Sulla questione della scienza perfavore..non sparate cagate..anzi.. per un bambino è fondamentale avere un padre e una madre di sesso diverso per il semplice fatto di riuscire ad identificare se stesso.Avere un padre e una madre è fondamentale perchè l'uomo e la donna non sono uguali nè per fisionomia,nè per fisiologia,nè per le sensazioni o le emozioni. L'uomo e la donna si completano ed è in questa completezza che ha il diritto di esistere un bambino.Tutto il resto non conta. Altra caxxata è sulla questione che gay ci si nasce..sbagliatissimo..l'educazione è fondamentale:una persona può essere naturalmente predisposta a diventare gay ma all'interno di una famiglia "da mulino bianco" si affermerà il suo lato più etero dato che, grazie a Dio, esso rappresenta ancora la normalità..
Per il resto non mi sembra giusto che lo Stato dia gli stessi diritti alle coppie non sposate.Il matrimonio è un contratto in cui è esplicita la volontà delle due parti di voler passare insieme la propria vita.Ciò è necessario a mio avviso per voler costruire un futuro su una base solida.Se una coppia non si sposa dunque sembrerebbe perchè uno o entrambi non vogliono sentirsi "vincolati" per sempre.. Quindi non vedo perchè lo Stato dovrebbe incentivare una scelta del genere riconoscendo le pari opportunità a queste persone,dato che esso è fondato sulla Famiglia e sul Lavoro. Una società si deve basare su solide basi e la famiglia PUò essere una base,i DiCO no..
Per quanto riguarda le tendenze gay le considero assolutamente contronatura(intendendo come natura il naturale procedimento vitale nascita-riproduzione-morte..impossibile per loro..).Se due Gay vogliono stare insieme ci possono stare ,ma non possono pensare di essere considerati "Leciti" al pari di una coppia uomo-donna..
La scienza ha bisogno di prove empiriche...di esperienze...abbiamo esperienza dell'esistenza delle cellule perchè qualcuno ha sperimentato il microscopio e le ha colorate...abbiamo esperienza che il mondo non è piatto perchè qualcuno ha dimostrato e ha calcolato la sua curvatura (e finchè amerigo non ha raggiunto le americhe non si conosceva la sua vera dimensione...in realtà nemmeno con colombo solo con magellano abbiamo preso conoscenza della dimensione della terra (comunque sempre noi occidentali)).
Per dire che due omosessuali possono allevare un bambino c'è bisogno di esperienza. E sinceramente l'esperienza spagnola (e non la santa inquisizione italiana) sta dimostrando che è possibile (il mondo non è piatto!!)
E per la predisposizione gay esistono pattern neuronali che dimostrano una deietica (predisposizione genetica) (Manuale di Neuroscienze Bears Connors Paradiso utlizzato per i corsi di psicobiologia).
Poi grazie a Dio non ci sono solo i gay e gli etero ma i trans, gli ermafroditi ect...ect...e un mondo di sessualità libere che non fanno male proprio a nessuno. Se non ci fosserò queste differenze sessuali sarebbe messa in discussione la variazione genetica (Darwin, mendel sono nomi che forse non si conoscono eppure si dovrebbero fare in qualsiasi liceo).
Io DiCo solo una cosa questa ignoranza è preoccupante e l'incapacità di argomentare è ancora più preoccupante.
Prima di considerazioni puramente politiche cercate di ragionare!!
> Sulla questione della scienza perfavore..non
> sparate cagate..anzi.. per un bambino è
> fondamentale avere un padre e una madre di sesso
> diverso per il semplice fatto di riuscire ad
> identificare se stesso.Avere un padre e una madre è
> fondamentale perchè l'uomo e la donna non sono
> uguali nè per fisionomia,nè per fisiologia,nè per
> le sensazioni o le emozioni. L'uomo e la donna si
> completano ed è in questa completezza che ha il
> diritto di esistere un bambino.Tutto il resto non
> conta. Altra caxxata è sulla questione che gay ci
> si nasce..sbagliatissimo..l'educazione è
> fondamentale:una persona può essere naturalmente
> predisposta a diventare gay ma all'interno di una
> famiglia "da mulino bianco" si affermerà il suo
> lato più etero dato che, grazie a Dio, esso
> rappresenta ancora la normalità..
> Per il resto non mi sembra giusto che lo Stato dia
> gli stessi diritti alle coppie non sposate.Il
> matrimonio è un contratto in cui è esplicita la
> volontà delle due parti di voler passare insieme
> la propria vita.Ciò è necessario a mio avviso per
> voler costruire un futuro su una base solida.Se una
> coppia non si sposa dunque sembrerebbe perchè uno o
> entrambi non vogliono sentirsi "vincolati" per
> sempre.. Quindi non vedo perchè lo Stato dovrebbe
> incentivare una scelta del genere riconoscendo le
> pari opportunità a queste persone,dato che esso è
> fondato sulla Famiglia e sul Lavoro. Una società si
> deve basare su solide basi e la famiglia PUò essere
> una base,i DiCO no..
> Per quanto riguarda le tendenze gay le considero
> assolutamente contronatura(intendendo come natura
> il naturale procedimento vitale
> nascita-riproduzione-morte..impossibile per
> loro..).Se due Gay vogliono stare insieme ci
> possono stare ,ma non possono pensare di essere
> considerati "Leciti" al pari di una coppia
> uomo-donna..
Risoluzione del Parlamento europeo sull'omofobia in Europa
Il Parlamento europeo ,
– visti gli obblighi internazionali ed europei in materia di diritti umani, quali quelli contenuti nelle convenzioni delle Nazioni Unite sui diritti dell'uomo e nella Convenzione europea sui diritti dell'uomo e le libertà fondamentali,
– viste le disposizioni della legislazione dell'Unione europea sui diritti umani, in particolare la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea(1) , nonché gli articoli 6 e 7 del trattato sull'Unione europea,
– visto l'articolo 13 del trattato che istituisce la Comunità europea, che assegna alla Comunità il potere di adottare misure finalizzate alla lotta alle discriminazioni basate, tra l'altro, sull'orientamento sessuale e di promuovere il principio dell'uguaglianza,
– viste la direttiva 2000/43/CE del Consiglio, del 29 giugno 2000, che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica(2) , e la direttiva 2000/78/CE, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro(3) , che proibiscono le discriminazioni dirette o indirette basate sull'origine razziale o etnica, la religione o le convinzioni personali, gli handicap, l'età o l'orientamento sessuale,
– visto il paragrafo 1 dell'articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali, che vieta "qualsiasi forma di discriminazione fondata sul sesso, la razza, il colore della pelle, l'origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l'appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l'età o le tendenze sessuali",
– visto l'articolo 103, paragrafo 4, del suo regolamento,
A. considerando che l'omofobia può essere definita come una paura e un'avversione irrazionale nei confronti dell'omosessualità e di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali (GLBT), basata sul pregiudizio e analoga al razzismo, alla xenofobia, all'antisemitismo e al sessismo,
B. considerando che l'omofobia si manifesta nella sfera pubblica e privata sotto forme diverse, quali discorsi intrisi di odio e istigazioni alla discriminazione, dileggio, violenza verbale, psicologica e fisica, persecuzioni e omicidio, discriminazioni in violazione del principio di uguaglianza, limitazioni arbitrarie e irragionevoli dei diritti, spesso giustificate con motivi di ordine pubblico, libertà religiosa e diritto all'obiezione di coscienza,
C. considerando i recenti eventi preoccupanti verificatisi in vari Stati membri, ampiamente segnalati dalla stampa e dalle ONG, che vanno dal divieto di tenere marce per l'orgoglio gay o per l'uguaglianza all'uso di un linguaggio incendiario, carico di odio o minaccioso da parte di esponenti politici di primo piano e capi religiosi, la mancata protezione e, addirittura, la dispersione di dimostrazioni pacifiche da parte della polizia, le manifestazioni violente di gruppi omofobi e l'introduzione di modifiche costituzionali espressamente mirate a impedire le unioni tra persone dello stesso sesso,
D. considerando, nel contempo, che in taluni casi si sono registrate reazioni positive, democratiche e tolleranti da parte della popolazione, della società civile e delle autorità locali e regionali che hanno manifestato contro l'omofobia, nonché da parte della magistratura che ha preso provvedimenti contro le discriminazioni più sensazionali e illegali,
E. considerando che in alcuni Stati membri i partner dello stesso sesso non godono di tutti i diritti e le protezioni riservati ai partner sposati di sesso opposto, subendo di conseguenza discriminazioni e svantaggi;
F. considerando, al tempo stesso, che in un numero crescente di paesi europei si stanno adottando iniziative intese a garantire pari opportunità, integrazione e rispetto e ad offrire protezione contro la discriminazione basata sull'orientamento sessuale, l'espressione di genere e l'identità di genere, nonché ad assicurare il riconoscimento delle famiglie omosessuali,
G. considerando che la Commissione ha dichiarato il suo impegno ad assicurare il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali nell'UE ed ha istituito un gruppo di Commissari responsabili in materia di diritti umani;
H. considerando che non tutti gli Stati membri hanno introdotto nei loro ordinamenti misure atte a tutelare le persone GLBT, come invece richiesto dalle direttive 2000/43/CE e 2000/78/CE, e che non tutti gli Stati membri stanno combattendo le discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e promuovendo l'uguaglianza,
I. considerando che occorrono ulteriori azioni a livello dell'UE e degli Stati membri per eradicare l'omofobia e promuovere una cultura della libertà, della tolleranza e dell'uguaglianza tra i cittadini e negli ordinamenti giuridici,
1. condanna con forza ogni discriminazione fondata sull'orientamento sessuale;
2. chiede agli Stati membri di assicurare che le persone GLBT vengano protette da discorsi omofobici intrisi d'odio e da atti di violenza omofobici e di garantire che i partner dello stesso sesso godano del rispetto, della dignità e della protezione riconosciuti al resto della società;
3. invita con insistenza gli Stati membri e la Commissione a condannare con fermezza i discorsi omofobici carichi di odio o le istigazioni all'odio e alla violenza e a garantire l'effettivo rispetto della libertà di manifestazione, garantita da tutte le convenzioni in materia di diritti umani;
4. chiede alla Commissione di far sì che la discriminazione basata sull'orientamento sessuale sia vietata in tutti i settori, completando il pacchetto antidiscriminazione fondato sull'articolo 13 del trattato, mediante la proposta di nuove direttive o di un quadro generale che si estendano a tutti i motivi di discriminazione e a tutti i settori;
5. sollecita vivamente gli Stati membri e la Commissione a intensificare la lotta all'omofobia mediante un'azione pedagogica, ad esempio attraverso campagne contro l'omofobia condotte nelle scuole, le università e i mezzi d'informazione, e anche per via amministrativa, giudiziaria e legislativa;
6. reitera la sua posizione relativa alla proposta di decisione che istituisce l'Anno europeo delle pari opportunità per tutti, secondo la quale la Commissione deve garantire che tutte le forme di discriminazione di cui all'articolo 13 del trattato e all'articolo 2 della proposta siano considerate e trattate in maniera equilibrata, come indicato nella posizione del Parlamento del 13 dicembre 2005 sulla proposta(4) , e ricorda alla Commissione la sua promessa di seguire da vicino questa materia e di riferire in merito al Parlamento;
7. esorta vivamente la Commissione a garantire che tutti gli Stati membri abbiano recepito e stiano correttamente applicando la direttiva 2000/78/CE e ad avviare procedimenti d'infrazione contro gli Stati membri inadempienti; chiede inoltre alla Commissione di assicurare che la relazione annuale sulla tutela dei diritti fondamentali nell'UE comprenda informazioni complete ed esaustive sull'incidenza di atti criminosi e violenze a carattere omofobico negli Stati membri;
8. insiste affinché la Commissione presenti una proposta di direttiva riguardante la protezione contro tutte le discriminazioni per i motivi menzionati nell'articolo 13 del trattato, con lo tesso campo di applicazione della direttiva 2000/43/CE;
9. esorta la Commissione a prendere in considerazione il ricorso alle sanzioni penali per i casi di violazione delle direttive basate sull'articolo 13 del trattato;
10. chiede agli Stati membri di adottare qualsiasi altra misura che ritengano opportuna nella lotta all'omofobia e alla discriminazione basata sull'orientamento sessuale e di promuovere e adottare il principio dell'uguaglianza nelle loro società e nei loro ordinamenti giuridici;
11. sollecita gli Stati membri ad adottare disposizioni legislative volte a porre fine alle discriminazioni subite dalle coppie dello stesso sesso in materia di successione, proprietà, locazione, pensioni, fiscalità, sicurezza sociale ecc.;
12. plaude alle iniziative recentemente intraprese in numerosi Stati membri volte a migliorare la posizione delle persone GLBT e decide di organizzare il 17 maggio 2006 (Giornata internazionale contro l'omofobia) un seminario finalizzato allo scambio delle buone pratiche;
13. reitera la sua richiesta avanzata alla Commissione di presentare proposte che garantiscano la libertà di circolazione dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari nonché del partner registrato di qualunque sesso, come indicato nella raccomandazione del Parlamento del 14 ottobre 2004 sul futuro dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia(5) ;
14. chiede agli Stati membri interessati di riconoscere finalmente che gli omosessuali sono stati tra i bersagli e le vittime del regime nazista;
15. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione e ai governi degli Stati membri e dei paesi in via di adesione e candidati.
Pope and Cigarettes - L’omofobia ti fa meno macho. E forse diventi anche sterile.
Se sei omofobo, rischi l’impotenza.
Se odi chi non ti fa nulla di male, le donne si chiederanno perché hai sempre in mente solo i gay. C’è forse sotto qualcosa di poco chiaro? Perché ti fai il sangue amaro per nulla, quando potresti divertirci e fare tanti bambini con giovani puledre vogliose?
Forse è vero: un omofobo, in fondo, è un omosessuale represso. Le donne lo sanno. Magari non te lo dicono, ma lo sanno bene.
Più sei omofobo, più occasioni perdi di essere uomo. Virile.
D’altronde è matematico: più ti accanisci contro i gay, meno pensi alla passera e meno trombi. Alla fine la qualità dei tuoi spermatozoi diminuisce, e diventi sterile. poi dite alle coppie omosessuali che sono sterili….
E sinceramente, tante notizie di omofobia fanno passare la voglia di trombare anche a noi, perché ci abbassano il morale.
E allora, sai che ti dico? Perché non la smetti e ci divertiamo tutti quanti, in santa pace, ognuno come gli va? Se ti serve un preservativo, te lo presto io.
Su una cosa siamo d’accordo: vale a pena godersi la vita, senza tante menate.
Come dici? Vuoi una sigaretta?
Va bene, allora questa sigaretta, che è l’ultima, la passo a te.
Te la accendi tu, e la dedichiamo alla nostra salute.
Decalogo per un nuovo paradima della lotta all’omofobia
Sto provando a stilare una bozza di decalogo per cambiare i paradigmi della lotta omofobica. Non è un lavoro facile, e poi non ne ho le competenze.
Per questo vi chiedo di aiutarmi, con i vostri contributi per renderlo efficace, coerente e privo di eccessi o revisionismi.
1) COLLABORAZIONE CON LE ISTITUZIONI – Per fare passi avanti nella comunità civile dobbiamo abbandonare la paura delle istituzioni. Chi ha paura non si mette in gioco!
Viva la polizia, viva i Carabinieri, viva il Giudice di Pace.
Andiamo nelle caserme e parliamo con loro. Facciamoci conoscere.
2) RISPETTO PER I NUOVI INTERLOCUTORI POLITICI – Per fare passi avanti dobbiamo riconoscere la dignità dei nostri interlocutori. Quella dignità che noi chiediamo proprio a loro. Per provare la nostra dignità noi non abbiamo bisogno di accusare nessuno, né di screditarlo, né di addossargli colpe non dimostrabili.
3) NON RIVENDICAZIONI MA IMPEGNI CIVILI - La rivendicazione intesa come protesta, come lamentela, o “pretesa” che qualcosa ci debba essere concesso non è vincente. Neri, donne, poveri: si sono tutti conquistati l’uguaglianza battendosi. Noi non ci possiamo esimere da questa “legge naturale” della democrazia. Ci sono sempre stati prezzi da pagare: mettiamoli in conto
4) DENUNCE SOCIALMENTE SOSTENIBILI - Facciamo denunce socialmente e psicologicamente sostenibili. La gente sa come evitare di essere ammorbata da denunce angoscianti, lamentele e attacchi polemici. Gli accenni al fascismo forzano la lettura delle nostre istanze in una ottica ideologica detrimente.
5) SE SIAMO DISPERATI, TACIAMO - Cercare consensi gongolandosi nella sindorme di onni-impotenza è un peccato mortale. Diffondere l’idea deprimente e falsa che “in Italia è impossibile” o che occorra “aspettare”, o che è colpa del Papa non serve a nulla. Se non abbiamo carattere, vero orgoglio, e non crediamo nei nostri obiettivi, è meglio che ci facciamo da parte. Per il bene di tutti.
6) L’OMOFOBIA NON E’ UN PROBLEMA DEI GAY - L’omofobia è un problema della maggioranza degli Italiani, non della minoranza omosessuale. Aiutiamo la cittadinanza italiana a prendere atto di questa realtà limitante e a farsene carico.
L’omofobia è un problema degli omofobi: questo è il messaggio da lanciare.
Se non saranno loro a guarire dall’omofobia (compresa quella interiorizzata) l’omofobia resterà sempre.
7) IL PROBLEMA DEI GAY E’ LA SEGREGAZIONE o APARTHEID - Il razzismo e la violenza scelgono preferiscono sempre più di esprimersi attraverso l’omofobia. Le conseguenze per noi sono segregazione, discriminazione. Gli effetti dell’omofobia sulle nostre vite: questo va denunciato. L’obiettivo delle nostre denunce deve essere uno solo: fare in modo che l’omofobia altrui non condizioni nè peggiori la nostra vita.
L’OMOFOBIA E’ UNA MALATTIA - L’omofobia è una malattia, che però non va curata a tutti i costi. Il clima omofobico diffuso ha un costo sociale. Chi è omofobo, resti pure tale: a spese dello Stato.
9) I DIRITTI NON SI IMPORTANO DALL’ESTERO - L’uguaglianza dei diritti non si importa dall’Unione Europea. Così come la democrazia non si esporta dall’America all’IRAQ. Noi italiani dobbiamo percorrere la nostra strada.
10) UNICO PUNTO FERMO: UGUAGLIANZA DEI DIRITTI - Mediare è stato un fallimento in passato. Lo sarà anche adesso.
Spero di ricevere tanti commenti che mi aiutino a stilare un decalogo che rappresenti veramente le idee di tanti che vogliono cambiare le abitudini di denunciare una omofobia in modo inefficace.
ONU: rimandata risoluzione sull'omofobia
mercoledì, 30 aprile, 2003
Arabia Saudita, Pakistan, Egitto, Libia e Malaysia sono riusciti a bloccare la risoluzione sui diritti umani e l'orientamento sessuale presentata dal Brasile alla 59esima sessione annuale della Commissione ONU per i Diritti Umani (UNHCHR). Gli USA si sono astenuti dalla votazione poiché hanno ritenuto che l'ONU non fosse la sede adatta per affrontare la questione. E' la prima volta che una risoluzione specifica sull'orientamento sessuale viene presentata in un organismo dell'ONU. Amnesty International, a commento di quanto avvenuto, sostiene che la sessualità non può essere più trattata come una questione marginale presso l'ONU e che l'orientamento sessuale e l'identità sessuale sono elementi fondamentali di ciò che ci rende umani. Una forte presa di posizione contro la Commissione ONU per i diritti umani è stata resa pubblica in questi giorni dall’Associazione popoli minacciati (APM). Secondo Ulrich Delius, rappresentante di APM, “Molti dei paesi membri della Commissione sono più interessati a proteggersi a vicenda che ai diritti umani. A meno che non si voglia rinunciare completamente a questa Commissione per la tutela mondiale dei diritti umani bisogna attuare urgentemente delle riforme”. Intanto Osservatorio sui Balcani rende pubblico anche in Italia un dibattito sviluppatosi in Albania dove uno dei maggiori giornalisti albanesi ha duramente attaccato il Parlamento in procinto di discutere un progetto di legge che legalizzerebbe i matrimoni tra quelli che definisce con disprezzo i “maschi-femmine”. “In Albania gli omosessuali neppure osano pensarsi detentori di diritti” denuncia il corrispondente dell’Osservatorio da Tirana Artan Puto.
SETTE DOMANDE SULLA GIORNATA MONDIALE CONTRO L’OMOFOBIA
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1° Quali sono gli scopi pratici di questa Giornata?
Il nostro primo scopo pratico è suscitare iniziative. Potranno assumere forme molto diverse: un dibattitto a scuola, una mostra in un caffè, un’animazione di strada, una trasmissione radiofonica, una proiezione in un circolo di quartiere, una tavola rotonda organizzata da un partito politico, un concorso letterario lanciato da un giornale, una campagna di sensibilizzazione condotta da un sindacato, eccetera. Queste iniziative potranno essere promosse da associazioni LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e trans), da organizzazioni di difesa dei diritti umani, ma anche da cittadine e cittadini di ogni provenienza. In effetti, molte persone che non si interessavano particolarmente all’omosessualità si sentono oggi sempre più coinvolte dal problema dell’omofobia.
Il secondo scopo della Giornata è coordinare e rendere visibili le iniziative. Se hanno luogo lo stesso giorno, saranno più visibili ed efficaci. E se questo giorno diventa un appuntamento annuale, i media e l’opinione pubblica saranno molto più attenti ai problemi sollevati, e potranno osservare meglio i progressi compiuti o il deteriorarsi della situazione. D’altra parte, i coordinatori della Giornata potranno fare un resoconto delle varie iniziative, informare i giornalisti e favorire la collaborazione tra le persone che operano nel campo.
Questo progetto ha un terzo obiettivo: iscrivere la Giornata nel calendario nazionale del maggior numero di paesi e poi, perché no, farla adottare a livello internazionale. Evidentemente è un obiettivo remoto, forse utopistico. Ma il riconoscimento ufficiale non è solo un simbolo – senza contare che i simboli sono, come sappiamo, una cosa essenziale. Esso contribuirà a far durare questa battaglia nel tempo. Permetterà inoltre di mostrare che la lotta all’omofobia non riguarda solo le persone omo-, bi- o trans, ma interessa l’autorità pubblica e la volontà collettiva della società.
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2° È meglio parlare di omofobia o di LGBTfobia?
La parola «LGBTfobia» permetterebbe di tener conto delle lesbiche, dei gay, dei bisessuali e dei trans. Purtroppo, si rischia di perdere in leggibilità quello che si vorrebbe guadagnare in visibilità. Al giorno d’oggi la parola «omofobia» è conosciuta, e riconosciuta, in un gran numero di paesi. La parola «LGBTfobia», invece, è pressoché sconosciuta in quasi tutti i paesi del mondo. D’altra parte, alcuni suggeriscono addirittura LGBTQfobia per includere i «queer». In fondo, perché no? Secondo noi, tutto dipende dal contesto. Una «Giornata Mondiale contro la LGBTfobia» rischierebbe evidentemente di non essere capita dal grande pubblico, e a maggior ragione di non essere riconosciuta dalle istanze nazionali o internazionali. Non ci guadagneremmo molto. È per questo che preferiamo la formula «Giornata Mondiale Contro l’Omofobia», a patto di ricordare continuamente al grande pubblico che la nostra battaglia non riguarda solo l’omosessualità maschile, ma che si tratta anche delle lesbiche, dei bisessuali e dei trans. In questo contesto, l’espressione LGBT ci sembra molto utile per mettere in rilievo la varietà dei problemi affrontati. In effetti, l’omofobia riguarda le lesbiche (lesbofobia), i gay (gayfobia) e le persone bisessuali (bifobia). Ci impegniamo inoltre a combattere contro la transfobia, che, pur distinguendosi dall’omofobia in quanto riguarda l’identità di genere e non l’orientamento sessuale, rinvia comunque a dispositivi sociali che sono spesso vicini alle logiche omofobe in senso stretto. In altre parole, rifiutiamo ogni monopolio. Parliamo di «Giornata Mondiale Contro l’Omofobia», ma teniamo anche a ricordare al grande pubblico che ci battiamo per i diritti delle lesbiche, dei gay, dei bisessuali e dei trans, cioè per le persone LGBT, e in genere contro tutte le discriminazioni.
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3° E le altre discriminazioni? Questa Giornata contro l’Omofobia non rischia di occultarle?
No. È vero che bisogna considerare la Discriminazione come un fenomeno generale; ma bisogna anche combatterla nelle sue forme specifiche – e l’omofobia è una di queste forme. Altrimenti, il discorso e l’azione rischiano di rimanere astratti, indifferenziati, o addirittura confusi. È del resto una delle ragioni per cui la Giornata Mondiale delle Donne è importante. Essa mette l’accento specificamente sulla disuguaglianza tra i sessi. Allo stesso modo, la Giornata Mondiale Contro l’Omofobia consentirà di mettere l’accento specificamente sulla disuguaglianza tra le sessualità. Tuttavia, la lotta all’omofobia sfocia necessariamente nell’affermazione dei diritti sessuali in generale, che si tratti di sesso, di identità di genere o di orientamento sessuale. Per questo si ricollega alla battaglia contro il sessismo; e del resto non è un caso che le persone più sessiste siano spesso anche le più omofobe. Ma si ricollega anche alla lotta contro l’Aids e contro tutte le infezioni sessualmente trasmissibili, dato che non si può praticare l’autonomia sessuale senza un minimo accesso all’informazione e alle cure. La lotta all’omofobia sfocia infine nell’affermazione dei diritti umani in generale. Del resto, le associazioni LGBT si impegnano spesso ben al di là delle problematiche sessuali, e agiscono all’unisono con altri movimenti sociali. In queste condizioni, la Giornata Mondiale Contro l’Omofobia favorirà l’avvicinamento tra le associazioni LGBT e le associazioni di difesa dei diritti umani.
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4° In che cosa la Giornata Mondiale si distingue dalla Marcia dell’Orgoglio LGBT?
Questi due eventi si distinguono appunto nella misura in cui si completano a vicenda:
- a livello di principio: le Marce mettono l’accento sull’orgoglio delle lesbiche, dei gay, dei bisessuali e dei trans che rifiutano l’obbrobrio; la Giornata Mondiale, invece, mostra che la vera vergogna è l’omofobia, che va decostruita nelle sue logiche sociali e combattuta concretamente. - a livello pratico: attraverso la Marcia dell’Orgoglio, scendiamo nelle strade per far sentire la nostra voce alla società civile; attraverso la Giornata Mondiale, entriamo nella società civile per portare il dibattito dentro le istituzioni, le scuole, i quartieri, eccetera. Come si vede, le due strategie sono perfettamente simmetriche e complementari.
D’altra parte, le persone che, pur essendo sensibili al problema dell’omofobia, pensano di non aver posto in una Marcia dell’Orgoglio LGBT, potrebbero dare comunque il loro contributo attraverso l’alternativa rappresentata dalla Giornata Mondiale Contro l’Omofobia. Analogamente, ma su scala internazionale, nei paesi in cui è impossibile organizzare una Marcia dell’Orgoglio, si potrebbe condurre un’azione contro l’omofobia in occasione della Giornata Mondiale, soprattutto quando l’omosessualità non è condannata - almeno ufficialmente - dalle leggi in vigore. In tal senso, la Giornata Mondiale può rappresentare una leva politica in grado di prolungare l’azione delle Marce presso le persone o i paesi che non possono (o non vogliono) iscriversi nella logica di queste ultime. Ma, nell’insieme, è chiaro che queste due iniziative sono al tempo stesso necessarie e complementari.
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5° Parlare di omofobia non significa crogiolarsi in un atteggiamento da vittime?
È poco probabile che le vittime dell’omofobia abbiano voglia di crogiolarsi in un simile ruolo. Gli atti e i discorsi omofobi sono una realtà che non si può (più) ignorare. Il nostro scopo è appunto denunciare le violenze passate e presenti per prevenire, o almeno limitare, le violenze future. Il problema non è l’omosessualità, ma l’omofobia: dobbiamo dunque concentrare i nostri sforzi in questo senso.
Che lo vogliamo o no, siamo tutte e tutti figli dell’omofobia. Ma la battaglia che conduciamo contro di essa, prima di tutto dentro di noi, ci rende più forti di essa. Lungi dall’ispirarci un atteggiamento vittimistico, la conoscenza dei meccanismi dell’omofobia sociale fa di noi soggetti più autonomi. Per questo l’affermazione di una politica LGBT non può prescindere dalla decostruzione delle logiche che la rendevano fino allora impossibile, e che la rendono ormai necessaria.
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6° La Giornata Mondiale assumerà ovunque la stessa forma?
È poco probabile. Dato che l’omofobia assume forme molto diverse a seconda degli spazi geografici e sociali, anche le risposte all’omofobia saranno sicuramente molto diverse.
In molti paesi del Sud il problema consiste nel matrimonio coatto (eterosessuale, naturalmente), soprattutto per le donne; in molti paesi del Nord è il divieto del matrimonio (omosessuale, naturalmente) a essere al centro del dibattito. In certi ambienti gli uomini sono esclusi o linciati sulla pubblica piazza, mentre le donne sono imprigionate o punite nel silenzio dei ginecei. In certi casi l’omofobia agisce in nome di Dio, in altri in nome della Scienza. A volte l’omosessualità è condannata ma i transgender sono «tollerati», a volte è il contrario. A seconda dei casi, la bisessualità è considerata un male minore o il colmo del vizio, eccetera.
Insomma, le situazioni sono molteplici, e il lavoro di coordinazione generale non potrà che sottolineare il carattere originale e specifico delle iniziative condotte qua e là. Da qualche decennio a questa parte hanno visto la luce numerose azioni molto positive. Le Marce dell’Orgoglio si svolgono un po’ in tutto il mondo, e sono sempre più numerose. Nel 1996, il Sudafrica ha aperto la strada (seguito poco dopo dall’Ecuador) affermando nella sua costituzione l’eguaglianza tra tutti i cittadini, qualunque ne sia il sesso, l’identità o l’orientamento sessuale. D’altra parte, esiste da qualche anno negli Stati Uniti una giornata del ricordo per le vittime di atti transfobici, che viene ormai celebrata da varie associazioni anche in Spagna, Francia, Cile e Canada. E dal 2003 il Canada organizza una Giornata nazionale contro l’omofobia, alla quale dobbiamo ispirarci.
Infine, al di là delle iniziative locali o nazionali, due fatti attirano la nostra attenzione nella misura in cui coinvolgono le istanze internazionali. Il primo riguarda la recente risoluzione presentata dal Brasile alla Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite per far riconoscere i diritti delle persone LGBT. Naturalmente, non possiamo che appoggiare questa iniziativa e speriamo che possa essere votata quanto prima, malgrado gli ostacoli incontrati finora. Il secondo fatto è un po’ meno recente, ma non meno significativo: il 17 maggio 1990, l’Assemblea generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità cancellava l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali. Così facendo, intendeva mettere fine a più di un secolo di omofobia medica. Di conseguenza ci auguriamo che, in accordo con questa logica storica, anche l’Alto Commissariato per i Diritti Umani e la Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite condannino l’omofobia nelle sue manifestazioni politiche, sociali e culturali riconoscendo questa Giornata. La decisione dell’OMS rappresenta per noi una data storica e un simbolo forte: proponiamo dunque che questa Giornata mondiale abbia luogo ogni anno il 17 maggio.
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7° Qual è dunque il calendario delle prossime azioni?
In un primo tempo, sulla base del testo proposto, vogliamo ottenere il maggior numero possibile di firme, via internet o su carta, nel maggior numero possibile di paesi. Le firme possono venire da associazioni LGBT, associazioni legate alla difesa dei diritti umani, sindacati, partiti politici, cittadine, cittadini, eccetera. Ci auguriamo anche di ottenere l’appoggio dell’ILGA (International Lesbian and Gay Association) e delle sue branche continentali in occasione delle prossime riunioni (a Katmandu, Budapest e Santiago del Cile). Dopo aver riunito il maggior numero possibile di appoggi, vorremmo fissare per il 17 maggio 2005 la prima Giornata Mondiale Contro l’Omofobia. In tutti i paesi in cui sarà possibile, la petizione potrà essere consegnata ufficialmente alle autorità nazionali quello stesso giorno, in modo simbolico. Questo non può che rafforzare la dimensione internazionale del nostro impegno, e aiutare chi vive in paesi dove iniziative del genere sono ancora impossibili. Dopodiché, potremo fare un primo bilancio che permetterà di migliorare e ampliare le iniziative degli anni a venire. Speriamo che la nostra richiesta possa essere presentata alle Nazioni Unite già il secondo anno o, eventualmente, il terzo o il quarto, cioè non appena la Giornata mondiale sarà diventata abbastanza importante da poter essere presentata in modo significativo. Evidentemente non sappiamo quando le Nazioni Unite riconosceranno la legittimità e l’importanza delle nostre azioni, ma ciò non ci impedisce di continuare la nostra battaglia contro l’omofobia e per i diritti delle lesbiche, dei gay, dei bisessuali e dei trans in tutti i paesi del mondo.
“Rainbow’s end”: la marcia dell’omofobia nel mondo
La vita gay, nelle grandi città occidentali come Berlino o Londra, sembra una festa continua e pare che per i gay non ci sia più niente per cui lottare. Ma è così dappertutto? Da questo interrogativo prende le mosse Rainbow’s end, il film documentario per la regia di Jochen Hick e Christian Jentsch, che si concentra sulle sacche di discriminazione e violenza all’interno delle nostre società più "progredite" e sui rischi di regressione - perché, come osserva l’attivista gay di OutRage Peter Tatchell, intervistato a un certo punto, la storia non è una linea retta che va dall’oppressione alla liberazione, conquistata una volta per tutte.
A fare da ossatura del film è la vicenda dell’inglese Jeremy Hooke e del suo compagno Vadim, espulso dalle autorità britanniche e rispedito in Bielorussia, un paese in cui i gay rischiano grosso. Questo episodio viene seguito per tutta la durata della pellicola ed è anche l’occasione per mostrare l’attività di OutRage!, le sue manifestazioni contro l’omofobia e l’assistenza (anche legale) che offre ai casi come quello di Jeremy. Da qui, a raggiera, parte la descrizione di molti altri casi.
Per esempio quello di Jeron e Sander, due olandesi che vivono alla periferia di Amsterdam e sono costantemente vittime dei dileggi e delle aggressioni di giovani, per lo più nordafricani, tra i dodici e i sedici anni che abitano in quei quartieri degradati. La loro storia rinvia poi a quella dei gay provenienti da paesi islamici che abitano in Olanda o in Inghilterra e vengono respinti dalla loro cultura e dalla loro comunità d’origine. Significativa - in molti sensi - è la testimonianza del pakistano Adnan Ali, che abita a Londra, e che ha già avuto una "fatwa" per il suo attivismo in favore degli omosessuali. Ha fatto coming out in uno studio televisivo, circondato da teologi e imam ("Mi avrebbero tirato addosso delle pietre, se solo ci fossero state delle pietre nello studio televisivo").
Nonostante tutte le discriminazioni subite, però, Adnan Ali continua a richiamarsi al Corano, fino a dichiarare con una certa ingenuità: "In tutto il sacro libro del Corano la parola omosessualità non è nemmeno menzionata" e ad aggiungere: "La sharia è l’interpretazione o la manipolazione della parola di Dio, non necessariamente LA parola di Dio", sostenendo sempre quell’idea fallace per cui gli interpreti della fede la distorcerebbero, mentre la "vera fede" - non meglio precisata e tenuta nel vago - sarebbe diversa e, ovviamente, più tollerante. Senza spiegare perché e senza dubitare che, forse, sono proprio la "fede in sé" e il richiamo a un libro ritenuto "sacro" a essere un problema.
Rainbow’s end racconta poi l’attività dell’ILGA, l’associazione internazionale per i diritti del mondo GLBT, e ne segue la partecipazione a un congresso dell’ONU a Ginevra tenutosi l’anno scorso. L’ILGA, in quanto tale, non è autorizzata a chiedere la parola quando l’ONU si riunisce, ma è costretta ad appoggiarsi ad altre associazioni accreditate. In questa occasione, spiega Stephen Barris - un suo membro -, sta cercando di ottenere l’appoggio a una mozione che chieda la messa al bando di ogni discriminazione basata sull’orientamento sessuale. L’impresa è ardua: il film mostra il gelo e l’imbarazzo che cala quando, durante una pausa, viene fatta circolare il testo della mozione tra i rappresentati egiziani. La portavoce egiziana dichiara, con voce fredda e tagliente: "E’ una questione che non è ancora all’ordine del giorno" e poi specifica: "E’ importante, quando discutiamo di questioni relative a diritti umani, prendere in considerazione le diverse specificità culturali". Il che significa, tradotto dal politichese, che per i paesi islamici l’islam viene prima di ogni cosa - anche quando schiaccia i diritti degli individui. A un tentativo di Barris di continuare la conversazione, la donna risponde, tagliando corto: "That’s enough" - Basta così.
Del resto questo atteggiamento non è nuovo, spiegano i rappresentanti dell’ILGA. Nel 2003 il Brasile aveva proposto all’ONU una risoluzione che garantisse, in tutto il mondo, la protezione degli omosessuali, ma dietro le scene si era formata una "santa alleanza", tra il Vaticano e i paesi islamici affinché venisse bloccata. Molti paesi avevano anche minacciato sanzioni economiche al Brasile e la mozione è stata ritirata. Stephen Barris mostra i documenti che provano l’enorme pressione: sono due comunicati ufficiali della rappresentanza permanente della "Santa Sede" all’ONU e del Pakistan, fatti circolare tra i "paesi amici" per chiedere loro di respingere qualsiasi risoluzione. La lettera del Pakistan specificava, in particolare, che una risoluzione simile sarebbe "un insulto a oltre due miliardi di musulmani nel mondo". Questa è la prova provata che, quando può - cioè quando le è concesso -, la chiesa cattolica non si fa alcuno scrupolo a intervenire direttamente in decisioni politiche che riguardano gli esseri umani, anche quando questo significa la certa condanna a morte di quegli esseri umani di cui, a parole, difende il "diritto alla vita", e quando le torna utile - come in questo caso - la sua "Realpolitik" si allea tranquillamente anche con l’islam omofobo e reazionario. Interrogati da Barris, due rappresentanti vaticani, dichiarano con la solita ipocrisia cattolica: "Amiamo tutti ma sappiamo qual è, per principio, la posizione della chiesa". Vengono anche riportate le parole di due rappresentanti di paesi islamici africani che, riguardo agli omosessuali, dichiarano testualmente: "Vanno curati con i lavori forzati", invocano il carcere e si pronunciano a favore della "legge naturale" che ordina agli uomini: "usa una donna e dalle un figlio". Klaus Wowereit, intervistato nel suo ufficio di sindaco di Berlino, commenta: "A sentire queste frasi si resta senza parole. E’ incredibile che una cosa simile sia ancora possibile nel mondo di oggi". E invece lo è - e se lo è, è grazie alla "santa alleanza" tra paesi islamici e Vaticano, saldamente uniti nella discriminazione degli omosessuali.
Lasciata Ginevra, la scena si sposta in quello che forse è il paese più omofobo, clericale e reazionario d’Europa: la Polonia, in occasione del gay pride di Cracovia. Io non so come reagirebbe lo spettatore normale assistendo alle scene che vengono riprese e mostrate nel film. Posso dire che io ho provato un misto di disgusto, rabbia, odio e senso d’impotenza. E non mi riferisco soltanto al manipolo di estremisti che hanno organizzato una "contromanifestazione" con lancio di uova, pietre e bottiglie, ma anche a quello che dice la gente cosiddetta "normale". Una signora dichiara, davanti all’obiettivo della telecamera: "E’ questa la Polonia? Sono sopravvissuta ottantacinque anni per vedere ’ste lesbiche che marciano per strada?" (E a me viene in mente la satira feroce che Gombrowicz faceva di questi nazionalisti polacchi, difensori dell’ "onore" della Polonia e della "polonesità"). Altri gridano: "Ora ci vorrebbe Hitler", "Facciamoli tutti al forno! Facci il sapone!", "Coi comunisti andava tutto meglio, ora fa tutto schifo". A Varsavia la manifestazione deve essere protetta da un cordone consistente di poliziotti. Anche qui c’è chi urla "Pedofili! Pederasti! Tutti quanti euroentusiasti!" o, come un vecchio trasfigurato dall’ira, "Impiccate gli omosessuali!" - anche se, per fortuna, nella capitale polacca - dove il sindaco clerical-fascista Lech Kaczynski aveva tentato di vietarla - hanno sfilato anche alcuni politici, come la vice primo ministro Izabela Jaruga. A me pare che la Polonia sia un "laboratorio" in cui è possibile toccare con mano il prodotto finale quando si amalgamano intolleranze di diversa matrice. Qui c’è tutto: l’omofobia - e l’antisemitismo - di matrice cattolica, l’omofobia suppurata da decenni di dittatura comunista, l’omofobia ancora più vecchia di impronta fascista. A occhio e croce direi che la Polonia rappresenta il paese modello che piacerebbe alla chiesa cattolica: ci dica il Vaticano se vorrebbe che tutta l’Europa fosse così piuttosto che come la Spagna della "deriva zapateriana" o l’Olanda e la Gran Bretagna che hanno approvato rispettivamente le adozioni ai gay e forme paritarie di unione tra persone dello stesso sesso. E, per inciso, a me non pare un caso che, stando al sondaggio dell’Eurobarometro, i più favorevoli alle unioni gay siano quei paesi che già hanno una legislazione in tal senso, come l’Olanda (con l’82%), mentre i più ostili sono quelli che ancora non ce l’hanno, come la Polonia (con il 17%): è evidente che chi le ha sperimentate nel proprio paese ha visto che non è successa quella catastrofe che i clericali, i reazionari, i fascisti e gli omofobi - spesso queste caratteristiche si combinano nella stessa persona - continuano a paventare.
Rainbow’s end è, insomma, un film estremamente istruttivo ed educativo: sarebbe utile che qualche insegnante prendesse l’iniziativa di mostrarlo nelle scuole italiane. E’ incredibile, infatti, che ancora oggi - in Italia - ci siano esponenti politici che insultano e denigrano impunemente gli omosessuali senza scontrarsi con una reazione di rifiuto: a me costoro non sembrano molto diversi dai fascisti polacchi che alzano cartelli che invocano una "shoah" contro gli omosessuali.
Seminatore d'omofobia.valceg
19/04/2008 - 08:55
Non poteva fare a meno B16 di dare ancora una volta dimostrazione delle sua omofobia e dell'intrinseca malvagità delle gerarchie cattoliche verso le persone omosessuali. Ieri all' ONU, in mezzo al minestrone riscaldato di buoni propositi, ma arricchito delle consuete bordate contro la libertà di ricerca scientifica, infila un attacco ai "nuovi diritti" che contrastano con la sua idea di legge naturale. E' chiaro il riferimento alle rivendicazioni per la parità di diritti che in tutto il mondo civile, non oppresso dall' omofobia della Menzogna Globale, le persone omosessuali portano al successo. Tranne che nei paesi cattolici in cui la chiesa esercita ancora il suo pesante potere politico, e nei paesi islamici in cui vige la legge coranica dove i gay vengono addirittura messi a morte. Ma contro quelle legislazioni criminali il papa invoca solo la libertà religiosa, vale a dire il diritto a diffondere localmente senza impedimenti la sua versione della Menzogna Globale. E con un passaggio di grande impatto "economico" rivendica il ruolo pubblico dei sistemi religiosi, chiesa cattolica in testa. Ma ciò significa sostanzialmente due cose: le religioni possono fare apertamente politica e, soprattutto, a spese dei contribuenti. C'è' mancato solo che rivendicasse l' ottopermille mondiale riscosso a cura dell' ONU. Giulio C.Vallocchia per www.nogod.it
Hai pienamente ragione, il punto è che per la costituzione le coppie di fatto che siano etero o non.
Nel nostro ordinamento non ci sono normative a riguardo.
Gli omosessuali non possono sposarsi perchè non possono costitutivamente generare figli, e per questo che lo stato non li riconosce, se non possono generare figli non danno continuità allo stato.
Per i CONVIVENTI etero e gay sono stati riconosciuti i diritti individuali (art.2 CC), ma non quelli generali (art.29 CC).
Questo è un peccato perchè anche i gay devono avere il matrimonio se lo vogliono.
ok i gay possono permettersi si il matrimonio ma no
non adottare bambini.
cosi fanno crescere una generazione squilibrata che non capirebbero più la differenza fra una donna ed un uomo
e possono comportare anche dei danni psicologici
dai parliamoci chiaro?!
un bambino vede come papà un uomo e come mamma un uomo -_-
stessa cosa sulle lesbiche.
Ma dove siamo finiti??
lo ripeto il matrimonio si
Ma adottare bambino assolutamente no.
seriamente sparati!
conosco ragazzi della mia età ke sono cresciuti kn genitori gay e credimi sono molto più normali di me e sicuramente di te!!!è l'educazione la kiave di tutto non dirmi ke non leggi i giornali??ragazzi cresciuti in famiglie stra normali combinano ogni giorno dei disastri mentre fino ad adesso non ne ho sentiti di questi discorsi su ragazzi cresciuti in famiglie gay...e ne esistono solo ke non te lo sbattono in faccia!c'è poi tutto un discorso da fare su ciò ke può essere considerato normale o no...esemp. è normale ke i vescovi americani accusati di pedofilia vengano spostati da una chiesa al altra al posto di essere estromessi?..è normale ke il papa condanni coloro ke si rivolgono alle autorità laike?...per me non è normale però è ciò ke succede ma allora perkè e normale ed accettabile mandare i propri figli a catechismo dove secondo le stime potrebbero essere violentati e di conseguenza crescere kn dei GRAVI squilibri sessuali mentre l'adozione ai genitori gay deve essere negata????PERCHÈ????forse perchè in Italia siamo troppo moralisti,la presenza della chiesa è così forte nella nostra società che ha talmente plagiato i nostri pensieri e atti,da condannare una cosa del genere ma non la pedofilia dei preti??e soprattutto non credi di essere una GRANDE ipocrita dal momento ke fai il solito discorso da finta liberale.."si concediamogli il matrimonio ma non i bambini perkè potrebbero deviarli"!
Cresci,leggi,ascolta,analizza,usa il tuo cervello per pensare veramente e non solo per essere finta-alternativa e poi apri bocca e esprimiti!
Ci sono innumerevoli studi scientifici e pareri di illustri esperti che negano totalmente una cosa del genere, anche perché è unanimamente accettato dalla comunità scientifica che "omosessuali si nasce" quindi i figli adottivi di una coppia di omosessuali, scientificamente non possono diventarlo anch'essi, oppure intendi dire che cresceranno con l'idea che gli omosessuali sono persone come le altre, sono sempre uomini nati da madri, semplicemente hanno qualcosa di diverso come i mancini? Be' non posso che augurarmelo che vengano su in questo modo, saranno senz'altro più civili di persone come te anche se cresciute da 2 eterosessuali!
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Autorevoli esperti in materia sostengono che per un bambino crescere in una famiglia composta da 2 uomini o 2 donne non è affatto il trauma psicologico che molti ignoranti vanno gridando in giro, anzi non c'è proprio alcun trauma o simili, in più non credo che un bambino preferirebbe passare 18 anni della sua vita in quegli schifo di orfanotrofi che abbiamo in Italia.
Peccato che la scienza non dia risposte certe: molte volte non sa nemmeno lei cosa dire e rispondere ai perchè.
Basarsi sulla sicenza per argomenti così elicati è un grosso errore.
I gay e tutti gli annessi e connessi sono solo una forma di LIBERTINISMO, attenzione libertinismo (che provoca disordini sociali) e non liberalismo; e la differenza è sostanziale.
Gli omosessuali esistono.Una famiglia di omosessuali non deve esistere ossia due omosessuali possono stare insieme a pieno diritto (già i diritti ci sono, manca solo la reversibilità quindi ancora una volta no amore ma quattrini), ma avere figli in adozione no.Nei paesi "emancipati", tanto evoluti hanno un numero elevatissimo di bambini sconvolti da due genitori dello stesso sesso.Non dicono nulla ma gli "esperti" dell'infanzia rubano milioni a scapito di bambini del tutto traumatizzati e di chi li ha adottati.Il problema stà nel contro-natura.STOP
Tutte le altre cose sono relative, le imperfezioni sono da tutte le parti 8come famiglia a pezzi e genitori che litigano...), ma non per questo dobbiamo aumentarle e coltivarle.
L'ultima volta che sono andato in chiesa forse avevo qualche mese, quindi non sono nè clericale nè tantomeno puritano, ma realista e logico.
Se fossi realista e logico:
Se fossi realista le tue argomentazioni si baserebbero su dati empirici. E se fossi logico le tue argomentazioni andrebbero da delle premesse a delle conclusioni collegate da delle regole di inferenza corrette.
Allora analizziamo i dati empirici (realismo)...questi dati possono essere confutati da altri dati empirici (comunque io stesso ho avuto esperienza nel verificarli):
Stando a Psicologia Contemporanea, i nuclei omosessuali con prole sono presenti in molti paesi occidentali. Una rilevazione statunitense rivela che nel 33% delle coppie omosessuali femminili e nel 22% di quelle maschili sono presenti uno o più figli. Tutto questo ha determinato un forte coinvolgimento delle istituzioni che, a cominciare dai paesi scandinavi, per finire con la cattolicissima Spagna, hanno deciso di tutelare i diritti degli omosessuali che scelgono di costruire una famiglia ed avere dei figli tramite fecondazione artificiale o tramite adozione.
Quella di una coppia omosessuale è certamente un’altra genitorialità. Le domande che tutti si pongono, a cominciare dai soggetti coinvolti, sono fondamentalmente le stesse. Avere due madri e due padri crea problemi nella regolarità dello sviluppo emotivo e relazionale dei figli? Le coppie omosessuali possono ostacolare la loro identificazione sessuale? Fino a che punto i ruoli paterno e materno possono essere interscambiabili?
Gli studi fino ad oggi svolti nei paesi anglosassoni sembrano evidenziare quanto segue:
- I genitori omosessuali sono generalmente in grado di svolgere adeguatamente le funzioni parentali, non peggio dei genitori eterosessuali; non spingono i figli verso l’omosessualità, ma cercano di fornire modelli di identificazione eterosessuale;
- I problemi che possono presentarsi nel nucleo omosessuale derivano principalmente dalle irregolarità dal punto di vista legale e dalla atipicità agli occhi della società ed assomigliano a quelli che incontrano le coppie eterosessuali non sposate o i nuclei monoparentali;
- Non è invece facile per i figli, quando sono già un po’ cresciuti, affrontare un eventuale cambio di sesso del genitore o di entrambi: questa eventualità necessita di un notevole ‘lavoro’ psicologico.
In Italia è stata realizzata un’indagine su 22 madri lesbiche (11 coppie) di età fra i 23 e i 55 anni ed i loro figli di età fra i 2 ed i 35 anni. Di questi figli, 10 erano stati concepiti attraverso fecondazione assistita, mentre i restanti 6 erano nati da una precedente relazione eterosessuale. Le risultanze essenziali di questi colloqui guidati sono state le seguenti:
- una diffusa soddisfazione riguardo alla loro vita di coppia e alla scelta fatta;
- un atteggiamento fiducioso nella propria famiglia anche se registrano la diffidenza del mondo esterno e la difficoltà a parlare ai figli della loro omosessualità;
- un’attenzione, spesso superiore alla media, nei confronti dei figli ed un notevole impegno ad educarli con tolleranza per tutte le diversità, risultando in tal senso meno tradizionalisti dei genitori eterosessuali;
- un gran coinvolgimento nel settore dei diritti con propensione alla vita associativa per rivendicare e ottenere riconoscimenti istituzionali ai ruoli assunti e per proteggere i diritti dei propri figli.
Se prendiamo questi dati empirici (dimostrabili perchè ripetibili) si deduce che gli unici problemi psicologici risiedono in persone già mature che vedono il proprio genitore cambiare di sessualità.
Allora forse comprendere che alla base di una qualsiasi psicologia della sessualità esiste una matrice biologica è il segreto per togliere quella "paura del diverso". E non debbiamo venire scandalizzati dalla nuove scoperte, ma ragionare su dati misti (ed ESPERIENZE PROPRIE). Gallileo Galliei diceva cose vere e non relative eppure è stato giudicato ERETICO. Così è facile giudicare ERETICI gli studi sulle "nuove" FAMIGLIE perchè si ha paura del nuovo.
(apparte che c'è un altro dato empirico dove in natura esistono diverse specie animali che cambiano sessualità durante l'arco di una vita eppure non mi pare vadano Contro-natura ma anzi è la natura a regolare i loro cambi)...dai dati sudetti si deduce che se esiste una natura della sessualità è nella sua varietà e non nella sua uniformità.
> Gli omosessuali esistono.Una famiglia di
> omosessuali non deve esistere ossia due omosessuali
> possono stare insieme a pieno diritto (già i
> diritti ci sono, manca solo la reversibilità quindi
> ancora una volta no amore ma quattrini), ma avere
> figli in adozione no.Nei paesi "emancipati", tanto
> evoluti hanno un numero elevatissimo di bambini
> sconvolti da due genitori dello stesso sesso.Non
> dicono nulla ma gli "esperti" dell'infanzia rubano
> milioni a scapito di bambini del tutto
> traumatizzati e di chi li ha adottati.Il problema
> stà nel contro-natura.STOP
> Tutte le altre cose sono relative, le imperfezioni
> sono da tutte le parti 8come famiglia a pezzi e
> genitori che litigano...), ma non per questo
> dobbiamo aumentarle e coltivarle.
> L'ultima volta che sono andato in chiesa forse
> avevo qualche mese, quindi non sono nè clericale nè
> tantomeno puritano, ma realista e logico.
Un giorno una mia amica disse che siamo gli unici in Italia a sconvolgerci ancora per questo tipo di cose.
Parlo degli omosessuali. Lei è omosessuale, ma in Norvegia, da dove lei viene, non si sconvolgono per cose "normali".
Dovremo tutti riflettere un pò di più su certe cose
> Un giorno una mia amica disse che siamo gli unici
> in Italia a sconvolgerci ancora per questo tipo di
> cose.
>
> Parlo degli omosessuali. Lei è omosessuale, ma in
> Norvegia, da dove lei viene, non si sconvolgono per
> cose "normali".
>
> Dovremo tutti riflettere un pò di più su certe cose
BELLISSIMA LA FRASE
Lei è omosessuale, ma in Norvegia, da dove lei viene, non si sconvolgono per cose "normali"....
DA DOVE VIENE LEI...
BEH IN EFFETTI L'ITALIA è UN MONDO A PARTE CHIUSO NEL SUO SISTEMA SENZA VIA D'USCITA...
CERCASI RAGAZZI CON I GIOIELLI IN GRADO DI CAMBIARE IL MONDO...ITALIANO!!!!
Sono daccordo. La polemica che si sta facendo attorno ai Dico,alle coppie di fatto,agli omosessuali è un polverone inutile,perchè,come si dice nell'articolo,nulla di ciò toglierà diritti alle famiglie classiche. Niente. Tutta questa critica nei confronti degli omo è inutile e ignorante. Basti sapere che esistono ancora persone convinte che l'omosessualità sia una malattia. E io chiedo:perchè questo odio? Che cosa mai vi potranno fare questi poveri omo?? Io conosco un sacco di gente omosessuale che tanto normale quanto me che sono etero. A questo mondo non c'è neppure la libertà di amare. Vergogna.