Morrissey,
ex voce della storica band The Smiths, solista dal 1988, é
stato pubblicamente accusato di razzismo dall'NME, nota
rivista del settore musicale indipendente. Il cantante,
cresciuto a Manchester ma ora residente in Italia, ha citato
in giudizio il magazine britannico e il suo editore, Conor
McNicholas per aver distorto le sue dichiarazioni.
Ma partiamo dall'inizio.
Il New Musical Express (NME) ha recentemente pubblicato un'intervista
esclusiva con Morrissey, firmata dal giornalista della rivista, Tim
Jonze.
L'articolo doveva parlare, almeno secondo le dichiarazioni di
NME, del rapporto tra la società moderna e la musica di
Morrissey.
L'incontro tra il giornalista e il cantante ha preso un'altra direzione
quando quest'ultimo, interrogato su un suo possibile ritorno in Gran
Bretagna (ora vive in Italia, dopo un periodo trascorso a Los Angeles),
ha risposto definendo il suo Paese natale "un luogo
terribilmente negativo".
Morrissey
avrebbe poi aggiunto, in relazione al suo ritorno in patria: "con
il problema dell'immigrazione, é davvero molto difficile,
perché, anche se non ho nulla contro le persone di altri
Paesi, maggiore é l'afflusso di immigrati in
Inghilterra, maggiore sarà la perdita di identità
nazionale".
I fan di Morrissey, vegetariano convinto, difensore della
diversità in ogni sua forma nonché figlio di
immigrati Irlandesi, sono rimasti un po' perplessi per queste
affermazioni. Eppure i retroscena dell'intervista sono
tutt'altro che chiari.
Morrissey ha pubblicato sul suo sito web una immediata
smentita delle accuse rivoltegli dall'NME: "io
aborro il razzismo, le oppressioni e la crudeltà in ogni sua
forma e non lascerò correre senza essere
assolutamente chiaro riguardo alla mia reale posizione sull'argomento.
Il razzismo va al di là del buon senso. Non c'é
posto per il razzismo nella nostra società!"
La tesi di Mozza (come viene chiamato dai suoi seguaci più
accaniti) é che la rivista NME abbia "cercato
deliberatamente di caratterizzarlo come razzista per aumentare la
circolazione, decisamente in calo, del magazine".
Il cantante ha anche citato un'ulteriore prova a sostegno delle sue
dichiarazioni.
L'articolo in questione é stato pubblicato in prima pagina
con l'altisonante titolo "Bigmouth Strikes Again"
(che può essere reso in italiano come "Lingualunga colpisce
ancora"), citazione ironica di una delle canzoni più note
degli Smiths.
L'intervista al cantante é stata firmata dal giornalista Tim
Jonze, mentre, stranamente, l'articolo che accompagnava
l'intervista riportava la generica firma "NME".
Secondo
Morrissey questa anomalia é dovuta al fatto che lo
stesso Tim Jonze si sia rifiutato di firmare un pezzo il cui
significato era stato stravolto per 'creare' la notizia delle
presunte dichiarazione razziste.
Tim Jonze ha (come prevedibile d'altronde) smentito,
difendendo l'integrità morale e deontologica della sua
testata.
Ma le affermazioni compromettenti di Mozza sarebbero numerose, sempre
secondo l'NME, che sostiene di aver 'citato' e non 'interpretato' le
parole del cantante. Morrissey avrebbe ancora dichiarato che "l'Inghilterra
é un lontano ricordo ormai. Il cambiamento
é molto più rapido in Inghilterra che in altri
Paesi. Se passeggi per Knightsbridge in un giorno qualsiasi della
settimana sentirai tutti gli accenti esistenti al mondo eccetto quello
Inglese."
Già nel 1992 l'NME aveva fatto insinuazioni simili
sul "razzismo" di Morrissey. Allora la reazione del cantante
era stata altrettanto dura. "NME ha cercato di distruggere la mia
carriera per quattro anni e, anno dopo anno, ha sempre fallito. E anche
quest'anno fallirà!"
Il
rapporto problematico tra la rivista NME e il cantante di Manchester
é annoso.
Certo è che al magazine non ha fatto piacere il
doppio rifiuto di Morrissey nell'accettare il "Godlike Genius Award".
Tra i più tenaci difensori di Morrissey c'é Paul
A. Woods, che ha pubblicato un raccolta di interviste con il
cantante, Morrissey In Conversation e che ha definito gli attacchi
dell'NME "un déjà vu".
Già nel 1992 l'ex voce degli Smiths aveva fatto strane
allusioni alla "morte dell'Inghilterra", che vanno però
lette come una profonda nostalgia romantica per
un'Inghilterra del passato ormai perduta.
Morrissey in una vecchia intervista aveva precisato: "L'Inghilterra di
cui parlo non é quella reale. E' un'Inghilterra
internazionalizzata. (...) Gli Inglesi non sono abbastanza forti per
difendere il loro senso storico. Il patriottismo non ha più
nessuna importanza. Per questo penso che l'Inghilterra sia morta."
Commenti dal 1 al 1
(1)
Aggiorna i commenti
Feed RSS dei commenti
Che bel futuro qui...
Beh, se esistono genotipi diversi e catalogabili, esistono pure le razze...
I cosiddetti "Indiani" d'America o "pellerosse" hanno fornito studi scientifici sul loro adattamento biologico all'ambiente, rimasto unico e localizzato proprio perchè mai mescolatisi con altri popoli: la prova è che sono praticamente immuni da numerose malattie e deficit vari (mortali nel resto del mondo) pur essendo strutturalmente come gli altri.
Antropologicamente però oggi fanno più pena dei palestinesi, perchè vivono di ricordi, non sono più un popolo e vengono studiati in "riserve" come fossero orsi panda.
Tecnicamente un razzista dovrebbe essere un addetto ai razzi, come il fuochista per i lanci pirotecnici...
Mentre il sostenitore di razze dovrebbe essere semmai un "razzesta" o "razzeologo"...
Ma siccome per gli ebrei suona meglio un "...ista" (visto che lo assimilano a "nazista") ecco che ha preso piede questo altro equivoco.
Cosa si farebbe pur di non essere accusati di xenofobia...
In Italia abbiamo invece un nuovo ulteriore primato: stranieri in perfetta clandestinità, come gli africani via mare, giungono a vagonate e indisturbati sbarcano dove gli capita, possono comportarsi come gli pare o delinquere restandosene sempre anonimi, possono nutrirsi del meglio che il mondo intero abbia mai potuto offrire loro con la F.A.O. e il W.F.P. uniti assieme...
Dai puzzolenti "pangolini" alla brace ai dolcissimi "tegolini" inzuppati magari nel Chianti il passo è breve, e se qualche Italiano avesse da ridire ecco che gli scatta l'accusa di "caddivo idaliano razzisda", supportata dai giornalisti, dagli intellettualoidi cattocomunisti e dai magistrati globalizzati.
Puta caso venissero rimpatriati, questi placidi e riconoscenti ospiti bantu, lo fanno poi in grande stile salendo sui voli Alitalia organizzati dal nostro governo coi soldi delle tasse, guardandosi bene dal portarsi dietro aiuti umanitari per i loro compaesani rimasti!!!!
Che bel futuro ci stiamo costruendo qui... pur di non esssre "accusati".