Moretti si o Moretti no? Sono bastati due giorni di polemiche per far decidere
a Nanni Moretti, uno dei registi italiani più amati, di dare forfait
all'incarico più ambito: dirigere un festival. In questo caso
si trattava del Torino Film Festival, ultimo baluardo di gestione indipendente
e terzo polo dopo Venezia e Roma.
Moretti, grande ammiratore del Festival della Mole, si era subito dichiarato
entusiasta della nomina, arrivata all'improvviso subito dopo le feste natalizie.
"Il lavoro di ricerca che il Festival che svolge sul nuovo cinema, e la
proposta di autori meno convenzionali, è di grandissima importanza -
aveva spiegato in una nota - "Ho accettato la proposta del Museo del Cinema
di assumere la direzione artistica nella speranza di contribuire al suo rafforzamento,
che non può che partire dal rilancio della sua identità più
autentica e dal rinnovo della sua formula, con l'intento di renderla più
efficace nei confronti dei cambiamenti in atto nell'industria del cinema".
Vista la concorrenza di Roma, si parlava di rifare il look al Festival, forse
aprendo a nuovi investitori o sponsor. Il nome di Moretti faceva anche presagire
la volontà di concorrere con gli altri due poli cinematografici, anche
se la lotta è in atto da anni. Infatti la Mostra del Cinema, La Festa
del Cinema e il TFF si svolgono tutti tra settembre e novembre, affollando un
periodo dell'anno già pieno e lasciando scoperti gli altri mesi. Peccato
che, subito dopo l'annuncio del nuovo direttore, il critico Gianni Rondolino
aveva precisato che l'edizione 2007 del TFF era già in preparazione,
con tanto di date e tutto.
"Il Festival è nostro, Moretti forse ne dirige un altro. Gli faccio
i miei migliori auguri" aveva ironicamente ribattuto Rondolino, presidente
dell'Associazione Cinema Giovani, che da 24 anni organizza il festival
e ne detiene il marchio. Davanti a questo battibecco gli italiani si saranno
chiesti chi organizza il festival e come è possibile che qualcuno faccia
il nome del prossimo direttore senza il necessario consenso. Facciamo un passo
indietro. Il Torino Film Festival nasce nel 1982. Ad organizzarlo è
l'Associazione Cinema Giovani, che ha un proprio statuto e decide in autonomia
il programma del festival: ovvero, chi invitare e quanto spazio dare a certi
film e alle relative case di distribuzione, che influenzano il mercato.
A presiedere festival e associazione è Gianni Rondolino, critico e ordinario
di Storia e critica del cinema all'università di Torino. A fianco dell'associazione
ci sono i principali finanziatori: enti locali, Ministero e Piemonte film commission.
Da anni c'è una convenzione tra l'Associazione e il Museo Nazionale del
Cinema, che prevede la necessità di decidere insieme direttore artistico
e programma. Per tutto il mese di dicembre c'è stato un braccio di ferro
tra gli investitori e lo staff: o si cambia la tipologia del festival o niente
finanziamenti. Le logiche della politica contro l'indipendenza di un evento
culturale. Il nome di Moretti fatto da Alberto Barbera, direttore del Museo,
è stata solo la ciliegina sulla torta.
Rondolino si è sentito scavalcato e ha minacciato di organizzare il TTF
senza soldi pubblici, ma è stato accusato di non voler cedere il posto.
"Esiste un festival di qualità e di successo internazionale che
ha 24 anni di vita - ha detto - Lo si vuole far morire per dar vita a un nuovo
festival di cui non si sa nulla, nemmeno il nome. Sarebbe auspicabile che gli
amministratori locali rivedessero le loro posizioni provinciali, miopi e arroganti.
In caso contrario, cercherò i finanziamenti per un festival, magari piccolo,
che mantenga il suo carattere di serietà, libertà e indipendenza".
Insomma, politica impicciona o baronie culturali? Alla domanda "Mi si nota
di più se vado o non vado?" questa volta Moretti non ha esitato:
"Vi lascio alle vostre polemiche" ha risposto con dignità.
Forse abbiamo perso tutti.
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