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Una casa di bottiglie tra ingegno e povertà

Allarme povertà a Roma e non solo


A Roma, nel quartiere Nomentano, c'è una casa fatta di bottiglie, tra il fiume Aniene e la ferrovia, che accoglie da ormai otto anni gli slovacchi Anna e Joseph con i loro due figli Annamaria e Marco, entrambi nati in Italia. La struttura dell'abitazione dotata di un minuscolo ambiente esterno, una piccola mansarda e due stanzette, si presenta molto originale: ad ogni strato di bottiglie corrisponde una passata di cemento, così da innalzare la costruzione fino ai due metri. Tutte quelle bottiglie sono state procurate ai due coniugi da alcuni amici che, come la stessa Anna afferma, "bevono molto".

Tuttavia il vetro non è isolante come i laterizi e all'interno c'è umidità e gelo, e da terra vi è continua infiltrazione di acqua. L'interno della casa è ricoperto di disegni dei bambini, amanti della pittura. La famiglia slovacca vive qui in dignitosa povertà, i servizi sociali conoscono bene la loro situazione ed ogni giorno offrono pasti ai piccoli. A offrire assistenza anche un'attempata signora e due confinanti bielorussi. Anna lavora come domestica e fa pulizie ovunque gli capiti, Joseph invece lavora saltuariamente nel campo dell'edilizia, ma anche in altri settori se c'è disponibilità di lavoro.

L'originalità della condizione di questa famiglia slovacca non deve distogliere dall'allarme povertà che si registra in modo progressivamente maggiore in tutta Italia, e Roma non è assolutamente priva della classe dei nuovi poveri: qui, duemila persone vivono in strada, altre novemila in auto, baracche, accampamenti. È un'ondata di persone disperate, un numero che continua a crescere nonostante l'intervento delle associazioni umanitarie come la Comunità di Sant'Egidio e del Comune. Finire in mezzo ad una strada non è poi molto difficile, basta perdere il lavoro e non avere alle spalle una famiglia che possa sostenerti economicamente. Per gli immigrati, poi, è ancora più semplice che la situazione degeneri, causa la slealtà di alcuni datori di lavoro che truffano, non retribuendo, o la morte dell'anziana signora cui si badava.

A Roma ci sono diversi esempi di "abitazioni" ricavate: basti pensare alla grotta naturale presso via Tiburtina dove vivono una cinquantina di persone romene o alla favela di Monte Mario, che accoglie più di quindici famiglie, anch'esse romene, a pochi passi dalla villa di Cecchi Gori e da un Hotel esclusivo. Questo dislivello di condizioni dovrebbe farci pensare. E la schiera dei nuovi poveri, la cui voce sempre meno viene ascoltata, e che avanzano silenziosamente e faticosamente per le strade della Capitale.

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