per iniziare il discorso in modo alternativo: Giovanni Allevi è un musicista. Conosco molti musicisti (o musicologi, anche), personalmente o per sentito dire, che hanno una capigliatura strana. Lui, Giovanni Allevi, fa parte di quella categoria con i capelli ricci, cotonati, la categoria di quelli che sembrano aver sbagliato la permanente. E poi ho iniziato a pensare... In qualche intervista, poco tempo fa, il musicista ha dichiarato di non possedere un pianoforte: la musica "lo viene a trovare" nei momenti più casuali. Spesso compone mentre nuota, in piscina. Perché la musica ce l'ha in testa, è tutta lì, nota dopo nota, nella sua tastiera mentale. Dicevo che ho iniziato a pensare: vista la pettinatura, forse la musica non è nella testa, forse è nei capelli.
Sembra uno scherzo, ma voglio continuare su questa linea. Ricci, spettinati, indomati e indomabili, liberi. Se gli chiedi com'è la sua musica, come arriva, come si crea, come si dà, il Signor Allevi ti risponde che arriva all'improvviso, senza avvertire, una sferzata di panico, un tutto energetico che libera all'improvviso e bussa alla sua coscienza "come una strega" che va a trovarlo "giorno e notte". A caso, come stanno i suoi capelli. Chissà cosa ne penserebbe, lui, di questo parallelo fantasioso. Spero non si arrabbi, in ogni caso, se mi sono permessa di giocare con il pianista che è considerato il giovane fenomeno della "musica seria". Anche perché, lui è il tipo a cui piacciono le cose serie: oltre ad essere compositore e pianista di musica classica, diplomato al conservatorio con il massimo dei voti, è anche laureato in filosofia e il titolo della sua tesi era "Il vuoto nella fisica contemporanea"... Certo non possiamo dare per scontato che una cosa complicata non possa essere anche divertente...
A questo punto, torniamo ai capelli. Musica seria, ok. Laurea in filosofia, ok. Ma uno con quei capelli non può proprio essere un tipo noioso. Ed è questo che controbbatte quando lo chiamano "il nuovo Mozart": "Troppo noiso [Mozart], meglio Chopin". E poi, il suo ultimo album si chiama "Joy", gioia. Il bambino prodigio che ha imparato a suonare il pianoforte di nascosto, da autodidatta, il ragazzo che si considereva "uno sfigato" perché al liceo veniva ignorato dai compagni che non lo invitavano mai alle feste, oggi vende milioni dischi e fa concerti in tutto il mondo. Ha saputo trovare la chiave per parlare della bellezza della vita, della gioia, attraverso la musica. Ha trovato il ponte, il link adatto a far conoscere la musica classica al grande pubblico, soprattutto ai giovani. Musica classica che si fa musica pop (popolare).
Gli esperti di musica classica, in passato, non gli avevano dato grande fiducia. Il primo a dargli una mano è stato l'entourage della casa discografica di Jovanotti. Un pianista di musica classica scritta personalmente era una proposta ardita e i sui inizi, anni fa, sono stati come artista di apertura dei concerti di Jovanotti. "Mi aspettavo di tutto, lattine di birra sul palco, parolacce, fischi" e invece è rimasto sorpreso dai giovani, soprattutto dalla "loro attenzione. La gente comune mi ha dato sempre tanto molto di più degli addetti ai lavori". Ecco cosa intendevo dicendo che si tratta di musica classica che si fa musica pop. E lui, da buon filosofo, ha già inquadrato la situazione "Siamo agli inizi di una nuova era, quella delle emozioni. Ci sarà un risveglio culturale. E la musica classica riesce a parlare [...] alla nostra parte più profonda e istintiva". Ed è proprio questo contatto che i giovani di oggi stanno cercano.
Un dettaglio inquietante: Allevi ha avuto successo prima in Cina. Poi negli States (dove faceva sold out in tutti i teatri). Solo poi in Italia. Siamo alle solite se i talent-scout hanno un nome inglese significa
proprio che in Italia nessuno scommette più sui giovani talenti. E ci vuole una buona dose di energie positive per andarsene in giro per il mondo e mettersi alla prova "in trasferta". Sentendo le parole rilasciate durante le interviste, si può intuire come abbia trovato la via per comunicare la gioia di vivere e le energie positive. I compagni di scuola lo evitavano, ma solo perché avevano interessi diversi dai suoi: "E' che ero diverso. Mentre i miei compagni andavano al cinema, il discoteca, o in giro in motorino, io me ne stavo tutto il giorno chiuso in casa ad ascoltare o suonare musica". Interessi diversi, strade diverse. Nessun problema, è solo una questione di accettazione, di se stessi e degli altri.
In effetti, quell'aria da secchione, o da "geeky" come si dice nella nostra epoca globalizzante, adesso lo aiuta: a guardarlo sembra un 25enne... Ma dietro quegli occhi, dentro quelle orecchie, sotto quelle mani, sono passati ben 38 anni. Personalmente ho avuto difficoltà a crederci. Sarà che la musica non è una brava parrucchiera ma è un'eccellente estetista...
Tutti i testi di Giovanni Allevi
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Allevi
Ma lo avete visto ai giochi dell'atletica a Roma? Sembrava il bambinetto uscito dall'asilo con le dita sporche di marmellata...
Perchè non fa un quartetto con Aldo-Giovanni e Giacomo?
Ci mancava l'ennesimo istrione oltre a quelli che vediamo già in TV.
Ti farei suonare il tuo "JOY" al Togni o da Moira Orfei contornato dalle foche che ti applaudono! enghè-enghè
allevi
Allevi è un deficiente montato e presuntuoso: non fa musica classica, fa canzonette al pianoforte, chiaro che è apprezzato di più dalla "gente" che dagli addetti ai lavori. Se uno ascolta solo Gigi d'Alessio può anche credere alla panzana del "nuovo Mozart", ma chiunque ci capisca un pochino di musica (classica o non) sa che Allevi è un mediocre pianista e un ancor più mediocre compositore.