Domenica 9 dicembre andrà in onda su Rai3
alle 21:30 "Cocaina", un film
documentario realizzato da Roberto Burchielli e Mauro
Parissone, sulla diffusione della droga a Milano.
Ed alcuni rappresentanti della politica provano ad insorgere
contro questa trasmissione.
Maurizio
Gasparri di Alleanza Nazionale ha chiesto infatti di bloccare
lo spot che pubblicizzava il programma perché sarebbe “una
vera e propria pubblicità per la cocaina”
e di sospendere la messa in onda del film stesso.
Ma è giusto chiedere che venga bloccato un documentario che
testimonia senza mezzi termini una realtà milanese?
Burchielli e Parissone si sono già fatti conoscere dal
pubblico televisivo grazie ad altri documentari, come Residence
Bastoggi, sulla vita in alcune case popolari a Roma, e Stato
di paura, dedicato al muro di via Anelli a Padova.
Il loro intento è semplicemente quello di “raccontare
i macrofenomeni sociali, i conflitti, i temi su cui la gente si
interroga”.
Il documentario Cocaina sarà infatti solo il primo di una
serie di “docu-film” che si interrogano sui
problemi della realtà quotidiana e cercano di analizzarli
tramite l'ottica di chi li vive ogni giorno: dall'insicurezza al senso
di giustizia.
La
richiesta di Gasparri di bloccare il programma è stata
rifiutata, in quanto il direttore di Rai3, Paolo Ruffini,
ritiene giusto porre all'attenzione dei telespettatori una
realtà che esiste, ma di cui non tutti sono a conoscenza:
“Cocaina racconta in presa diretta un mondo che non
vediamo anche se è sotto i nostri occhi. Un po'
come avevamo già fatto con Residence Bastoggi. È
un distillato di realtà confezionato come un film”.
Alla richiesta di Gasparri hanno risposto anche Marco Lioni dei Verdi e
Franco Ceccuzzi e Francesco Ferrante del Pd, sostenendo che “il
problema cocaina esiste ed è giusto che il servizio pubblico
ne parli”.
Per girare questo documentario, i due autori hanno trascorso una
“nottata con un poliziotto della Mobile che documenta lo spaccio
a Milano” e poi hanno filmato testimonianze di ex
spacciatori e di consumatori.
Mentre prima la cocaina era considerata la droga dei ricchi, adesso si
è diffusa anche nei ceti medi: “una dose
di coca costa poco, oggi i muratori sniffano anche per fare un turno in
più”.
Proprio
per rappresentare il più possibile alla realtà,
gli autori hanno trascorso molto tempo con i protagonisti delle storie,
per documentare come vivono, raccontare nel modo
migliore il loro punto di vista e mettere in mostra “il
racconto puro e semplice delle loro vite”.
Mauro Parissone ha così spiegato il lavoro che stanno
facendo: “ci interessa vivere i fatti mentre
accadono, trattare storie forti, centrali, popolari”.
Ed il fatto di voler mandare in onda questi lavori sulla televisione
pubblica e non su una delle tv a pagamento nasce dal bisogno di dare a
tutti “la possibilità di conoscere e di capire in
che paese viviamo”.
Ed allora cosa c'è di male nel voler mostrare
queste realtà?
Bisogna chiudere gli occhi davanti a certe storie solo
perché troppo forti e lontane dalla nostra vita oppure
è giusto rendere partecipe la popolazione di cosa accade
nelle vie della città e cosa porta certe persone a scegliere
di far uso della famosa polvere bianca?
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facciamolo sto servizio
cosi' la gente apre gli occhi....magari basta un po' di vergogna a far smettere alcuni e a non far iniziare altri