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Noi 2 sconosciuti: Halle desperate wife

Susanne Bier firma un altro melodramma dei suoi, intenso, appassionante, difficilmente dimenticabile. Interpretazioni tutte credibili, fra cui una Halle Berry nei panni di una madre e di un'ex-moglie disperata

Ormai la regista danese Susanne Bier è un’habituè della Festa del Cinema di Roma. E per fortuna, aggiungiamo.
Dopo aver presentato l’anno scorso “After the wedding” (“Dopo il matrimonio”), quest’anno è tornata con "Noi 2 sconosciuti", un altro melodramma di altissimo livello, interpretato in maniera memorabile dai premi Oscar Halle Berry e Benicio del Toro.

Iniziamo subito col dire che il titolo originale era “Things we lost in fire”, ovvero “Cose che abbiamo perso nell’incendio”. Come al solito, la traduzione italiana, tentando di sintetizzare come può, finisce col perdersi dei pezzi per strada. Qui, ad esempio, viene meno proprio il senso della perdita, della cenere, delle cose - tutti elementi ricorrenti e fondamentali in questa storia drammatica, personale, verosimile nel suo dolore tangibile e quotidiano, registrato nel minimalismo dei gesti quotidiani.
Perché il punto forte della Bier, paradossalmente, non sono mai le scene madri. Nessuno si urla addosso alla Muccino, tutt’altro: ogni lacrima è minuziosamente contata, il pathos contenuto abilmente entro dettagli scrupolosamente studiati. Come un anello di nozze che scivola lento fra le dita, un orecchio da accarezzare forte prima di dormire, o un latte versato su cui piangere senza farsi sentire dai bambini.

Il cast è di ottimo livello anche in questo caso ed è notevole il fatto che negli ultimi anni il cinema stia scoprendo grandi baby-talenti: dopo la piccola Abigail Breslin (la “little miss sunshine” che abbiamo visto di recente in “Sapori e dissapori") e Jaden Christopher Syre Smith (figlio di Will, vedi “La ricerca della felicità”), stavolta è il turno dei bravissimi Alexis Llewellyn (11 anni) e l’esordiente Micah Berry (9 anni), nei panni dei piccoli fratelli Burke che subiscono un trauma difficile da superare: la perdita del proprio padre (David Duchovny), amato marito di un’intensa Halle Berry.

“Io non ho mai perso nessuno nella vita, è stata un’esperienza nuova in cui ho provato i diversi stati del dolore, cercando d’immedesimarmi il più possibile nelle emozioni” spiega l’ex - Catwoman, presentatasi alla Festa del Cinema di Roma in tutto il suo splendore, con un vestito bianco adatto ad esaltare le sue curve generose, compresa quella del pancione.
“Un uomo non avrebbe realizzato lo stesso film” continua l’attrice “bisognava penetrare nei sentimenti, nell’animo delle persone, non una questione di genere, ma di talento. Molto spesso non sono le scene madri quelle più difficili da interpretare, se sono scritte bene come in questo caso [la sceneggiatura è del giovane e talentuoso Alan Loebb, con ben sei film in arrivo fra cui il prossimo di Ang Lee, n.d.R.] non ci si prepara più di tanto”.

Ma allora lei, la strega danese del melodramma, colei che riesce ad infiltrarsi ogni volta nel cuore dei suoi spettatori … come fa? “L’onestà e le realtà emotive non consistono nel documentare ciò che succede, ma nell’avere un’impostazione personale per trasmettere sentimenti veri” spiega la regista dagli occhi di ghiaccio, che aggiunge: “Quando faccio un film, provo tenerezza per tutti i personaggi e tento di dare attenzione a ognuno di loro. Ma sopratttutto, non amo trattare il pubblico dall’alto in basso e l’idea di dovergli lasciare un messaggio, vorrei cercare di essere più generosa di questo. Certo, tutte le mie opere hanno un contentuto: c’è tanto dolore, ma anche altrettanta speranza. La stessa che mi spinge a realizzare questi film”.
E la speranza, in “Noi 2 sconosciuti”, è tutto ciò che regge la trama, i personaggi, i diversi stati d’animo. La speranza di un ricordo che non faccia più male. La speranza di un nuovo inizio, anche per chi è incatenato ad una dipendenza da cui vorrebbe/dovrebbe/dovrà liberarsi, magari per farsi punto di riferimento per una famiglia distrutta d’adozione. Questo toccherà al tossicodipendente interpretato da Benicio del Toro, che firma un’interpretazione semplicemente indimenticabile, credibile e convincente in ogni singolo scatto di occhi, spesso persi nel vuoto.

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