Ci sono regimi che impediscono ai propri cittadini l’accesso ai siti Internet, come quello cinese, e ci sono governi di paesi che vantano credenziali democratiche che, invece di vietare, comprano per mettere a tacere.
Ma che cosa è Internet e perché fa così paura ai potenti del mondo?
La risposta, banale eppur mai così evidente, ci viene dalla Russia, uno di quei paesi “apparentemente democratici” che, a detta dei bene informati, si apprestano a mettere le mani sulla Rete: la libertà d’espressione e di stampa, che si riesce facilmente a mettere a tacere quando si tratta di televisioni, radio e giornali, è ben più ostica da contrastare nel mondo della comunicazione digitale.
E infatti la Russia di Putin e dei nuovi oligarchi, secondo quanto denunciato da varie fonti e suffragato da strane operazioni finanziarie, starebbe per mettere le mani su una della maggiori piattaforme per blog del mondo, quel Livejournal.com che ospita ben 688mila utenti russofoni.
Quasi 700mila persone che rappresentano la maggioranza dei blogger russi, e che sono dediti, oltre che alle solite attività più o meno impegnate tipiche del Web, anche a fare ciò che in patria gli è nei fatti negato: discutere liberamente e permettersi di criticare il nuovo zar di tutte le Russie.
“Non ho alcuna intenzione di ostacolare la libertà dei media”, ha dichiarato di recente Vladimir Putin, ma di sicuro quello che è successo proprio su Livejournal il 25 gennaio non deve essergli piaciuto: su un blog sono apparse le segretissime foto dei sontuosi
interni dell’aereo presidenziale, con tanto di orologi d’oro appesi alle pareti e fastosità più degne di un imperatore romano che del presidente di un paese dove ancora si lotta contro la fame.
E quel paese che lotta contro la fame, una volta venuto a saperlo, si è indignato non poco per questo spreco di denaro pubblico.
E questo è solo uno, tra i più leggeri, aneddoti di come Internet stia dando fastidio ai potenti di Mosca.
Intellettuali e giornalisti scomodi, politici liberali e attivisti per i diritti civili e politici, ridotti nel paese “reale” al silenzio quasi assoluto, attraverso le pagine di Livejournal si scambiano informazioni e organizzano proteste, riuscendo a ricreare quella sfera pubblica di dibattito che è alla base della prassi democratica.
Questo importantissimo ruolo potrebbe venir presto meno, almeno su Livejournal.
Sono infatti sempre più insistenti le voci, riportate recentemente dal quotidiano italiano La Repubblica, di un imminente acquisto di Livejournal da parte di uomini del presidente Putin.
Al momento nessuna conferma ufficiale da parte dell’entourage presidenziale, ma qualcosa di strano sta avvenendo: strani black-out ai server di Livejournal in concomitanza con manifestazioni di protesta in Russia, e soprattutto l’accordo tra la società proprietaria di Livejournal, Six Aparts, e la SUP, una società russa attiva nel campo di Internet.
Il risultato di questo accordo è stato un vero e proprio shock tra i blogger russi, che da un giorno all’altro hanno visto il controllo delle loro parole parzialmente in mano a una società fondata da un uomo di Putin.
Sono solo coincidenze, oppure risponde a realtà il timore che Mosca, e i regimi autoritari di tutto il mondo, si stiano preparando alla Second Blog World?
Speriamo solo che questa non si concluda con una sconfitta della libertà, almeno di quella che ancora sopravvive nella Rete.
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