“Internet rovina l'arte e la vita, bisognerebbe spegnerlo per cinque anni: verrebbe fuori musica molto più interessante di quella attuale”.
L’utopistica quanto astratta dichiarazione di Elton John più che fare storia ha fatto ridere i milioni e milioni di ‘web surfer’ che ogni giorno scaricano, legalmente (la minoranza) e illegalmente, file musicali dalla Rete.
Per combattere questo trend negativo la Sony Bmg ha creato la H2O, etichetta dedicata alla vendita di musica in formato elettronico.
I primi successi della H2O, racconta Luca Fantacone, Responsabile del Marketing e della Promozione, sono stati i " Corveleno e The Styles, i primi fanno hip-hop e i secondi power rock.
Il disco dei Corveleno è uscito a Febbraio, siamo a 8 mila copie per l'album fisico e 15 mila download. Ci siamo posti il problema se essere interamente CD-less, alla fine abbiamo deciso di assecondare il mercato”.
In principio fu Napster. In seguito, con una rapidità di espansione e evoluzione eccezionale, si è arrivati sino ad oggi.
Un unico filo conduttore: il download gratis. Le odierne e dirette prosecuzioni dell’antenato Napster, iper-tecnologiche ma facilissime da usare, sono eMule e Bit Torrent.
Ovviamente illegali al 100%, ma non per questo snobbate dagli utenti di Internet. Anzi.
Nonostante il successo del gemello a pagamento dei programmi peer-to-peer simili ad eMule, iTunes, il volume di musica, singoli, album e live, scaricato illegalmente dalla Rete continua ad aumentare.
E anche gli artisti (finalmente) hanno capito che la musica su CD è ormai sorpassata, come sono sorpassati i vecchi supporti come i 45 giri o le musicassette.
Il caso più recente di artisti che decidono di ‘usare’ Internet per diffondere la loro musica, anche gratis, è quello dei Radiohead.
La band ha messo il suo nuovo CD, “In Rainbows” letteralmente all’asta, lasciando decidere agli acquirenti il prezzo da pagare e offrendo per la prima volta in assoluto una reale alternativa al download illegale.
Tutti contenti: gli artisti, che guadagnano tutto il ricavato dalla vendita, ogni singolo centesimo offerto dall’acquirente; ma anche i fan, che acquistano il CD in base alla somma che possono (o vogliono) permettersi.
E le case discografiche? Le uniche che non vogliono affrontare il problema, facendo forzatamente finta di niente e raschiando il fondo racimolando spiccioli con le magre vendite dei CD, sono proprio le case discografiche, che si difendono come possono. Finché possono.
La società Forrester ha previsto che le vendite di CD e DVD, in costante calo, presto copriranno una piccola fetta del mercato musicale.
La parte restante, e più consistente, sarà colmata dalla vendita di brani in formato digitale.
Anche se le previsioni ipotizzano che, almeno fino al 2011 “la vendita di musica su supporto fisico ricoprirà ancora due terzi delle entrate”.
Chi prova a contrastare la decadenza della discografia tradizionale, reinventandosi, è la Sony Bmg che ha creato una sotto-etichetta, la ‘H2O Music’, interamente dedicata alla musica digitale.
Fantacone ha presentato la nuova etichetta spiegando che “H2O è nata partendo da due presupposti. Il primo è la constatazione che il dieci per cento di mercato perso dalla discografia è ora in rete: una percentuale bassa, che lascia un 20 per cento di sommerso ‘piratato’. Il secondo presupposto è che, tramite questa label, Bmg può scoprire nuovi talenti”.
“Non hai l'obbligo del CD, puoi anche uscire ogni tre settimane con una canzone. È un continuo work in progress, hai tempo di tarare un artista” continua Fantacone.
Ma il CD scomparirà completamente? Riccardo Usuelli, Direttore Generale di un’altra nota etichetta, la Sugar, non è di questo parere: “il CD non scomparirà mai. Perfino la H2O è un palliativo. L'unica soluzione sarebbero i portali con download pagati da terzi. Uno si scarica gratis un brano, però deve sorbirsi venti secondi di spot. Come Mediaset. La scoperta dell'acqua calda, ma nel nostro ambiente anche l'acqua calda può salvarci”.
Usuelli, commentando la recente iniziativa dei Radiohead la definisce “puro Marketing”.
“Stanno preparando il nuovo contratto con la Emi, dalle ricerche fatte si sa già che le copie pirata di ‘In Rainbows’ sono il doppio di quelle ufficialmente scaricate. E poi la scelta dei Radiohead è egoista - continua Usuelli – “come Sugar, grazie ai milioni di copie di Bocelli abbiamo lanciato i Negramaro. La gente deve capire che le case discografiche non si arricchiscono, ma usano il surplus per aiutare nuove formazioni. Se tutti facessero come i Radiohead, non ci sarebbe futuro.”
Commenti
(0)
Aggiorna i commenti
Feed RSS dei commenti