Nonostante
le sue imprudenze e le sue follie, a chi di noi non piacerebbe avere un
padre come Homer Simpson, divertente ed
irresponsabile, ma anche sinceramente affettuoso con i figli e
stoicamente fedele alla moglie?
Homer è solo uno dei tanti padri da sogno e da
incubo che le serie televisive ci propongono.
Partendo dai Simpson, il pensiero vola subito a Peter Griffin,
ma la figura paterna miete successi e consente interessanti intrecci
narrativi sin dai tempi di una delle prime serie di grande successo,
Happy Days.
Il padre di Ricky Cunningham (interpretato dall'oggi acclamato regista Ron
Howard) era un tipico capofamiglia: più permissivo
col figlio, più protettivo con la figlia, burbero ma in
fondo sempre disposto a cedere per amore dei suoi ragazzi, magari con
l'intercessione della moglie o del mitico Fonzie.
Anche le serie degli anni '80 mostravano dei padri sempre pronti a
prendersi cura dei figli, anche adottivi, come il signor
Drummond con Arnold.
La
serie di culto degli anni '90, Beverly Hills 90210,
presentava invece due opposti modelli paterni: dissoluto e assente era
il padre di Dylan quanto protettivo e partecipe era invece Jim Walsh,
padre di Brandon e Brenda.
Se riconosciamo in Lost la serie
più significativa di questa decade, troviamo invece genitori
solitamente protagonisti in negativo: il padre di John Locke
sfrutta l'insicurezza emotiva e la solitudine del figlio per
ricomparire nella sua vita dopo averlo ignorato per oltre 40 anni e per
sottrargli con l'inganno un rene, ottenuto il quale chiuderà
il rapporto con il figlio (ma se avete già visto la terza
stagione, sapete che la storia tra i due non finirà
così...).
Il padre di Jack invece è la causa stessa delle insicurezze
del figlio, e i suoi errori, come il vizio dell'alcool, sono causa per
Jack di ricorrenti apparizioni paterne sull'isola, sin dalla prima
stagione. Ma anche Ben e Kate non hanno esattamente quello che si dice
un rapporto felice con il padre, come mostra ancora
la terza stagione.
Meno tragici, ma altrettanto drammatici sono anche i rapporti
padre/figlio di Jin e Sun, e così anche Hurley, Pen, Walt e
Alex, tanto che parecchi pensano che queste tormentate relazioni
abbiano qualcosa a che fare con i misteri dell’isola e delle
connessioni tra i personaggi.
Se così fosse, si creerebbe un altro elemento in
comune tra Lost e Heroes: anche in questo
caso i personaggi finiscono per intrecciare i loro destini, scoprendo
che lo stesso era accaduto ai loro genitori: si delineano
così altri rapporti molto curati dagli autori, come il
controverso legame tra Hiro e il sig. Nakamura, quello incondizionato
tra Mikah e D.L. e quello molto problematico tra Parkman e il padre,
mostrato nella seconda stagione.
Tra
tutti, spicca forse il rapporto strettissimo tra Noah e Claire Benneth:
un elemento così riuscito, che è valso al padre
il proseguimento della sua permanenza nella serie, da cui sarebbe
invece uscito, secondo i programmi degli autori, a metà
della prima stagione.
Nemmeno l’ultimo dei successi statunitensi sbarcati in Italia
rinuncia a questo schema narrativo: Harry, il padre adottivo
di Dexter è già morto all’epoca dei
fatti mostrati nella serie, ma ricorre nei continui flashback del
protagonista, che spiegano come sia stato proprio Harry ad
indirizzare gli istinti omicidi del figlio.
Grazie agli insegnamenti di Harry, Dexter diventa un eroe problematico
ma essenzialmente positivo, un giustiziere del male dei giorni nostri.
Ma i padri emblematici della TV coprono le casistiche
più disparate, da Fred Flintstones a Gomez Addams
a Jack Bristow di Alias.
E per voi qual è il padre migliore della tv?
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il meglio è mio papi
homer!