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Da cattiva ragazza a fashion-icon

Lily Allen contesa dalla più importanti case di moda, da YSL a Gucci

a cura di Lucia D'Addezio - 30 aprile 2007

Lily Allen come Victoria Bechkam? Il paragone può sembrare azzardato, ma la sfrontata principessina inglese del Pop, da brutto anatroccolo si è trasformata in cigno. Un cigno vestito di capi ipercostosi e rigorosamente firmati da famosissimi brand.

Yves Saint Laurent, Cacharel, Burberry, Chanel, Gucci. Tutte le grandi case di moda la corteggiano, regalandole borse, portafogli, sciarpe, portasigarette, scarpe e vestiti, tutti capi esclusivi delle nuove collezioni. L'effervescente Lily ammette candidamente di aver partecipato alle recenti sfilate di Moda a Parigi soltanto "per ottenere roba gratis". Gucci le ha donato una borsa da 2.800 dollari, Burberry un giubbotto griffato, ma lei non ne fa mistero. Con naturalezza dichiara "sono andata alla sfilata di YSL e loro mi hanno detto: -vieni nel nostro negozio e scegli tutto quello che vuoi-". La "generosità" degli stilisti non è, però, del tutto disinteressata. Regalando oggetti esclusivi alle celebrità, coloro che notoriamente finiscono sulle pagine di riviste e giornali, le Griffe ricevono indietro della graditissima pubblicità gratuita. In realtà i V.I.P. diventano una sorta di 'cartellone pubblicitario semovente' per la gioia delle case di moda che imprimono su di loro i propri marchi. Questa è la filosofia degli 'omaggi' alle celebrità, dare per ricevere!

Ma la storia e la personalità della Allen sono diverse da quelle della Paris Hilton o della Victoria Beckham di turno. Lei stessa ci tiene a precisare che le fashion-victim "sono orrende!" e che non condivide l'eccessiva importanza data all'immagine e alla sua cura. "I capelli, le unghie, l'abbronzatura perfetta e una borsa diversa coordinata con ogni vestito indossato" non sono cose che fanno per lei. Lily Rose Allen, annata 1985, è stata la vera rivelazione del 2006, fatta eccezione forse per i soli, iper-inflazionati Arctic Monkeys. Giovanissima, con alle spalle un passato turbolento, irrompe bruscamente sulla scena, passando da My Space, con un personalissimo mix di Dub, Punk, Reggae e Hip Hop, che strizza l'occhio in maniera impertinente alle melodie Pop.

E' proprio la comunità virtuale dell'ascolto in rete, al secolo My Space, che ha tirato fuori dalla sua manica gli assi migliori dell'odierno mercato musicale mondiale, preventivamente snobbati da case discografiche e talent scout per timore di innalzare, anche minimamente, il livello generale di un'industria, quella dei cd, che ha già un piede nella fossa e che stenta a risollevarsi. Lily Allen è una delle utenti della community My Space baciate dalla 'Dea Fortuna' della Rete. Dopo aver messo on-line gran parte delle canzoni del suo primo album, "Alright Still" e firmato un contratto con la Regal Records , ha sfornato uno dei dischi più innovativi dell'ultimo anno.

Il primo singolo, Smile, sintetizza appieno le sonorità di "Alright Still", anche se ha subìto, purtroppo, tutti gli annessi e connessi della tampinante e martellante essenza stessa del tormentone estivo, che al millesimo ascolto porta inevitabilmente all'esasperazione e all'odio incondizionato. Smile , è stato presto ingiustamente declassato a "canzonetta da spiaggia", quando è in realtà, sostanzialmente un buon prodotto, esule da quella sensazione del 'già sentito' tipica della recente scena Pop anglosassone.

"Alright Still" viene pubblicato in Europa il 17 Luglio 2006. Al singolo Smile, che raggiunge immediatamente la posizione numero 1 nel Regno Unito, seguono LDN e la ballata romantica Littlest Things . Questo rappresenta l'unico pezzo in cui si intravede un velo di tenerezza in una selezione di brani sboccati, frizzanti e ritmicamente trascinanti, ma sempre e volontariamente divertenti . Knock'em out, Everything's Just Wonderful, Friday Night e soprattutto Alfie sono pezzi dotati, perlomeno, di un qualcosa di nuovo. Se di certo il passaparola e il grande parlare che si è fatto attorno alla figura di Lily Allen (in aggiunta ad un continuo ricamare sul suo passato di adolescente ribelle e incompresa, cacciata da 13 scuole diverse, che, abbandonati gli studi trova la sua strada nella musica) hanno aiutato nel raggiungimento del successo globale, sarebbe superficiale liquidare questo album di esordio come un prodotto commerciale costruito a tavolino. Le tracce sono scenette di vita vissuta, affrontate e raccontate con una vena spiccatamente tragicomica, ambientate in uno dei tanti sobborghi così tipicamente britannici.

"Alright Still" non mira al riconoscimento di una dignità artistica che, evidentemente, non c'è. Non si tratta di un capolavoro, e la Allen e i suoi mentori ne sono perfettamente consapevoli. L'ascolto risulta comunque piacevole, le melodie sono orecchiabili, i testi generano ilarità senza tralasciare quel po' di storia di vita vissuta che non guasta mai, se ben amalgamata con il resto. In attesa della pubblicazione del nuovo album, Lily Allen, in accordo con la sua nuova attitudine 'Fashion' ha deciso di lanciare una personalissima collezione di abbigliamento, "Lily Loves", che sarà disponibile presso 267 negozi di tutto il mondo a partire dal 9 Maggio.

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