Chi non ha mai ballato “Should i stay or should i go”? Chi non ha mai tratto forza e ribellione da “I fought the law” o “Rock the casbah”?
Queste sono solo le canzoni più famose di una band storica del punk come i Clash, capace nel corso della sua carriera, terminata nel 1984, di contaminare quell'infuocato genere con il calore del reggae, del funk e del pop.
Della storica formazione rimangono ai posteri cinque album e tanto amore nei loro confronti: un insegnamento ancora vivo e che continua a bruciare anche nelle più giovani generazioni.
Il cantante chitarrista Joe Strummer ci ha lasciati qualche anno fa; il bassista Paul Simonon si è solo riaffacciato di recente nel music business insieme a Damon Albarn dei Blur, con i The Good, The Bad & The Queen; il virtuoso batterista Topper Headon.è riuscito solo negli ultimi anni a combattere e vincere la sua lotta contro l’eroina.
L’altra fondamentale figura di quel quartetto è Mick Jones, colui che nel corso degli anni ha goduto maggiormente delle luci della ribalta.
Dalla metà degli anni ’80 fino al decennio dopo è stato leader dei Big Audio Dinamite, autori di un piacevole pop rock sempre molto impegnato nei testi, ma soprattutto si è messo in luce come produttore negli ultimi anni lavorando alle spalle dei Libertines e dei Babyshambles di Pete Doherty.
Ma la sua opera come musicista non è stata relegata dietro il banco di un mixer perché già dal 2002 ha unito le sue forze con Tony James, un grande amico di antiche battaglie, dando vita ai Carbon/Silicon.
Proprio insieme a lui nel lontano 1975 formò i London SS, una band che ebbe vita breve ma che creò le basi per la rivoluzione punk ’76-’77.
Dopo quella esperienza Mick andrà appunto nei Clash, Tony negli Sigue Sigue Sputnik.
Questi artisti, ora incanutiti e con qualche capello in meno, non hanno perso l’antica verve ed anzi sono stati tra i primi a mettere a disposizione solo su internet i loro album già dal 2002, con un’operazione che ha anticipato di qualche anno quello che ora vede protagonisti i Radiohead, i quali hanno lasciato ai propri ascoltatori la facoltà di scegliere il prezzo da spendere per l’acquisto delle nuove canzoni.
Ora però i Carbon/Silicon vogliono avere tra le mani un vero e proprio cd che possa arrivare nelle case anche di chi non è così pratico di internet.
E se qualcuno può pensare che possa essere l’album di due “vecchi tromboni” che non hanno nulla da dire, bè si sbaglia.
O meglio non suonano così datati come qualcuno può temere.
Infatti, ascoltando il cd senza sapere chi si celi dietro, si potrebbe pensare che i protagonisti siano proprio degli epigoni dei Libertines, viste le enormi affinità nella costruzione dei brani e nella semplice quanto accattivante linea melodica.
Ogni brano gira sui soliti e ripetitivi tre accordi che si marchiano in testa a fuoco rendendolo canticchiabile sin da subito, con il cantato alternato tra Jones e James.
La pecca però è proprio, per assurdo, nella produzione e più precisamente nella scelta dei suoni.
Se infatti potenzialmente la band propone graffianti distorsioni, queste vengono però annacquate da scelte fin troppo levigate che tolgono aggressività e dunque quell'impatto che si presume dal vivo essere molto più sanguigno.
Peccato, perché le canzoni ci sono e si godono per tutta la durata del cd, ma è innegabile che una scelta acustica di questo tipo, fin troppo fredda e digitale, fiacca tutta l’energia che invece dovrebbe esplodere.
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