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Gran Bretagna: è allarme baby gang

Nell'ultimo anno sono aumentate le aggressioni da parte delle baby gang e nel Regno Unito scatta l'allarme per la criminalità minorile

In Inghilterra è scattato l’allarme per la criminalità minorile.
Negli ultimi tempi sono aumentate le violenze da parte di gruppi di adolescenti e nel paese la preoccupazione per questo fenomeno sta crescendo ogni giorno di più.
L’ultimo episodio risale alla settimana scorsa, quando a Gorton, sobborgo di Manchester, due ragazze di 14 anni sono state aggredite da alcune coetanee, schiaffeggiate, derubate e costrette a spogliarsi, restando nude per la strada.

Sempre ad agosto ci sono stati diversi casi di omicidi commessi da minorenni: Rhys Jones, un bambino di 11 anni, è stato assassinato da un coetaneo in un sobborgo di Liverpool ed è iniziata la caccia all’uomo per scoprire chi ha procurato la pistola al ragazzino; un uomo di 47 anni, nel Cheshire, è stato ucciso a calci da un gruppo di ragazzi tra i 14 e i 16 anni dopo aver protestato perché gli avevano rotto il vetro dell’automobile; nel sobborgo di Haringey (Londra) tre adolescenti sono stati feriti da un coetaneo che ha aperto il fuoco durante una festa.
Lo scorso anno Jessie James, 15 anni, è stato ucciso perché si era rifiutato di entrare in una banda locale.

Una situazione insostenibile a cui bisogna porre rimedio.
Già Tony Blair, durante il suo governo, aveva affermato la necessità di trovare una soluzione a questo problema, per combattere la criminalità soprattutto quando a violare la legge sono degli adolescenti.
Adesso il primo ministro Gordon Brown ha annunciato nuove misure per cercare di contenere il fenomeno. Anche se viene criticato e accusato di presunta passività da parte dell’opposizione conservatrice, il cui leader, David Cameron, chiede un “pugno di ferro” come quello attuato da Giuliani a New York negli anni Novanta per contrastare la criminalità.

Le bande minorili sono sempre più spietate e feroci.
Nel 2006 tremila reati sono stati commessi da bambini al di sotto dei 10 anni, troppo piccoli per essere incriminati e processati.
Negli ultimi 12 mesi 20 adolescenti sono stati uccisi da bande giovanili.
Ma qual è la realtà di questi gruppi di adolescenti che si ritrovano per le strade, soprattutto nei sobborghi delle grandi città, e cercano di ottenere con la violenza quello che vogliono?
Secondo un rapporto della polizia, a Londra esistono 170 gang giovanili: la maggior parte formate da 20 a 30 persone, mentre le più grandi possono arrivare a 100 membri.
In genere sono suddivise a seconda dell’etnia: afro-caraibici, asiatici e bianchi.
Utilizzano pistole di piccolo calibro e vestono con colori diversi che denotano la loro zona di appartenenza.

Il responsabile di Scotland Yard, Barry Norman, ritiene che, dopo il terrorismo, quello delle baby gang sia il più grave problema d’ordine pubblico della Gran Bretagna.
E riuscire a contrastarle non è facile: “provare a sopprimerle è come tenere un pallore sott’acqua”, afferma sempre Norman, “prima o poi salterà fuori colpendoci in faccia”.
Secondo Raymond Stevenson, direttore della campagna finanziata dal governo “Don’t Trigger”il motivo per cui questi ragazzi si lasciano affascinare dalle gang è la mancanza di modelli positivi. Sono figli di ragazze madri o di padri alcolizzati. […] Considerano la società come un nemico. L’unico tipo di glamour che vedono attorno a sé è rappresentato dalle gang”.
E allora cosa dovrebbe fare il governo per togliere questi ragazzi dalla strada e insegnarli che la violenza può solo peggiorare la loro situazione, facendoli finire in un giro da cui è sempre più difficile uscire?
Nel gruppo si sentono forti e sicuri, pronti a tutto. Trovano ciò che in famiglia non hanno e pensano così di risolvere i loro problemi.
E in Italia invece?
Per fortuna non siamo ancora arrivati a questo punto, anche se a volte si sentono notizie di bullismo o di atti di criminalità compiuti dai minorenni.
Ma in tal caso, quale dovrebbe essere la soluzione più giusta per arginare il problema?
Basta semplicemente inasprire le pene, abbassando l’età minima per la responsabilità penale, come suggerisce in Gran Bretagna l’avvocato Lawrence Lee, o bisognerebbe cercare di recuperare questi giovani con programmi più mirati e adeguati?

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Commenti dal 1 al 1
(1)

Giustiziere martedì, 4 settembre 2007

Soluzione...

Ma quale processo? Quale inasprimento di pene? Quale rieducazione? Sono bambini di 10-12 anni... un bel calcio nel culo a loro e due nel culo dei genitori!!

n° 1
Daniele martedì, 4 settembre 2007

Re: Soluzione...

> Ma quale processo? Quale inasprimento di pene?
> Quale rieducazione? Sono bambini di 10-12 anni...
> un bel calcio nel culo a loro e due nel culo dei
> genitori!!

Magari bastassero un paio di calci nel culo, mi sa che qui siamo già parecchio oltre....

Giustiziere martedì, 4 settembre 2007

Re: Soluzione...

>> Ma quale processo? Quale inasprimento di pene?
>> Quale rieducazione? Sono bambini di 10-12 anni...
>> un bel calcio nel culo a loro e due nel culo dei
>> genitori!!
>
>Magari bastassero un paio di calci nel culo, mi sa
>che qui siamo già parecchio oltre....

Bisogna finirla con il buonismo! Basta a quelli che dicono "poverini vivono in una condizione disagiata"... a 12 anni un'educazione o ce l'hanno oppure no, non c'entra niente la condizione! E, soprattutto, l'educazione deve essere una questione FAMIGLIARE e non di stato...

Rosy martedì, 4 settembre 2007

Re: Soluzione...

ma se una famiglia non ce l'hanno?!?!
O non è adatta e non gli ha dato la giusta educazione?!?
in quel caso che si fa secondo te?

>>> Ma quale processo? Quale inasprimento di pene?
>>> Quale rieducazione? Sono bambini di 10-12 anni...
>>> un bel calcio nel culo a loro e due nel culo dei
>>> genitori!!
>>
>>Magari bastassero un paio di calci nel culo, mi sa
>>che qui siamo già parecchio oltre....
>
>Bisogna finirla con il buonismo! Basta a quelli che
>dicono "poverini vivono in una condizione
>disagiata"... a 12 anni un'educazione o ce l'hanno
>oppure no, non c'entra niente la condizione! E,
>soprattutto, l'educazione deve essere una questione
>FAMIGLIARE e non di stato...

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