Quelli che non vogliono spostarsi e vogliono un lavoro esclusivamente nel proprio comune sono solo il 28%. Questo vuole dire che il 72 per cento è disposto a muoversi. Tra questi giovani pronti a "migrare" e a mettersi in gioco, quelli disposti a muoversi anche fuori dai confini nazionali sono quasi un quarto delle ragazze e dei ragazzi che cercano lavoro . Il 21,9 per cento di loro sarebbe disposto a muoversi in un comune diverso da quello in cui vive pur di rientrare nel fine settimana. Il 44,6 è pronto a lavorare in un'altra città ma a condizione di rientrare in serata. Il 31,5 per cento è disposto ad accettare un impiego ovunque in Italia senza porsi alcun vincolo.
Se si analizzano le differenze di genere, ci si accorge che sono soprattutto i ragazzi, più delle ragazze, a mostrarsi propensi a lasciare la propria città d'origine. Quanto alle ragioni, è soprattutto per la retribuzione ma anche per cercare di raggiungere maggiore stabilità e sicurezza del lavoro o anche per avere accesso a migliori opportunità di carriera.
Se la disponibilità a muoversi è da accogliere come un elemento positivo che rende più agevole l'incontro della domanda e dell'offerta di lavoro, allo stesso tempo è anche il segno di un disagio nei confronti del mondo delle imprese che con crescente difficoltà paiono in grado di offrire ai giovani.
Dai dati dell'indagine si ricava che solo il 43 per cento degli "under 34" lavora con un regolare rapporto di lavoro mentre il restante si redistribuisce tra chi ha svolge un lavoro autonomo (il 18%), chi lavora ma senza un regolare rapporto di lavoro (il 6%), chi sta seguendo un corso di formazione (l'8%), chi cerca un impiego (il 14%) e chi non cerca neppure un impiego (il 18%).
In questi ultimi anni molti giovani, spesso laureati e di alto profilo, stanno sperimentando una specie di emigrazione forzosa determinata dalla necessità di trovare un impiego. Al Nord il 94% dei laureati ha trovato un impiego nella stessa provincia in cui ha studiato mentre riesce a fare lo stesso solo il 65% dei neolaureati del Mezzogiorno. Spesso quindi si tratta di una mobilità difficile e complessa da gestire e sostenere. Anche perché non si tratta quasi mai di brevi periodi ma di un tempo che può arrivare a diversi anni. La chiave di volta è l'alloggio: un posto letto in camera doppia costa 300-350 euro al mese, troppo in confronto al salario medio che percepisce chi è al primo impiego
Cosa ne pensate? Quanti di voi hanno cambiato città per studiare o lavorare?
Commenti dal 1 al 3
(3)
Aggiorna i commenti
Feed RSS dei commenti
nord italia troppo caro
in effetti..le cose stanno andando proprio cosí..io sono da tre anni in germania per lavoro e sto veramente da dio, la paga é buona, gli affitti nn sono per niente cari(200 euro circa) e sopratutto la vita, gli sudenti poi hanno molte piú agevolazioni e nn esiste lavoro in nero, ma questo forse noi lo raggiungeremo tra 10 anni(e forse me ne torneró indietro)..peccato solo che nn é abitata da italiani..questo e altro solo per avere un posto sicuro e buone referenze
sto in Svezia
contrariamente a quanto si pensa, addirittura la Svezia e' meno cara dell'Italia!
a mio parere:
E' quello ke farò appena avro il diploma in mano!!
Casualità....?!
Bellissimo..."Metro"(noto giornale da informazione viaggiante)pubblica a distanza di un giorno un articolo sulla stessa tematica..citando la medesima inchiesta! COMPLIMENTI REDATTORI DI GIOVANI!SIETE ARRIVATI PRIMI!