Cosa si
pensa quando una band, nata nel sottobosco dell'underground italiano,
arriva a conquistare le vette delle classifiche nazionali?
La prima opinione è che il gruppo abbia venduto la propria
arte per il facile successo, tradendo i sacri e puri (?) dettami di chi
è contro.
Premessso che poi al dunque sono veramente in pochi a restare fedeli a
questo credo, c'è da dire che poi si
può arrivare al successo anche mettendo in campo,
nella forma più matura, le qualità
più alte della propria creatività
Si pensi a “degni” casi come Caparezza, Negramaro,
Afterhours che,
dopo tanta gavetta, sono arrivati a raccogliere ciò che si
meritano senza aver “tradito” la fiducia.
Stesso discorso vale per i Baustelle,
formazione nata a Montepulciano ma che da qualche anno vive ed opera
stabilmente a Milano.
Probabilmente c'è chi li troverà piuttosto
“snob”, soprattutto negli atteggiamenti e pose da
dandy bohemienne del frontman Francesco Bianconi,
ma ad onor del vero questa caratteristica ha fatto parte del suo
personaggio sin dagli esordi quando, nel lontano 2000, pubblicarono il
loro primo album “Sussidiario illustrato della
giovinezza” per la Baracca e Burattini.
Quel
disco però allo stesso tempo evidenziò le
qualità autoriali della band che vinse il Premio
“Fuori dal Mucchio”, indetto dalla rivista musicale
Mucchio Selvaggio, con celebrazione che avvenne al Meeting delle
etichette indipendenti (MEI) di Faenza.
Dunque se è arrivata la fama, ed anche i
numerosi airplay suonati da parte dei grossi network, lo
si deve ad anni ed anni di rifinitura della personale
proposta che ha subito contestualmente anche alcuni cambi di line up,
tra cui la fondamentale entrata della tastierista vocalist Rachele
Bastrenghi.
Già il precedente terzo disco del 2005 “La
malavita” aveva catturato una grossa fetta di audience con singoli
accattivanti ma non scontati come ad esempio “Un
romantico a Milano”, in cui la canzone d'autore, il pop degli
anni '60 ed un tocco vintage caratterizzavano questa come tutte le
altre composizioni.
Stesse atmosfere che poi sono alla base di questo nuovo
“Amen”, lanciato dal singolo “Charlie
fa surf” in cui il giovane protagonista della
storia è l'esempio di una fetta degli attuali adolescenti
alla deriva in cui, dietro tutta l'acredine ed il rifiuto nei confronti
della società e delle sue logiche, c'è un forte
grido d'aiuto.
Già,
i testi.
Le parole ricoprono un ruolo importante nella proposta dei
Baustelle. Sono dei veri e propri racconti in bilico tra
poesia e prosa in cui il fantasma di Fabrizio De André
si aggira non solo nella stesura dei versi ma anche nelle
tonalità vocali che talvolta Bianconi intona.
Il brano “Baudelaire” poi tira
in ballo l'illustre francese, ma anche Pasolini, Piero Ciampi,
Caravaggio ed altri illustri personaggi dell'arte mista a
Storia, materia quest'ultima spesso in campo nell'immaginario del
gruppo.
Insomma, i Baustelle possono apparire spocchiosi ed
intellettuali/elitari, ma in verità sono
autori di brani in cui la canzone italiana guadagna la C e la I
maiuscola, con note e suggestioni che parlano a parecchi
cuori e voci, come testimoniano gli attuali dati di vendita cd e di
biglietti per i loro concerti.
Tutti i
testi dei Baustelle.
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