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Radiohead pronti per il nuovo album

Dal rock rarefatto di "Pablo Honey" alla sperimentazione di "Hail To The Thief", sono passati una generazione e dieci anni di musica. I ragazzi di Oxford hanno da tempo annunciato un nuovo lavoro e i fans attendono con trepidazione. Cosa si inventeranno questa volta i Radiohead? Nel frattempo ripercorriamo la loro carriera


Nel 1988 il cantante Thom Yorke e il bassista Colin Greenwood, già nel gruppo punk dei Tnt, decidono di formare una nuovo gruppo. Si uniscono subito a loro Ed O' Brien, chitarrista, e Phil Selway, batterista, seguiti dal fratello di Greenwood, Johnny, violinist. I cinque scelgono il nome di On A Friday, in onore al giorno in cui si riuniscono per provare, nei pochi momenti liberi.

Il primo Ep della band inglese, "The Drill", è tuttavia un mezzo fiasco. Per loro fortuna subito dopo viene pubblicato il singolo "Creep", la canzone che, a detta di Colin Greenwood "ci avrebbe dato fortuna, ci avrebbe distrutto la vita e ci avrebbe illuminato il cammino". E' una sorta di inno per una generazione di perdenti ed emarginati, avvolto in un'atmosfera decadente, falcidiata da riff abrasivi di chitarra e dal falsetto disperato del cantante. Un hit mondiale che cambia la vita ai Radiohead.Thom Yorke e compagni, infatti, non sono la della classica "one-hit-band" come qualcuno già profetizzava. Di medio impatto l'album di debutto, Pablo Honey (1993). Realizzato in tre settimane, il disco raggiunge la venticinquesima posizione nelle classifiche inglesi.

Nel 1994 esce "My Iron Lung", che anticipa l'uscita di The Bends (1995). L'album segna un piccolo passo avanti, e subito i Radiohead vengono etichettati come i "nuovi U2". Svettano un paio di singoli di razza, come "High And Dry" e "Fake Plastic Trees". Yorke e soci, comunque, appaiono ancora incerti tra un hard rock venato di umori psichedelici e un pop introverso stile Smiths.

 

La svolta è del 1997: esce Ok Computer, destinato ad essere annoverato tra i capolavori degli anni Novanta. E' un album rock visionario e psichedelico, dedicato alla fantascienza. Un lavoro in cui svettano brani melodici di grande impatto emotivo ("Karma police", "Exit music", "Lucky"), ma anche un singolo dichiaratamente anti-commerciale come "Paranoid Android", con un videoclip alienato e completamente sganciato dalla musica. Pervaso da una malinconia di fondo e da una musica altamente suggestiva. In bilico tra sperimentazione e pop melodico, i Radiohead coniano un una formula suggestiva, che li lancia anche in America.

Il successivo disco, Kid A, esce a tre anni di distanza dal precedente, dopo una lavorazione infinita e un'attesa spasmodica, manifestatasi con una serie di scelte antipromozionali che hanno confermato i Radiohead come una felice eccezione nel panorama delle rockstar. Kid A è un disco fatto di tracce musicali, più che di canzoni, di sonorità fratturate e scomposte. Se i primi inni dei Radiohead (da "Creep" in giù) riuscivano a risultare "esplosivi" nella loro visceralità, capaci com'erano anche attraverso la maschera depressa di Yorke di dar voce alla rabbia dei "loser", in Kid A invece, i brani sembrano quasi "implodere" in sé stessi, fino a dissolversi. I riferimenti principali sono il pop degli anni 80, ma soprattutto il rock elettronico di gruppi come i Kraftwerk. Molti ritengono Kid A il miglior lavoro dei Radiohead, altri semplicemente il più pretenzioso. Certo è che "Everything In Its Right Place" e il secondo singolo che dà il nome all'album, "Kid A" sono quanto di più distante si possa immaginare dalla carica viscerale degli esordi.

Tanto coraggioso quanto discontinuo, tanto intrigante quanto acerbo, il progetto Kid A sarà perfezionato nel successivo Amnesiac che, pur contenendo brani incisi nelle stesse sessioni di registrazione, rappresenterà un notevole balzo in avanti nella stessa direzione, ovvero quella di una sperimentazione "digitale". A differenza del suo predecessore, Amnesiac (2001) appare nel complesso più accessibile e segna un ritorno delle chitarre, quasi assenti nel recente passato. In ogni caso Thom Yorke e soci proseguono nel loro lavoro di destrutturazione della forma-canzone pop, facendo largo uso di elettronica, di effettistica e di brani strumentali.Sperimentale, ma capace di tener viva l'immediatezza dei primi lavori della band, Amnesiac viene osannato dalle riviste specializzate di tutto il mondo e i Radiohead vengono celebrati come "miglior band dell'anno".

Forti dell'autorevolezza conquistata presso la critica internazionale con gli ultimi tre lavori, Yorke e compagni si ripresentano sulla scena nel 2003 con Hail To The Thief, abbondantemente "pregustato" su Internet dai loro sostenitori fin da tre mesi prima dell'uscita. Il titolo fa riferimento al presunto "furto" di voti compiuto da George W. Bush nelle ultime elezioni presidenziali americane. Ma di politico, nelle tracce dell'album, non vi è granché. Musicalmente, invece, Yorke e soci sembrano voler soprattutto riprendere in mano la lezione melodico-elettronica di Ok Computer .

 

I Radiohead sono stati fin'ora in grado di rappresentare in musica il disagio esistenziale di fine millennio, l'alienazione della "X Generation", l'umore dei giovani del nuovo secolo. Le loro canzoni, affollate di "loser" e di "creep", di androidi e di rottami spaziali, sono la sintesi ideale di un percorso che parte dalla desolazione post-punk di Smiths e Joy Division per approdare nelle fredde lande dell'elettronica europea.

Discografia:

Pablo Honey (1993), The Bends (1995) , Ok Computer (1997), Kid A (2000), Amnesiac (2001), Hail To The Thief (2003)



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