accaparrarsi le notizie più succose e aggiornate su una crisi innescata da tempo e culminata col crollo delle azioni della compagnia arrivate al significativo -12 per cento. The Guardian titola "Love is Not All it Needs", facendo amaramente il verso alla canzone forse più nota dei Beatles, "All You Need is Love". Se è vero o no che "tutto ciò che serve è l'amore" non ci è dato saperlo. Quello che però è chiaro a molti, ma soprattutto ai boss della E.M.I. è che, nonostante le aspettative, i dischi di punta della casa discografica britannica non hanno ottenuto i risultati attesi. E con il termine 'risultati' ovviamente si intende 'guadagni milionari'.
L'allarme arriva direttamente dagli analisti di settore che hanno riscontrato introiti nettamente inferiori rispetto alle attese dovuti soprattutto, ma non soltanto, alle scarse vendite dei nuovi lavori dei cavalli di razza della Major, in testa a tutti Beatles, Robbie Williams e Janet Jackson. Mentre le azioni in borsa della E.M.I. crollano, continuano a sorgere dubbi sugli errori commessi nell'investimento pubblicitario, nella promozione e nella pubblicazione di 3 dischi che apparentemente rappresentavano una sicurezza. Ma, come sempre più spesso capita, l'apparenza può ingannare.
"Rudebox", nuovo lavoro dell'ex Take That Robbie Williams, non è riuscito a fare il bis, dopo un album di grandissimo successo a livello mondiale. Alcuni hanno storto un po' il naso per un cambio di rotta sostanziale rispetto allo stile puramente Pop, da tempo consolidato dal cantante. Altri hanno visto nei nuovi pezzi di "Rudebox" una malriuscita imitazione del cantato di David Bowie, a cui molte incaute Popstar si sono ispirate, tentando il salto di qualità, e forse di tipologia di pubblico, senza successo. Probabilmente l'errore commesso è stato quello di far uscire un disco ancora acerbo per la fretta con cui è stato scritto, registrato e pubblicato. Il tentativo di vivere della rendita dell'album precedente battendo il chiodo finché era caldo ha sortito l'effetto contrario. In questo caso, comunque, la E.M .I. ha potuto prendersela con Robbie Williams, che, forse peccando di superbia, forse stanco di essere trattato come una marionetta dai discografici, ha voluto partecipare attivamente anche alla produzione dell'album, non soltanto mettendoci la faccia.
Il caso di "Love" dei Beatles invece è anomalo. Basta pensare a quanti Greatest Hits e raccolte delle canzoni dei Fab 4 sono state pubblicate negli ultimi anni. Tutte queste operazioni hanno riscontrato il favore del pubblico, che è corso nei negozi rimpinguando le tasche dei produttori e delle compagnie discografiche. "Love", riedizione dei più romantici e conosciuti brani dei Beatles accomunati nella selezione dal tema dell'Amore, nonostante la collaborazione entusiasta di Yoko Ono, è stato un insuccesso clamoroso. Gli incassi per la vendita dei suddetti dischi sono inferiori del 50 per cento rispetto alle aspettative. E la stessa situazione caratterizza quasi la totalità delle iniziative musicali della casa discografica inglese, che ormai grida a gran voce al "si salvi chi può".
La colpa non può essere attribuita per intero allo spasmodico e incontrollato aumento delle vendite di musica in formato elettronico. Anche se questa nuova forma di fruizione di brani musicali, di video e di tutto ciò che può essere trasformato in digitale, ha dato senza dubbio il colpo di grazia alla discografia tradizionale. In realtà il mercato dei Cd nella sua interezza è in crisi. E' difficile credere che i compratori di musica, avendo a portata di mouse brani e album vecchi e nuovi a prezzi stracciati (o addirittura gratis) siano ancora disposti a sborsare 20 euro per i dieci pezzi contenuti in un Cd!
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