“Sapevo già che il film sarebbe iniziato con un
evento e sarebbe tornato indietro ad esaminare il viaggio compiuto da
ogni personaggio per arrivare lì”.
Le parole sono quelle di Kelly Masterson, sceneggiatore, e la trama
è quella di Onora il padre e la madre,
l’ultimo film di Sidney Lumet.
Il
maestro del cinema, che due anni fa ha ricevuto l’Oscar alla
carriera, non si arrende e continua a girare. Il suo ultimo lavoro
è questo dramma dai risvolti noir che racconta la
storia di due fratelli e del loro colpo facile, rivelatosi
poi un completo e tragico fallimento.
Hank e Andy sono l’opposto uno dell’altro. Il primo
è belloccio, ma inconcludente e vigliacco, l’altro
è ambizioso e pieno di rancore. Un giorno, i due decidono di
rapinare la gioielleria dei genitori per coprire dei debiti. La loro
inesperienza, semplicemente, li porterà al massacro.
Sidney Lumet ha scelto due attori di classe come protagonisti: Philip
Seymour Hoffman per il ruolo di Andy e Ethan Hawke
per quello di Hank.
Il resto del cast comprende la bellissima Marisa Tomei,
Albert Finney e Amy Ryan, Rosemary Harris, tutti entusiasti
di lavorare con Lumet, anche solo per due giorni di riprese. Prima di
iniziare a girare, il regista ha richiesto al cast due settimane di
ricerca sul film: discussioni, proiezioni di video e prove, tutti
insieme, per creare un’atmosfera di coinvolgimento e
soprattutto per evitare distrazioni sul set.
Una volta iniziate le riprese, Lumet è velocissimo e chiede
la massima concentrazione. “Non è il tipo
di regista che ti fa da padre. È onesto, diretto e
ti sostiene. Una volta che capisci il suo ritmo, ci sei” ha
detto Philip Seymour Hoffman.
Il film è stato scritto da Kelly Masterson, sceneggiatore di
commedie teatrali, nel 1999. Dopo otto anni di stasi, la storia finisce
nelle mani di Sidney Lumet, che nel 2006 inizia le riprese e confeziona
un prodotto di altissimo livello, duro e rigoroso.
Onora
il padre e la madre è il titolo in italiano, mentre
l’originale (Before the devil knows you’re
dead) si rifà ad un detto irlandese:
‘Potresti anche vivere 40 anni in paradiso, prima che il
diavolo sappia che sei morto’, ovvero, ogni peccato
prima o poi viene punito.
Il film inizia con una rapina, che finisce male. Da lì, il
film ripercorre gli ultimi giorni dei personaggi coinvolti facendoci
scoprire piano piano cosa li accomuna e soprattutto cosa li ha portati
a tradirsi e a tradire. L’epilogo è ancora
più tragico dell’inizio, ma vale la pena di
arrivare in fondo, per lo splendido finale.
Perché iniziare con quello che dovrebbe essere un colpo di
scena? “È come voltare pagina – ha
spiegato Albert Finney, uno dei protagonisti – tutto
può cambiare in un secondo. Nella vita come nei film, non
sai mai cosa succede dopo”.
Un film che gioca sui tempi, sull’alternanza dei ritmi, sui
dettagli, sottolineando l’importanza di scegliere
una strada piuttosto che un’altra. Attenzione ai
cambiamenti dell’ultimo secondo, che possono rovinare i
nostri piani o salvarci. E alla vendetta, che regala a tutti lo stesso
sguardo.
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