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Crisi politica: verso le elezioni anticipate

La crisi politica si aggrava: si andrà quindi a votare con una legge elettorale che tutti hanno definito inadeguata alla democrazia italiana. Ma noi che possiamo fare per l'Italia?

Gli spiragli per una soluzione politica che permettesse all'Italia di andare alle urne con una nuova legge elettorale sono oramai ridotti a zero: Franco Marini, presidente del Senato incaricato di formare un governo "di scopo", ha gettato la spugna.
Di fronte all'opposizione irriducibile del centro-destra, arrivato a rifiutare anche la proposta di un governo dalla durata di soli 3 mesi, Marini non ha potuto che constatare l'impossibilità di continuare le consultazioni.
Si andrà quindi a votare, a meno di improbabili sorprese dell'ultim'ora, nel mese di Aprile, con una legge elettorale che tutti hanno definito inadeguata alla democrazia italiana.

Da qualsiasi parte si guardi a questa gravissima crisi politica è palese l'inadeguatezza di una classe politica di centro-sinistra che è stata incapace di governare il paese, e che è collassata dal suo interno per le divisioni e i personalismi, così come inadeguata è sembrata a tantissimi la dirigenza del centro-destra, che pur di andare al voto sapendo di avere una probabile vittoria in tasca, ha anteposto il proprio interesse a quello di un paese che non merita di affrontare altri anni di stallo politico, inevitabile conseguenza di un nuovo parlamento che non riuscirà a garantire i numeri per la governabilità.

Ma forse non è più il caso di continuare nel "gioco delle colpe": quelle sono davanti a tutti e possono essere analizzate liberamente.
La gravità della situazione impone a tutti i cittadini, e soprattutto a noi giovani, di concentrarsi sul futuro, sul cosa si possa concretamente fare per aiutare questa "povera" Italia a uscire dalla grave crisi sociale, politica ed economica che da troppi anni la tiene bloccata nell'indefinita paralisi di una ricchezza culturale e materiale di scorta incapace di trasformarsi in piena modernità.
Cosa fare? Ognuno ha le sue idee: è il momento di tirarle fuori dai circoli ristretti degli amici e delle discussioni oziose e renderle proposte concrete e azione.
Ne saremo capaci? Noi italiani, noi giovani italiani. 
I dubbi sono tanti ma la certezza è una: se non ce la faremo saremo colpevoli di aver lasciato cadere nel nulla il nostro compito storico e generazionale.

LA CRONACA DELLA RINUNCIA DI MARINI
"E' diffusa tra le forze politiche la consapevolezza della necessità di modificare la legge elettorale vigente. Non ho riscontrato però l'esistenza di una significativa maggioranza su una precisa ipotesi di riforma elettorale. Nel rammaricarmi della impossibilità di raggiungere un obiettivo che ritengo necessario per il paese, voglio ringraziare tutti coloro che hanno partecipato agli incontri. Per queste ragioni ho rimesso nelle mani del presidente della Repubblica l'incarico che mi è stato conferito". Così Il presidente del Senato Franco Marini al termine dell'incontro al Quirinale con il capo dello Stato Giorgio Napolitano dopo aver concluso le consultazioni.

Marini ha ribadito che l'incarico gli era stato conferito per "verificare le possibilità di consenso su una riforma della legge elettorale e di sostegno a un governo funzionale all'approvazione di tale riforma e all'assunzione delle decisioni più urgenti".

Il presidente del Senato ha quindi ricordato di aver incontrato le delegazioni delle forze politiche presenti in Parlamento, le forze sociali ed economiche, il comitato promotore del referendum elettorale e il comitato per la riforma elettorale.

Napolitano dal canto suo ha "preso atto di quanto riferito" dal presidente del Senato e lo ha "ringraziato per l'alto senso di responsabilità con cui ha svolto il compito affidatogli".

Adesso che Marini ha rimesso l'incarico a Napolitano è quasi scontato che il capo dello Stato scioglierà le Camere e si tornerà alle urne proprio ad aprile. E le domeniche in cui chiamare gli italiani al voto potrebbero essere quelle del 6 o del 13 aprile, o al massimo del 20 aprile. Infatti, non devono passare più di 70 giorni per avere il nuovo Parlamento: questo il limite temporale previsto dalle norme che regolano la prassi per il voto, secondo la Costituzione.

Intanto il Consiglio dei ministri è stato convocato per domani alle 10 a Palazzo Chigi per l'approvazione del decreto presidenziale per l'indizione del referendum popolare abrogativo di talune norme della legge elettorale.

Fonte Adnkronos/Ign
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Commenti dal 1 al 1
(1)

Gully mercoledì, 6 febbraio 2008

Questa legge elettorale

Non è la causa dei mali del governo prodi o di un qualsiasi governo, perchè alle scorse elezioni il centro destra al senato aveva 250 mila voti in piu che la sinistra!
Davanti a un italia spaccata esatttamente a metà qualsiasi legge elettorale sarebbe un aborto!
Meno male che alle prox elezioni questa condizione non ci sarà più!

n° 1
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