Quale
è il gruppo inglese tra i più in voga al momento
in patria ma anche oltreconfine?
Se tra le risposte si è pensato come principali gli Arctic Monkeys,
l'intuizione è giusta poiché il quartetto di
Sheffield, con soli due album ed un'età media che si aggira
sui 22 anni, ha dato ampia dimostrazione di saper scrivere
ottimi brani dall'impatto chitarristico potente, dalle
melodie fulminanti ed il tutto arricchito da un'agile tecnica sugli
strumenti come dimostrato ampiamente anche dal vivo.
Sono ancora pochi anni di attività per loro e comunque molto
intensi con già vari tour in giro per il mondo.
Ipoteticamente, dopo tutto questo correre da una parte all'altra del
mondo senza stop, viene da pensare che al termine ci si voglia
riposare, magari strimpellando qualcosa di nuovo con i propri compagni
nelle proprie case.
Chissà
forse l'idea di Alex Turner, il cantante e
chitarrista degli Arctic, era proprio questa qui, ossia buttare
giù qualche canzone con il suo amico Miles Jane
dei The Rascals e registrare qualcosa privatamente giusto per vedere
cosa poteva venire fuori.
Ma forse la realtà è andata oltre ogni
aspettativa, oppure magari era già tutto calcolato.
In verità non è dato sapere come sono nati
realmente i Last Shadow Puppets,
ma di certo quello che ne è venuto fuori è uno
splendido disco ricco di sorprese molto lontano
dall'“elettrico” approccio della band d'origine.
Con “The age of understatement”
il duo infatti percorre in lungo e largo il pop dei sixties che spazia
da Scott Walker ai Beach Boys
più psichedelici, Lee Hazelwood (colui
che scrisse “Some velvet morning” tempo fa ripresa
anche dai Primal Scream), fino ad arrivare ad ambientazioni
cinematografiche quasi da “Spaghetti Western”
affini al maestro Ennio Morricone.
Il
gruppo dimostra come, seppur giovanissimo, abbia ben assimilato la
lezione di quegli anni proponendola però non con una forma
nostalgica ma con una verve del tutto contemporanea e che ha anche
l'enorme merito di far avvicinare anche nuove generazioni ad un periodo
storico musicale di quaranta anni fa che ha molto da rivelare.
Il disco inoltre ha un impianto orchestrale e la
sezione archi è quella della London Metropolitan Orchestra
diretta da Owen Pallett, artista canadese già collaboratore
degli Arcade Fire e
che incide i propri dischi dietro la sigla Final Fantasy.
Questo suono corposo dà enorme enfasi alle canzoni,
registrate in uno studio francese nei pressi di Nantes, un luogo che, a
detta degli stessi musicisti, ha regalato i giusti input sia
a livello di relax che di ispirazione.
Tutti i
testi dei Last Shadow Puppets.
Commenti dal 1 al 1
(1)
Aggiorna i commenti
Feed RSS dei commenti
bello
ottimo questo album
Re: bello
nn è vero!