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Il web sarà più inquinante dell'aereo

Secondo una ricerca della McKinsey nel 2020 l'inquinamento derivato dal web sarà maggiore di quello relativo al traffico aereo

Non sarà l’ipotesi più ottimistica di tutte. Ma è indubbio che il dato è allarmante. Secondo il rapporto pubblicato della società americana McKinsey entro il 2020 l'inquinamento prodotto sia dalle Server farm che forniscono connessioni alla rete che dai grossi centri di calcolo supererà quello di tutto il traffico aereo.
Detta così c’è da essere impressionati. E analizzando nel dettaglio la notizia non è che la sensazione sia più rosea.
Secondo la società di consulenza, la bolletta dell’energia per alimentare e raffreddare i data center di tutto il mondo sarà di più di 11 miliardi di dollari, da dividersi su più di 41 milioni di macchine.
server1Attualmente, per il funzionamento della rete internet e l’accumulazione dei dati, si producono 160 milioni di tonnellate di Co2 all'anno, superiori alla produzione totale di un paese come l'Olanda, corrispondenti allo 0,3% del totale mondiale.

Agli attuali tassi di crescita, afferma il rapporto, entro il 2020 questa percentuale raddoppierà, superando quella del trasporto aereo e avvicinandosi a quella del trasporto marittimo, 0,8%. Queste le parole esatte tradotte dalla ricerca: “i costi e i consumi di energia necessari a raffreddare e alimentare tutti i datacenter della Terra nel 2020 potrebbero diventare insostenibili e l’anidride carbonica prodotta supererà quella scaricata nell’atmosfera dall’intera industria aeronautica del globo.”
Secondo lo studio il principale fattore al quale si deve un tasso di inquinamento così elevato è l'inefficienza di queste strutture: "Il motivo principale - si legge nel documento - sta nella bassa efficienza dei data center: i server vengono utilizzati appena al 6% delle capacità, mentre i grossi centri di raccolta dati lavorano al 56% della potenza".
Andando a cliccare sul sito dell’agenzia Americana troverete una presentazione powerpoint che fornisce minuziosamente i risultati del rapporto.

Lo studio prende avvio dalla recente attenzione rivolta alla consumo energetico degli apparecchi elettrici e in primo luogo dei pc, tanto che aziende come Intel o Amd stanno progettando microprocessori in grado di ridurre drasticamente l'energia richiesta.
Risulta interessantissima in quest’ambito la precedente indagine realizzata da due dottorandi delle università di Yale e Harvard, i quali hanno calcolato, in base ai dati forniti dall'IEA, (l'International energy agency), che  un pc connesso a un server produce tanto ossido di carbonio quanto la respirazione di una persona e mezzo.
server2Il conto è presto fatto: un minuto su una pagina Web equivale a un grammo di CO2 nell'atmosfera. Poi moltiplicando questa cifra per il numero globale degli internauti sono arrivati a valutare in 50 milioni le tonnellate di ossido di carbonio, emesse nell'atmosfera da Internet in un anno.

La maggioranza degli utenti ignora questo fenomeno. I due dottorandi hanno deciso così di lanciare il progetto CO2 Stats, un contatore per misurare l'inquinamento prodotto dall'uso dei siti online al fine di equilibrarlo con tecnologie verdi.
Lanciato nell’ottobre 2007, il progetto  intende utilizzare i social networking per  fare  aumentare l'interesse delle persone per le energie rinnovabili.
E finora più di 250 siti, che hanno 300.000 accessi distinti al mese, hanno installato il contatore. L'obiettivo dei due responsabili del progetto è di raggiungere il milione di visitatori al giorno. Vedremo se ci riusciranno. Intanto per chi vuole scaricarsi il contatore per il proprio sito web basta andare su www.co2stats.com.

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