trattato che definisce l'adorare
>il gelato al cocco "una deviazione psicologica", ma
>il solo nome dell'autore, per quanto autorevole,
>non rende il fatto in sé vero e accertato. E per
>giunta, se non erro, la scienza non è ancora stata
>in grado di spiegare perché esistono queste
>differenze riguardo ai gusti delle varie persone.
>Perché di gusti stiamo parlando. A meno che tu non
>abbia la prova scientifica che la sessualità è una
>sfera a sé stante lontana da quella dei gusti.
>Perciò vale la tacita legge del "de gustibus non
>est disputandum", quindi come io non dichiaro la
>tua sessualità "un disturbo psicologico", tu non
>dichiari tale la mia o quella di chiunque altro. Il
>ricorrere a prove bibliografiche ad opera di
>illustri scienziati non mi prova niente, perché,
>prima di essere tali, sono comunissimi esseri umani
>con i loro limiti e le loro opinioni.

Filosofo giovedì, 7 dicembre 2006

Il problema fideistico e il prblema sociale.

La lettura attenta dell Bibbia non può esserci di aiuto nel risolvere il dilemma della compatibilità tra omosessualità e fede cristiana, dal momento che l'enorme complessità dell'opera lascia spazio a interpretazioni molto diverse. Dobbiamo appellarci all'esegetica: la Chiesa Romana non condanna l'omosessuale in quanto tale, ma lo esorta a vivere castamente, concentrando dunque la sua attenzione sul peccato, più che sul peccatore.
Dal mio punto di vista, l'atteggiamento tenuto dalla Chiesa verso la sessualità in generale non è ormai più compatibile con le esigenze e i ritmi della sociatà contemporanea. La Chiesa ha perso di vista i problemi e le esigenze dl giorno d'oggi e la sua posizione non risolve i dilemmi individuali legati alla sessualità ma si limita ad aggirarli, conservando una posizione di rifiuto parziale e di limitazioni ormai prive di significato. Il problema dell'omosessualità è legato a una concezione teocratica dell'universo secondo cui l'accoppiamento possiede un fine esclusivamente riproduttivo: il piacere fisico è secondario se non privo di importanza (come secondario è, nella religione, tutto ciò che riguarda la sfera della materia). Questa visione è, nella mia opinione, ridicola e biblicamente infondata: la sessuofobia della cristianità è dovuta alla tesi di uno dei più noti dottori della Chiesa, San Agostino di Ippona, il quale la deve a sua volta alla religione che abbracciò prima della conversione a Cristo, il Manicheismo (secondo cui l'universo era costrituito da forze del Bene e del Male in perenne lotta tra loro e dove tutto ciò che rientrava nel mondo materiale, e quindi anche la carne e la passionalità era associato al Male). Legata al suo dogmatismo quale mezzo di difesa allo stesso modo in cui un carcerato è legato a una palla di ferro, una Chiesa intellettualmente pigmea si ripara ancora dietro all'antico gigante Agostino. L'omosessualità non sarebbe un problema per Cristo, lo è solo per i Cristiani.
C'è però da fare un diverso discorso per quelle questioni legate al rapporto tra gli omosessuali e la vita quotidiana, come ad esempio la coppia di fatto e l'adozione. La tolleranza dell'omosessualità non implica certo un'uguaglianza sul piano formale o sul piano pratico con la coppia classicamente intesa. L'adizione di minori, per esempio, non è certamente un diritto che possa essere assegnato ai Gay: se infatti il piacere fisico è legittimo e fondamentale, è anche certo che la procreazione è tipica per natura solo ed esclusivamente delle coppie bisessuali.
La negazione delle adozioni ai gay non è quindi un fenomeno di razzismo, ma una giusta e razionalissima difesa dei ruoli naturali degli individui.
Più complesso è il prblema della possibilità per i gay di contrarre matrimonio: qui si entra infatti in ambiti di natura sociologica e antropologica più ampi di quelli esclusivamente naturali. Non mi sento ancora in grado di dare un giudizio definitivo sull'argomento, ma credo che sia necessarie molta lentezza e molta calma prima dell'eventuale introduzione di un mutamento sociale così radicato.

n° 12
Marco giovedì, 7 dicembre 2006

Re: Il problema fideistico e il prblema sociale.

No? la Bibbia non è di aiuto? la Parola di Dio non è sufficiente? caspita.. sono curioso: perchè non mi interpreti questo passo di San Paolo "O non sapete che gli ingiusti non erediterranno il regno di Dio? Non lasciatevi ingannare: né immorali (pornoi), né idolatri, né adulteri, né effemminati (malakoi), né maschi che si accoppiano con maschi (arsenokoitai), né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapinatori erediteranno il regno di Dio. E di tal fatta eravate alcuni di voi; ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati resi giusti nel nome del Signore Gesù Cristo..." hai letto? "maschi che si accoppiano con maschi", dico abbiamo bisogno di altre spiegazioni? tralascio quello che si dice nell'Antico Testamento per non infierire. La Chiesa non considera la persona esclusivamente a partire dal suo orientamento sessuale. Ti ricordo inoltre che il compito della Chiesa è custodire la Fede, non adeguarla alle mode e ai costumi del tempo. Può piacerti come no (nessuno ti obbliga a essere cristiano!), ma non si può pretendere di saperne più di Gesù!



> La lettura attenta dell Bibbia non può esserci di
> aiuto nel risolvere il dilemma della compatibilità
> tra omosessualità e fede cristiana, dal momento che
> l'enorme complessità dell'opera lascia spazio a
> interpretazioni molto diverse. Dobbiamo appellarci
> all'esegetica: la Chiesa Romana non condanna
> l'omosessuale in quanto tale, ma lo esorta a vivere
> castamente, concentrando dunque la sua attenzione
> sul peccato, più che sul peccatore.
> Dal mio punto di vista, l'atteggiamento tenuto
> dalla Chiesa verso la sessualità in generale non è
> ormai più compatibile con le esigenze e i ritmi
> della sociatà contemporanea. La Chiesa ha perso di
> vista i problemi e le esigenze dl giorno d'oggi e
> la sua posizione non risolve i dilemmi individuali
> legati alla sessualità ma si limita ad aggirarli,
> conservando una posizione di rifiuto parziale e di
> limitazioni ormai prive di significato. Il problema
> dell'omosessualità è legato a una concezione
> teocratica dell'universo secondo cui
> l'accoppiamento possiede un fine esclusivamente
> riproduttivo: il piacere fisico è secondario se non
> privo di importanza (come secondario è, nella
> religione, tutto ciò che riguarda la sfera della
> materia). Questa visione è, nella mia opinione,
> ridicola e biblicamente infondata: la sessuofobia
> della cristianità è dovuta alla tesi di uno dei più
> noti dottori della Chiesa, San Agostino di Ippona,
> il quale la deve a sua volta alla religione che
> abbracciò prima della conversione a Cristo, il
> Manicheismo (secondo cui l'universo era costrituito
> da forze del Bene e del Male in perenne lotta tra
> loro e dove tutto ciò che rientrava nel mondo
> materiale, e quindi anche la carne e la
> passionalità era associato al Male). Legata al suo
> dogmatismo quale mezzo di difesa allo stesso modo
> in cui un carcerato è legato a una palla di ferro,
> una Chiesa intellettualmente pigmea si ripara
> ancora dietro all'antico gigante Agostino.
> L'omosessualità non sarebbe un problema per Cristo,
> lo è solo per i Cristiani.
> C'è però da fare un diverso discorso per quelle
> questioni legate al rapporto tra gli omosessuali e
> la vita quotidiana, come ad esempio la coppia di
> fatto e l'adozione. La tolleranza
> dell'omosessualità non implica certo un'uguaglianza
> sul piano formale o sul piano pratico con la coppia
> classicamente intesa. L'adizione di minori, per
> esempio, non è certamente un diritto che possa
> essere assegnato ai Gay: se infatti il piacere
> fisico è legittimo e fondamentale, è anche certo
> che la procreazione è tipica per natura solo ed
> esclusivamente delle coppie bisessuali.
> La negazione delle adozioni ai gay non è quindi un
> fenomeno di razzismo, ma una giusta e
> razionalissima difesa dei ruoli naturali degli
> individui.
> Più complesso è il prblema della possibilità per i
> gay di contrarre matrimonio: qui si entra infatti
> in ambiti di natura sociologica e antropologica più
> ampi di quelli esclusivamente naturali. Non mi
> sento ancora in grado di dare un giudizio
> definitivo sull'argomento, ma credo che sia
> necessarie molta lentezza e molta calma prima
> dell'eventuale introduzione di un mutamento sociale
> così radicato.
>

vescovosilvano martedì, 15 giugno 2010

R: Re: Il problema fideistico e il prblema sociale.

Credo di condividere in buona parte quanto scrivi. Non bisogna però dimenticare che la CHiesa (per me quella ortodossa) non può nè deve rincorrere il treno del mondo e della sua mentalità. Essa è portatrice di un messaggio che va oltre il tempo e le culture anche se, come Cristo si è incarnato in un tempo ed imn una cultura, deve incarnare il messaggio del Vangelo nella cultura e nel tempo in cui vive nella storia.
Il nostro tempo e le sue scoperte ci hanno insegnato che l'omosessualità è una caratteristica spesso innata, o comunque acquisita a livelli profondi ed irreversibili. Se noi non accettiamo questo siamo soltanto dei mentitori. R la Verità di Dio non può essere in noi. E Tra tutte le genti a cui ci è stato ordinato di portare il Vangelo ci sono anche gli omosessuali, ed il Vangelo, se è davvero un buon annuncio, deve essere tale anche per loro. Altrimenti un omosessuale dovrebbe dire, come uno dei protagonisti del Romanzo di Carlo Coccioli "Fabrizio Lupo" : "la colpa è di Dio."
Ma Dio non ha colpa, Ce la hanno gli uomini, spesso, troppo spesso anche i preti ed i vescovi che sbaggliano i pregiudizi di un'epoca con la Santa Tradizione (mi rifò a quanto ho già scritto), La Santa Tradizione è buon annuncio perchè è la continuazione del Vangelo.,
Ho avuto ed ho figli spirituali gay e ho sempre cercato di invitarli a vivere in pienezza la loro vita di cristiani nella condizione di fatto della loro specifica personalità. Come ciascun uomo deve fare. Perchè fatto a immagine e somiglianza di Dio: nessuno escluso!

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