Nell’ottobre dello scorso anno uscì in america un film, intitolato Man of the Year, in cui un popolare conduttore comico televisivo interpretato da Robin Williams, a seguito di una battuta di una sua spettatrice, decide di candidarsi alla presidenza della Casa Bianca.
Conduce una campagna elettorale “al contrario” rispetto a quella che solitamente conducono i candidati alle elezioni: senza spot televisivi e con un grandioso dibattito in cui affronta i suoi avversari senza preoccuparsi troppo di tempi, arbitri e intervistatori.
A distanza di un anno dall’uscita de L’uomo dell’anno, un popolare comico e presentatore televisivo statunitense, Stephen Colbert, fa un annuncio che fa sembrare la finzione cinematografica meno lontana e improbabile.
Durante una puntata di The Daily Show, Colbert ha proclamato la sua intenzione a partecipare alle primarie del suo stato, il South Carolina, per la scelta dei candidati che parteciperanno alle elezioni per Presidenza.
Inoltre, ha fatto sapere che parteciperà sia alle primarie del partito Democratico sia a quelle del partito Repubblicano; e a chi gli chiede il motivo di questo duplice tentativo risponde con ironia “perché voglio perdere due volte!”.
L’insolito annuncio ha certamente destato clamore negli Stati.
Per verificare le possibilità di vittoria di Colbert nelle primarie del 2008, un’agenzia Repubblicana ha condotto un sondaggio su un campione di mille elettori.
In base ai risultati del sondaggio, nelle primarie democratiche raggiungerebbe una percentuale di gradimento del 2,3% che si traduce in un buon quinto posto, davanti ad altri tre candidati. La vincitrice, con il 40% dei voti, è la senatrice Hillary Clinton.
Tra i repubblicani, invece, il consenso è più basso e ottiene meno dell’1% delle preferenze.
In questo caso la statistica vede come vincitore, con il 29% dei voti, l’ex sindaco di New York Rudolph Giuliani.
Secondo Colbert e il suo staff questo suo successo è dovuto all’immagine di verità che dà a suoi spettatori che concordano con il suo slogan e titolo del suo nuovo libro I am America, Io sono l’America.
Probabilmente le sue reali possibilità di vincere sono praticamente nulle, è probabile anche che la sua la candidatura è solamente un’azione satirica e niente di più concreto ma, a quanto pare, le sue idee rispecchiano i pensieri e la volontà di un buon numero di elettori.
E noi in Italia, dopo il V-Day e il successo di Beppe Grillo, sappiamo bene quanto un annuncio del genere possa diventare popolare e supportato.
Proprio questo successo di pubblico è il lato interessante della questione, senza contare la partecipazione da parte di esponenti del mondo della politica, dello spettacolo e del sociale che hanno appoggiato l’evento.
Forse è troppo superficiale e sbrigativo definire tutto quello che è successo in Italia con il termine di antipolitica.
Effettivamente l'atteggiamento di critica ai partiti e agli esponenti politici c’è ma, come abbiamo visto, i sostenitori sono disposti anche a votare e far eleggere come rappresentante politico colui che si fa portavoce del loro malessere, in questo caso si tratta dei due comici Colbert e Grillo.
Questa non è antipolitica.
E li si può accusare, non a torto, di sfociare nel populismo e nella demagogia ma di sicuro sono due persone che hanno la capacità di puntare il dito contro delle incongruenze che non notiamo.
Dal V-Day è nata anche una proposta di legge, per quanto possa essere criticabile.
Ciò che di veramente positivo nasce da tutto questo è l’esortazione a pensare con la propria testa e cominciare ad agire in prima persona senza limitarsi a pensare “qualcuno deve fare qualcosa”.
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Silvio Berlusconi
Visto il mio sucescio, direi che fra comici e politica l'unione (non "l'Unione" neh!) è vincente! Mi conscenta!