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Il terzo album degli Hot Chip

Torna il quintetto inglese con un nuovo cd da non perdere: Made in the dark

Hot Chip 1In un'epoca come la nostra in cui l'immagine è tutto e conta più di altro, osservare l'aspetto e la storia degli Hot Chip non può che dar sollievo al morale.
Il quintetto inglese è l'antilook per eccellenza: vestiario nerd, movimenti nerd, video nerd.
E non solo, poiché il loro esordio discografico del 2003 uscì per una piccola etichetta quale la Moshi Moshi e proponeva un piacevole pop elettronico dalla tecnologia scarna e che impegnava tutti i suoi sforzi sulla composizione.
“Coming on strong” si rivelò un bel disco ma il loro futuro sembrava destinato ad un apprezzamento di culto per pochi adpeti.
Eppure le cose sono andate diversamente, per fortuna.

Hot Chip 2A trasformare questi ranocchietti in piccoli principi (seppur ancora bruttarelli..) è stato James Murphy degli Lcd Soundsystem e boss dell'etichetta Dfa che, forte del successo della sua band e degli accordi contrattuali con la Emi, ha raccomandato gli Hot Chip al grande colosso che non si è proprio potuto tirare indietro dal produrre e distribuire e promuovere sul larga scala il loro secondo cd “The Warning”.
L'occasione è d'oro e il gruppo si è cimentato con una nuova prova che, pur mantenendo la vena melodica pop wave, ha virato i propri ritmi su atmosfere più danzabili che in alcuni casi si sono rilevate convincenti mentre in altri ancora non completamente a fuoco.
Poco male però, perché gli Hot Chip hanno suonato molto dal vivo, sono divenuti trendy partecipando anche a vari festival ed hanno anche avuto l'onore di realizzare la loro personale compilation musicale denominata DjKicks e pubblicata dalla prestigiosa label elettronica !K7, che propone questo esperimento solo agli artisti più in voga al momento.

Made in the dark“Made in the dark” è ora il loro terzo capitolo, ma la notorietà non ha dato loro troppo alla testa.
Anzi, essendo dei nerd (ben inteso, in chiave postiva), hanno meglio sfruttato l'enorme visibilità per sfornare un disco ben equilibrato e pieno di riuscite soluzioni che fanno guadagnare loro ancor maggior rispetto e plauso.
Il lato dancefloor rimane, ma è quello al confine con la chill out cioè con ritmi sicuramente intensi ma non così esageratamente scatenati da invogliare ad un frenetico ballo inarrestabile.
Semmai si agita il corpo talvolta stimolato da groove più pulsanti mentre in altri casi con beat più lenti che fanno beatamente scuotere in maniera ondulatoria la testa e piedi. Gli Hot Chip hanno fatto veramente centro anche perché la loro sensibilità di scrittura si dimostra languida, sognante ma anche amabilmente orecchiabile.
Evviva gli uomini normali.

Tutti i testi degli Hot Chip.

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