Immaginate un cartoon in bianco e nero che racconta
il
fondamentalismo religioso, i soprusi verso le donne e
l’esilio. Se non riuscite a immaginarlo, andate a vedere Persepolis,
Gran premio della giuria a Cannes 2007 e non
rimarrete delusi.
Non si tratta di un semplice cartone animato per adulti, come se ne
vedono molti in questi anni. Persepolis è la
storia di una donna, anzi, di una bambina, che è
Marjane
Satrapi e della sua crescita in un paese dove le
donne non sono come gli altri. Marjane è una
fumettista di origine iraniana che vive in Francia dal 1994, ma
è cresciuta tra Theran e Vienna.
Marjane ha vissuto sulla sua pelle il fondamentalismo religioso
e dalla sua storia ha tratto un gigantesco romanzo a fumetti intitolato
Persepolis e diviso in quattro volumi, che in Francia ha avuto un
successo clamoroso.
In seguito alla sua collaborazione con un altro fumettista, Vincent
Paronnaud, ha deciso che dal fumetto si poteva
trarre un film e così è stato. La
storia è quella della piccola Marjane, che passa
l’infanzia e la prima adolescenza ad aggirare il controllo
sociale dell’Iran, scoprendo il punk e non indossando il
velo.
Quando la situazione si farà più pericolosa, la
famiglia la manderà a studiare in Austria e la
giovane iraniana si troverà a maturare senza una famiglia e
per giunta giudicata per la sua nazionalità. Marjane, che
odia i fondamentalismi, verrà identificata proprio con
quello che non le appartiene. Dopo la fine della scuola, prova a
tornare in patria, ma alla fine dovrà decidere di andarsene,
anche se questo le costerà abbandonare per sempre la sua
patria.
“Non è un film orientato politicamente - dice la
regista - che vuole schierarsi. È un film che
racconta il mio amore per la mia famiglia. Comunque, se il
pubblico occidentale imparerà a considerare gli iraniani
esseri umani come tutti gli altri, e non nozioni astratte
come ‘fondamentalisti islamici’,
‘terroristi’ o ‘l’Asse del
Male’, allora sentirò di aver fatto qualcosa di
buono. Non dimentichiamo che le prime vittime del fondamentalismo sono
gli stessi iraniani”.
Mariane, che è fumettista e scrittrice, ha dovuto raccontare
la sua vita mettendola nelle mani di altre persone. Pur essendo
regista, insieme al socio del suo studio Vincet Paronnaud, il film
è stato disegnato anche da altre persone “Ho
dovuto ripercorrere 16 anni della mia vita, comprese le cose che avrei
preferito dimenticare – ha detto - E’
stato un processo molto doloroso. Avevo il terrore di
cominciare a scrivere la sceneggiatura. La parte più
difficile è stato cominciare, e prendere le distanze dalla
storia in prima persona”.
Soprattutto,
è stata dura staccarsi dal personaggio principale, offrirlo
al pubblico e agli altri disegnatori che hanno collaborato alla
realizzazione del film: “Un tuo disegno è come un
figlio tuo, e all’improvviso scopri che è di
tutti! Non hanno reinterpretato solo i miei disegni e i miei
personaggi, ma anche la mia faccia e la mia storia” ha
spiegato.
Il film è interpretato da due attrici che la regista ama
molto: Catherine Denueve e Chiara Mastroianni,
rispettivamente la madre di Marjane e Marjane stessa, che sono due
grandi ammiratrici della Satrapi.
Nelle sue strisce e nei suoi personaggi c’è sempre
un tocco di autoironia e umorismo, come
sottolineano tutti quelli che la conoscono.
Un’ironia che l’ha aiutata a uscire dal
mondo in cui è cresciuta senza smettere di amare il suo paese
ed essere fiera delle su origini. Del resto, la risata rimane
l’arma più sovversiva di tutte, anche se a volte
ce ne dimentichiamo.
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