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L'America degli adolescenti, tra armi e stragi

C'è una triste storia di disagi che macchia le nuove generazioni americane. Una storia di sangue, ideali distorti e leggi che troppo spesso tutelano il dollaro più della vita

In America per loro c'è un termine apposito coniato dall' FBI: school shooter, pistolero della scuola.
Sono quei ragazzi che un giorno si presentano in classe, davanti ai loro compagni e insegnati e armi in pugno, nel giro di pochi minuti stravolgono le loro vite e quelle degli altri.
Sono centinaia i casi di violenza nelle scuole americane, centinaia all'anno.
Dalle aggressioni agli stupri, dalle rapine alle minacce e percosse, dalle guerre tra bande allo spaccio di droga; ma i casi più eclatanti arrivano nei nostri telegiornali perchè si tratta purtroppo di vere e proprie stragi.

L'ultima in termini di tempo è successa in Virginia, nel campus del politecnico di Blacksburg: Cho Seung Hui, studente sudcoreano della stessa università, ha compiuto in un modo feroce e senza che nessuno per molte ore potesse fermarlo, un massacro di 32 persone, per la maggior parte studenti del campus.
In America questa strage ha avuto un impatto terribile soprattutto quando si è scoperto che si poteva fare qualcosa per prevenire se non la strage, almeno gran parte delle morti.
Tempo prima alcuni insegnanti avevano notato e denunciato alle autorità del campus gli strani comportamenti del giovane che avrebbe anche espresso parte della sua follia in diversi scritti, anch'essi passati per le mani degli insegnanti.
Se questo primo segnale di allarme non venne colto, nemmeno i primi spari riuscirono ad avvisare di ciò che stava succedendo.
Uccisi due compagni nel dormitorio in cui risiedeva, il giovane sudcoreano è tornato nelle sue stanze, ha ricaricato le due pistole con cui ha fatto fuoco e si è diretto negli edifici dalla parte opposta del campus dove si tenevano regolari lezioni.
Non ha nascosto le sue intenzioni, non si è fermato davanti a niente e durante il tragitto, avrebbe imbucato in una casella postale un plico contenente un video, girato forse con la complicità di una seconda persona, in cui parla della strage.
Arrivato nelle aule, ha ucciso decine di studenti mentre la polizia circondava l'area e infine, dopo aver ammazzato due ragazze, si è suicidato.

Era un giovane depresso, strano, uno studente prossimo alla laurea in inglese dalla fantasia troppo morbosa e contorta per non attirare l'attenzione.
I suoi scritti, i suoi comportamenti a volte violenti, troppo spesso ombrosi, i suoi discorsi sui ricchi e sulle ingiustizie erano tutti, col senno di poi, i classici campanelli di allarme per chi doveva capire, così come successe per i giovani affascinati da una ideologia "gotica nazista" della Columbine High School.
Secondo l' FBI lo school shooter ha un profilo a cui si attiene più o meno fedelmente.
Una famiglia alle spalle, una mancanza di valori che diventa evidente sia con un certo tipo di abbigliamento che con un comportamento diverso col passare del tempo; i discorsi e le idee tendono ad estremizzarsi, diventa difficile camuffare il disagio e le stragi, quasi sempre, sono annunciate perchè pianificate a lungo, mai improvvisate ma pensate nel dettaglio.
C'è la costruzione dell'arsenale, la strategia da mettere in atto con l'eventuale complice, molto spesso bersagli da punire.

Per Cho Seung Hui erano la ragazza che lo aveva rifiutato, si dice, ma soprattutto, come afferma nel video che spedì e che è stato mandato in onda censurato da una emittente americana, erano da punire i ricchi per tutto quello che avevano e che facevano subire a lui di riflesso, giovane immigrato orientale nel cuore dell' America perbene.
Alla Columbine High School, in un sobborgo vicino Denver nel Colorado, ad impugnare le armi furono due liceali e anche in quell' occasione si trattò di una strage annunciata.
Dylan Klebold e Eric Harris non avevano amicizie particolari ma amavano frequentare strane compagnie; erano giovani di buona famiglia ma con trascorsi di depressione e ricoveri alle spalle, con la fedina penale sporca e stranamente affascinati da ideologie naziste, dalla parte più rude e oscura della musica industrial, dai libri di strategie e di armi.
A scuola non passavano inosservati per il loro modo di vestire, per le teorie sulla razza ariana, per l'odio verso altre etnie e i gay: erano scostanti, a volte aggressivi, chiusi in se stessi davanti agli adulti e troppo chiusi in quanto gruppo.
Con il tempo, come poi dissero alcuni amici, i due ragazzi divennero troppo estremi ed estremisti, allontanandosi da tutti e finendo con l'isolarsi.
Nessuno si era reso conto di questa evoluzione verso il disastro?
Nessuno in America, un Paese dove la prima strage in una scuola avvenne negli anni Venti, dove le armi circolano liberamente e le scuole sono dotate di metal detector, poteva davvero prevenire ciò che sarebbe successo?

Eric e Dylan una mattina hanno ucciso 13 compagni, ne hanno feriti più di venti e poi si sono uccisi.
"Ci rincorrevano, ci sparavano, ridevano e ci prendevano in giro" disse alla stampa qualcuno che era scampato ai proiettili e alle trappole esplosive che i due avevano confezionato seguendo istruzioni prese da internet.
La tragedia in America ha fatto esplodere per l'ennesima volta la questione della libera vendita di armi che almeno il 39% delle famiglie possiede, secondo dati relativi solo alla regolare registrazione e detenzione.
In Virginia per comprare un'arma basta avere la fedina pulita, nei cinque stati d'oro della vendita delle armi, che sono Idaho, Montana, Oregon, Wyoming e Alaska i rivenditori sono quasi un migliaio per stato.
Ogni anno centinaia di bambini muoiono a causa di proiettili sparati accidentalmente eppure la maggior parte degli americani continua ad affidarsi alle armi per la propria difesa e sicurezza.
L'educazione nelle scuole contro la violenza e l'uso delle pistole sembra non fare troppi progressi e l' America vive ancora con la paura di svegliarsi una mattina e diventare protagonista di una nuova Columbine o una nuova Blacksburg.

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