Il disco, nonostante l'età dei cinque attempati musicisti, non scade nel revival e riesce a trasmettere una ventata di giovanile freschezza grazie anche all'innesto di Don Airey che ha spazzato via la stanchezza che frenava la band nell'ultimo periodo, prima dell'abbandono del leggendario Jon Lord. "Rapture of the deep" dimostra un buon salto di qualità rispetto al già ottimo "Bananas" del 2003, visto che le composizioni, seppur stilisticamente simili all'album precedente, sembrano molto più articolate. La band sembra aver ritrovato il gusto di jammare, rispolverando i bellissimi duetti tra organo e chitarra che hanno reso unico il loro stile. La qualità dei pezzi è molto alta, con pochissime cadute di tono: ce ne accorgiamo con l'ottima "Money Talks", che ricorda strutturalmente "Perfect Strangers" e con la piacevole "Girls Like That". Gradevole è pure l'hard funky di "MTV", con un Ian Gillan in splendida forma e la pregevole "Junkyard Blues", dove la band si lancia in mirabolanti intermezzi strumentali. Più sul progressive è invece "Back To Back", dove un magnifico Don Airey ci regala degli assoli dal sapore retrò; mentre la ballata "Clearly quite absurd" mostra tutta la maestria di Glover al basso e di Airey all'organo. La
ciliegina sulla torta è la meravigliosa title-track, dotata di intense melodie orientali e di vorticosi intrecci strumentali.
I Deep Purple sono uno dei più importanti gruppi della storia del rock, visto il loro virtuosismo ed la loro pulizia tecnica, unite ad una genialità che ha portato all'unione delle diverse sonorità del blues e del rock and roll. La genesi del gruppo risale al lontano 1968, quando il chitarrista Ritchie Blackmore, Jon Lord e Nick Simper, si uniscono al cantante Rod Evans e il batterista Ian Paice. Il nome scelto è "Deep Purple", lo stesso di una canzone di Nino Tempo e April Stevens. Il successo non tarda ad arrivare, sopratutto negli Stati uniti, grazie al loro album di debutto "Shades of deep purple", seguito da "The book of Taliesyn" e da "Deep purple" che comprendeva brani incisi con un'orchestra sinfonica. Qualche anno dopo la band passa ad un suono più duro, uno dei primi esempi di heavy metal, molto vicino allo stile dei Black Sabbath e dei Led Zeppelin. Questa svolta segna il salto di qualità per il gruppo inglese che si afferma come uno dei gruppi più importanti della scena internazionale, pubblicando una sequenza di album che sarebbero entrati nella storia e avrebbero lasciato un segno indelebile sulla musica.
Uno di questi è "Deep purple in rock" del 1970. Seguono poi "Fireball" del 1971, "Who do we think we are" del 1973 e "Stormbringer" del 1974. Il 1975 è un periodo di crisi nera per il gruppo, visto l'abbandono di Blackmore che lascia un vuoto incolmabile. Il sostituto Tommy Bolin, è presto vittima dell'ostilità da parte del pubblico, troppo affezionato al predecessore. La sua dipendenza da eroina non migliora le cose e durante un tour in Giappone, a causa di un'iniezione riuscita male, si procura una semiparalisi al braccio sinistro, causando gravi difficoltà nel portare avanti i concerti, oltre che lo sgomento del resto del gruppo. In seguito la band si scioglie e Bolin muore di overdose. Il 1984 è però l'anno del ritorno e la seconda formazione del primo periodo (Blackmore, Gillan, Glover, Lord e Paice) ritorna in scena con l'album "Perfect strangers", seguito da due album di scarso successo come "The house of blue light" del 1987 e da "Nobody's perfect" del 1988. Gli anni 90 sono segnati dal conflittuale rapporto tra Gillian e Blackmore che questa volta lascia definitivamente il gruppo per essere sostituito da Joe Satriani che venne poi sostituito a sua volta da Steve Morse. Da allora i Deep Purple tornano alla ribalta con una serie di ottimi album, come "Abandon" del 1998 e "Bananas" del 2003, stesso anno di un lungo tour che ha toccato anche l'Italia. E tra poco questi guru del rock inizieranno un altro tour. Dopo l'Italia infatti, i Deep Purple passeranno per la Francia , il Regno Unito, la Svizzera , i Paesi Bassi e la Scandinavia.
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