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L'enigma dello Zodiaco

Volato al festival di Cannes fra i film in concorso, l'ultimo film di David Fincher è un'appassionata indagine su un serial killer realmente esistito, che non cessa mai di coinvolgere, grazie anche a un fortunato binomio di sceneggiatura e cast


Giustamente applaudito a Cannes, dov'è stato presentato per terzo tra le pellicole in concorso, l'ultima creatura di un genio del thriller, ovvero l'acclamato progenitore di "Seven" e "Fight club", è una detective story in piena regola, che sfrutta al meglio i quasi 160 minuti, infarcendoli ad arte di indizi, scoperte, souspance e colpi di scena. Che nessuno si spaventi della durata: oltre ad essere funzionale allo svolgimento, preciso e puntuale al limite del maniacale (d'altronde fornire meno dettagli allo spettatore per accorciare i tempi avrebbe significato una perdita di tono, il film sarebbe stato più sbrigativo e per questo estremamente più superficiale nella sua scrupolosa ricostruzione dei fatti), sembrano dimezzarsi, grazie ad una regia senza vezzi, del tutto abile a tenere il pubblico incollato al sedile per seguire in prima persona una delle indagini più appassionanti della storia del cinema. E non solo.

Con "Zodiac", infatti, David Fincher alza il tiro, con l'ambizione di raccontare la storia vera, e per questo ancora più inquietante, di un serial killer che ha terrorizzato l'America (in particolare la California ) dagli anni 70 in poi. "Salve direttore, sono l'assassino..." questo l'esordio di una delle numerosissime lettere con cui il pluriomicida, ad oggi non meglio identificato (malgrado ipotesi mai confortate pienamente da prove scientificamente valide), amava prendersi beffa dei giornali locali, spesso annunciando le sue probabili mosse. Avvertimenti o depistaggi? Opera di un mitomane, di uno squilibrato o di un pericoloso terrorista?

L'unica certezza è che dal 1969 (anno della prima lettera firmata "The Zodiac", pervenuta alla redazioni del Chronicle, San Francisco Examiner e Vallejo Times-Herald) San Francisco non fu più la stessa. Di certo non lo furono coloro che seguirono personalmente la vicenda, quattro uomini sempre più ossessionati da un mistero che appariva (e la storia, purtroppo, diede ragione a tale cupa impressione) senza soluzioni. A cominciare dal navigato giornalista Paul Avery, interpretato da uno smagliante e scanzonato Robert Downey Jr., eccellente nel calarsi (forse in ricordo di vecchi tempi poco limpidi) negli eccessi professionali e personali di un personaggio che resta nel cuore. Capo-reporter di cronaca nera, abituato ad acciuffare per primo ogni notizia, Paul intraprende spesso indagini per conto suo, arrivando puntualmente prima della polizia, grazie ai suoi innumerevoli contatti ed espedienti. Lo sa bene Dave Toschi, ambizioso ispettore della omicidi, che, insieme al suo partner di lavoro William Armstrong, si trova spesso a scontrarsi verbalmente con il suddetto giornalista. La coppia di poliziotti meticolosamente immersa nelle indagini ha, sul grande schermo, i volti di Mark Ruffalo ed Anthony Edwards, entrambi bravi e credibili, spesso anche grazie a dialoghi mai così efficaci (esilarante, su tutte, la battuta sulla lampadina da ricomprare!).

Infine, un outsider. Uno che con le indagini e il caso Zodiac non c'entrava niente. Uno che non aveva né mezzi, né competenze, né tanto meno contatti per svolgere indagini e cimentarsi in scoperte interessanti. Eppure Robert Graysmith (un favoloso Jake Gyllenhaal), vignettista-collega invisibile di Paul Avery, abituato di suo a ritagliarsi spazio e vivere nell'ombra, mette a repentaglio la propria vita e arriva a trascurare la famiglia pur di provare a risolvere il caso spinoso, nel frattempo divenuto anche mediatico: morbosamente attratto dall'attenzione dei media, the Zodiac non cessa d'intervenire in trasmissioni televisive e inviare i suoi messaggi cifrati, difficilmente decriptabili per via dei numerosi codici utilizzati. Un vero genio del male, o forse un semplice schizoide sadico a metà fra Jack Lo Squartatore e l'Enigmista.

Riusciranno i nostri (anti)eroi a scoprire la verità? Chi si cela sotto le mentite spoglie di the Zodiac? David Fincher ci tiene con il fiato sospeso fino all'ultimo, nella speranza-voglia-desiderio smodato di sapere come vada a finire l'intricata e tortuosa vicenda. Sempre che sia finita per davvero.

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