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Muse: "Black Holes & Revelations"

"Black Holes & Revelations" spiazzerà tutti i numerosi fans dei Muse, una scommessa con sé stessi alla ricerca di nuovi stimoli ed emozioni oltre le sole chitarre distorte.


Ha percorso molti chilometri ed ha visitato diversi paesi questo nuovo album del terzetto proveniente dal Devon. Viaggi come fuga per la ricerca di novità da poter respirare ed inserire nelle nuove undici, spiazzanti canzoni. Decantati come figli credibili e rumorosi dei Radiohead, i Muse giungono al loro quarto appuntamento con la voglia di mettersi in discussione provando nuovi percorsi espressivi per non cadere nello scontato e ripetitivo. Mossa coraggiosa poiché la nutrita schiera di fan, conquistata con passionali album e roventi live set, potrà rimanere quantomeno spiazzata dalla nuova veste creativa che la band ha voluto indossare. Ben consci che le critiche sono dietro l'angolo, i tre sanno che per continuare con entusiasmo e credibilità la propria carriera c'è bisogno di un rinnovamento, proprio come fecero i loro fratelli maggiori guidati da Tom Yorke in "Kid A".
Si diceva di varie tappe per la crescita di questo episodio, strade che passano dalla Francia, volano a New York ed approdano a Milano negli studi "Officine Meccaniche" di Mauro Pagani (già con i Pfm e storico collaboratore di Fabrizio De André). Umori, incontri, influenze che vanno tutte a sovrastare l'impianto prepotentemente indie rock dei loro trascorsi.

In primis c'è una massiccia presenza di componenti elettroniche costantemente caratterizzate da tappeti di synth. C'è la wave anni '80 con richiami principalmente ai Depeche Mode ("Map of the problematique), c'è un sorta di epica romantica e iper prodotta a metà strada tra gli U2 ed i Keane di "Everybody's changing" ("Invicible"), c'è ancora l'irruenza chitarristica Muse old style ("Assassin", "Exo Politics) arricchita da qualche effetto digitale in più. Quello poi che proprio non ci si aspetta è trovare anche musica latina e flamenco seppur imbastarditi da coltri di distorsione ("City Of Delusion"); insomma notevoli variazioni sul tema che inizialmente posso far considerare il tutto come un'informe babele di generi e che solo con successivi ascolti si rivela come un disco ragionato, accattivante anche se non tutto completamente a fuoco. Come si dice in questi casi è la classica fase di transizione verso un qualcosa che sarà ben lontano dagli esordi.

Muse

"Black Holes & Revelations"

(Warner Bros.)



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