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Freeters: precari in Giappone per scelta

Mentre in Italia i giovani all'unisono dicono no al precariato, in Giappone c'è invece chi lo preferisce ad un lavoro stabile

1Da Tokyo un nuovo trend che riguarda l’ambito lavorativo. I suoi adepti vengono chiamati freeters (giapponese: furītā), parola derivante dall’inglese free, libero, e dal tedesco arbeiter, lavoratore.
Essi svolgono lavori part-time, occasionali, Arubeito come dicono nella loro lingua, ma non per necessità, bensì per scelta ponderata.
Fanno del precariato un must perché vogliono coscientemente essere liberi e ribellarsi al lavoro di tipo gerarchico condotto dai loro padri.
Hanno cominciato ad apparire verso la fine degli anni ’80 e da allora la crescita è stata solo di tipo esponenziale. Basta pensare che, dalle stime, nel 2005 i freeters si aggiravano a circa 4,5 milioni. Secondo le previsioni, continuando così si arriverà a 10 milioni nel 2014.
Un “popolo” di ragazzi, quindi,  che vogliono contrapporsi ai metodi di management fino ad ora imposti dalla cultura dell'impresa classica giapponese.

"Il deterioramento delle condizioni dell'ambiente lavorativo può essere una delle cause dell'aumento del numero di neets", e cioè dei giovani che vivono al di fuori dei circuiti dell'educazione, dell'impiego e della formazione (not in education, employment or training), secondo il professore Genda Yuji dell'Istituto di Scienze Sociali dell'Università di Tokyo.
La fascia di età dei freeters è quella compresa fra i 15 e i 34 anni. Generalmente vivono a casa dei propri genitori proprio perché senza un lavoro “fisso” non è possibile farcela con le proprie forze.
2Secondo il Japan Institute of Labor, esistono tre categorie di freeter:
Quella di chi proroga, composta da giovani che vogliono attendere di capire cosa vogliono fare davvero prima di cominciare una carriera;
Quella di chi persegue un sogno;
Quella di chi non ha alternative.

A qualsiasi gruppo comunque appartengano, secondo il Giappone i freeters adottano uno stile di vita non giusto, poiché facendo così non possono crearsi una famiglia. Questo incide drasticamente sulle nascite, in un Paese già noto per il basso tasso di natività.
Inoltre, il lavoro precario è rinomato per la quasi assenza di versamenti ai fini pensionistici, rivelandosi malevolo per l’economia nipponica debilitata da milioni di persone che danno, a livello di soldi, quasi nulla al sistema.
Nella vana speranza di tamponare questo tragico fenomeno, il Giappone ha istituito diversi uffici, gli Young Support Plaza, in cui si aiutano i giovani ad entrare nella giusta maniera nel mondo del lavoro.
Yasuyuki Nambu, presidente del gruppo Pasona, agenzia di lavoro interinale molto importante in Giappone, ha dichiarato che "almeno venti milioni di giapponesi, circa il 35 per cento della forza lavoro, ha un contratto a termine" e "cinque milioni di loro sono freeter dichiarati. Non vogliono restare nella stessa azienda, non cercano il posto fisso, hanno idee chiare, sono determinati, creativi e stanno cambiando il Giappone".

3Un Giappone, secondo vox populi, ancorato ancora a vecchie idee, a vecchi schemi e a vecchie teorie: "quando ero giovane non c'era nessuno tra i miei amici che non pensasse di impiegarsi in qualche grande azienda o in banca. Io non sono mai stato attratto da quel tipo di vita. Così ho deciso di iniziare a lavorare per conto mio. Oggi le cose sono cambiate, ci sono i freeter e sempre più giovani cercano modelli di vita alternativi. Sono sicuro che tra di loro ci siano persone creative e che proprio da questo mondo sotterraneo emergeranno nuovi artisti. Se la società giapponese darà spazio a questo genere di persone credo che diventerà migliore" dice lo scrittore Haruki Murakami.
Secondo una ricerca del 2002 del giornale online Web Japan effettuata su un campione di 100 giovani, di cui 50 freeters e 50 con un impiego fisso, è emerso che il 78% dei freeters lo era per scelta e solo il 28% degli impiegati non capiva perché essi prediligessero questo tipo di vita.

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Commenti dal 1 al 1
(1)

martina lunedì, 14 gennaio 2008

già..

ma lo stipendio?
sarebbe carino ed utile paragonare un lavoro atipico o cm saltuario giapponese con uno atipico saltuario italiano...

n° 1
Babi lunedì, 14 gennaio 2008

Re: già..

eh gia...
un mio amico italiano lavora part-time a Tokyo perchè sta ancora studiando e per ora (al cambio) guadagna circa 2000 euro...
un bel part-time direi!

> ma lo stipendio?
> sarebbe carino ed utile paragonare un lavoro
> atipico o cm saltuario giapponese con uno atipico
> saltuario italiano...
>

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