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Giovani al potere (ma da vecchi)

E tu sei disposto ad aspettare? Oppure...

Siamo uno dei paesi più vecchi del mondo. E non parliamo solo dell’invecchiamento naturale della popolazione, che, seppur particolarmente grave nel nostro paese, è in linea con la tendenza demografica della maggioranza dei paesi economicamente più avanzati.
Parliamo dei posti chiave del potere politico ed economico che sono appannaggio di una delle lobby più potenti, trasversali e più aggrappate ai loro privilegi di sempre: quella dei professionisti del comando, che nessuno riesce a scalzare dalle loro poltrone.

Conseguenza della saggezza delle vecchie generazioni alle quali il paese vuole continuare ad affidarsi? In parte forse è così. Ma c’è sicuramente dell’altro.
La dimostrazione l'abbiamo avuta nelle ultime elezioni politiche, quando, a causa della nuova legge elettorale, la composizione delle liste elettorali si sarebbe automaticamente trasformata in seggi parlamentari. Ebbene le segreterie di partito hanno fatto scelte che ci hanno portato ad avere un Parlamento con un’età media di 54 anni, contro un’età media della popolazione italiana di 42 anni.
Per carità di patria evitiamo di confrontare l’età media dei membri delle assemblee legislative di tutto il mondo con quella italiana.
E che dire del mondo dell’economia? Mentre negli Usa i giovani imprenditori sono miliardari prima dei 30 anni, in Italia un sistema produttivo in mano alle corporazioni e alle lungaggini burocratiche costringe le menti migliori della nostra generazione a sbattersi tra un master e uno stage, in attesa che le idee innovative scompaiano. A quel punto il sistema paese sembra disposto ad accogliere gli ormai ex giovani.
E a seguire le cattedre universitarie e le carriere protette dagli ordini professionali, tutto ciò che dovrebbe essere cultura e innovazione.

Qualcuno si batte contro questa situazione. E le voci di “quelli che contano” periodicamente si alzano a denunciare il fatto. Peccato che siano solo le loro voci ad alzarsi. Quelle dei politici inamovibili e degli imprenditori, il cui ricambio generazionale rende lampante il fatto che in questo paese l’omonimia non è mai un caso.

Eppur qualcosa si muove anche nel torpore generale che ci circonda.
Luca Josi, un “giovane” di 40 anni dal passato di dirigente politico e dal presente di manager, ha deciso di passare all’azione in una maniera alquanto originale: invece di protestare contro chi ha occupato i posti chiave, ha chiesto alle nuove leve del mondo delle professioni e della politica di sottoscrivere un “patto generazionale” che li impegni pubblicamente a non compiere gli stessi errori dei loro padri.
L’errore di sentirsi insostituibili e di sguazzare nel vizietto italiano della doppia morale: quella valida per gli altri e quella valida per se stessi.
Se oggi i giovani chiedono, per far crescere il paese, che i gerontocrati si facciano da parte – è il ragionamento di Josi e dei tanti che hanno già sottoscritto il patto – dobbiamo essere coscienti del fatto che non potremo in futuro fare “spallucce” a fronte delle richieste di cambiamento delle nuove generazioni.
Luca Josi chiede in sostanza che gli "emergenti di oggi" si impegnino a lasciare i posti di potere a 60 anni, per dedicarsi poi alla formazione delle nuove leve.

Un discorso, quello di Josi, che, seppur a tratti bizzarro, rappresenta in maniera egregia la realtà del nostro paese: il grande vecchio della politica italiana, Giulio Andreotti, aveva solo 27 anni quando si sedette per la prima volta nel Parlamento italiano e rappresentò all’epoca il reale cambiamento che animava l’Italia post-fascista. Peccato non se ne sia più andato da quel seggio.
E tanti piccoli Andreotti sono gli uomini e le donne della generazione cresciuta politicamente negli anni ’60, tra i rivoluzionari agitatori del ’68 che trasformatisi in amorevoli padri di famiglia hanno scoperto le gioie del posto fisso.

Ma nello scorrere la lista delle adesioni è evidente come questa voce di raffinato dissenso sia rappresentativa di una piccola elitè di fortunati, che, seppur meritevoli, non rappresentano la vera tragedia del nostro paese: quella elitè potenziale, e ampia, che la paralisi del sistema Italia sta condannando all’emarginazione.

Questo paese ha bisogno che siano gli "altri", le migliori menti della nostra generazione costrette alla panchina, a parlare e a farsi sentire. A uscire dall’apatia e a protestare nell’unico modo utile: quello del fare.
Di fare impresa e cultura. Di produrre cambiamento nella società. Di creare alternative vere costruendole dal basso con entusiasmo e capacità.
Di fare in modo che le cariatidi dei poteri eterni siano messe all’angolo nella realtà dei fatti.
Perché le soluzioni non arriveranno con gentili concessioni dall’alto.
Perché l’unica sola soluzione praticabile è quella di iniziare a pensare il nostro futuro non come attesa ma come impegno, non più rinviabile, di oggi.

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Commenti dal 1 al 1
(1)

LEGGETE IMPORTANTE lunedì, 5 febbraio 2007

La serieta'

non se ne può più che una massa di vecchioni decida il futuro di gente giovane e ambiziosa...
bisogna ricambiare tutto il sistema di governo... POTERE AI GIOVANI...
un politico deve avere intorno ai 30 - 40 max 50 poi dopo quelli più vecchi sciò via dai coglioni, non sanno le esigenze del mondo che viene quindi è giusto levarli di mezzo...
POTERE AI GIOVANI...

n° 1
Alessia lunedì, 5 febbraio 2007

Re: La serieta'

> non se ne può più che una massa di vecchioni decida
> il futuro di gente giovane e ambiziosa...
> bisogna ricambiare tutto il sistema di governo...
> POTERE AI GIOVANI...
> un politico deve avere intorno ai 30 - 40 max 50
> poi dopo quelli più vecchi sciò via dai coglioni,
> non sanno le esigenze del mondo che viene quindi è
> giusto levarli di mezzo...
> POTERE AI GIOVANI...

Mi sembri un tantino radicale. Intanto gli over 50 non è detto che siano dei rimbambiti come pensi tu.. sai, a volte, l'esperienza conta, più di creatività e fantasia.
Poi è normale che avere una classe dirigente più giovane aiuterebbe la politica italiana, sono d'accordissimo, anzi la cosa migliore sarebbe far rispettare la legge secondo cui un politico può affrontare al massimo 2 legislature. Dopo a casa.

ika lunedì, 5 febbraio 2007

Re: La serieta'

ciao..anche secondo me..il potere deve essere lasciato ai giovani..cioè alla generazione che conosce le esigenze del paese..e che sarà il futuro del nostro paese..però credo anche che non bisogna eliminare del tutto la presenza di gente più "anziana" in politica..hanno kmq una certa esperienza e possono dare una mano ai giovani..insegnando come si porta avanti un paese..visto che loro lo hanno già fatto per diversi anni...

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