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Il Liga "tra palco e studenti"

Ligabue ha incontrato gli studenti della Sapienza per presentare il suo ultimo libro "Lettere d'amore nel frigo"


Sapienza. Aula magna del rettorato. Sono quasi le undici l'atmosfera è tesissima, gli studenti che quasi miracolosamente sono riusciti ad entrare intravedono un'ombra dietro l'ingresso: impossibile non riconoscerla. È lui. Si alzano in piedi e sulle note di "urlando contro il cielo" battono le mani e gridano. Sembra non possa esserci più emozione di così, ma quando varca la soglia salutando con un gesto e un sorriso che appaiono quasi timidi, la aula è attraversata da una scarica di elettricità quasi palpabile che sommerge le parole del rettore dell'università Sapienza di Roma, del preside della facoltà di scienze della comunicazione e di chiunque parli al posto di Liga, che seduto al suo posto si guarda intorno come a voler rendersi conto di quanto amore c'è solo per lui, ancora una volta. Finalmente Ligabue prende il microfono e l'aula precipita in un silenzio quasi sacro per ripiombare in un fragore quando Luciano sottolinea che è lì per ascoltarci: "Ormai mi conoscete, non sono il tipo intenzionato a impartire lezioni a qualcuno, e anche oggi non sono qui per far lezione, ma per confrontarmi ancora una volta con voi".

Ha scelto la poesia questa volta per esprimere se stesso, perché aveva bisogno di "buttar fuori" l'emozione, il dolore che aveva dentro, eliminando l'apparente "leggerezza" propria delle canzoni: nelle sue poesie non c'è ritmo, non c'è punteggiatura, solo qualche punto interrogativo aggiunto nei momenti in cui aveva bisogno di porsi delle domande. E domande ne hanno tante tutti quelli che sono qui per lui: iniziano le ragazze, ma poi prendono coraggio anche i ragazzi. Gli argomenti? I più diversi. Dai futuri progetti artistici del rocker emiliano a delucidazioni sulle poesie, da domande assolutamente personali a interpretazioni della realtà e della sua produzione artistica.

C'è chi chiede se sia più difficile far arrivare una poesia o una canzone e lui risponde che una canzone che non arriva è una preoccupazione, probabilmente "una canzone sbagliata", perché la musica e le parole intrecciate insieme non possono essere solo un punto di sfogo, come lo è stato invece la poesia, ma devono essere utili a qualcun altro. E ricorda il periodo in cui raggiunse l'apice del successo (tra "buon compleanno Elvis", "Su e giù da un palco" e "Radiofreccia") che lo rendeva felice, ma non era la soluzione a tutti i suoi mali. Così ha partorito un album, "Miss Mondo", in cui riversa tutte le sue incertezza, le problematiche riguardanti la salvaguardia della propria identità, propone, insomma, argomenti che nessuno vuole sentire ma che lui aveva il bisogno, doveva, esprimere: "a nessuno puoi togliere la speranza del colpaccio all'enalotto, ma il successo non è quello che molti definiscono il nirvana occidentale".

E questo è il Liga de "Gli anni in cui eravamo distratti" (una delle tre poesie che ha letto in pubblico insieme a "il guscio rotto" e "le cartoline non inviate"): un artista che vive di "distrazione scelta, perché la distrazione diventa una forma di difesa dalla vita" e che però non si dimentica di aggiungere "è necessario aprirsi, aver fiducia nella vita... che ci pensa lei!". E tra le sue incertezze spicca questo suo innato bisogno di credere, di sognare e nella sua predisposizione alla solitudine, che per lui non è altro che uno stare bene con se stessi, Liga cerca di sintonizzarsi col tempo dell'altro, per non perdere neanche un attimo di quello che la vita offre. C'è chi chiede in cosa crede e lui sottolinea, come in alcune delle sue canzoni, di quanto bisogno abbia di credere, ma di quanto sia difficile il suo rapporto con Dio: "è un tema centrale della mia vita. Per molto tempo sono stato cattolico, ma poi ho maturato una sorta di rigetto per i riti di questa religione, basati sul dolore, sull'espiazione, sul timore di Dio, principi assolutamente lontani dal mio bisogno di fede".

Ligabue non si smentisce mai, sempre pronto a rispondere alle nostre domande, sempre pronto con la sua musica e le sue parole a darci conforto in una realtà in cui, lui stesso afferma, "siamo combinati così così", e allo stesso tempo sempre pronto a riderci su: "a volte penso che un bravissimo psichiatra saprebbe spiegarti le mie turbe psichiche... ma forse ne basterebbe anche uno normale".

Ecco il video dell'evento:

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