infoltisce la schiera dei malviventi irresistibili piazzandoci uno sfuggente Vincent Cassell e un inquieto Al Pacino. Il risultato? Un altro, l'ennesimo, sfavillante "Ocean's 13" , esteticamente perfetto per il pubblico femminile, discretamente avvincente per quello maschile grazie ad una regia sapiente, che ricorda vagamente i (più) bei tempi del "Casinò" di scorsesiana memoria.
Colpo grosso, quello architettato contro Willy Bank, proprietario dell'omonimo casinò (The Bank), abituato a ricevere il prestigioso "Royal Review Board's Five Diamone Award" per i suoi magnifici alberghi. Danny Ocean e la sua banda vogliono fargliela pagare per aver prima truffato, poi mandato in ospedale, lo storico membro e mentore della cricca criminale, Reuben Tishkoff (un favoloso Elliott Gould), che ormai è costretto a passare le sue giornate su un letto, accanto a montagne di lettere mai aperte.
Una vendetta che si consuma sottoterra, secondo un piano meticolosamente studiato a tavolino (com'è d'uso nella banda Ocean's) e puntualmente difficile da realizzare. Ma stavolta c'è qualcosa di più in ballo, oltre all'immancabile posta economica, che per altro si arricchisce di diamanti, in uno smacco morale voluto dal finanziatore benefico (!) Terry Benedict/Andy Garcia. Bisogna vendicare un amico, fare giustizia, così che nessuno osi ancora mettersi contro la loro indissolubile banda. Che poi è composta da ladri professionisti, ma anche da semplici amici che si coprono le spalle a vicenda.
Questo, a conti fatti, è il vero segreto dei vari "Ocean's": raccontare sì avventure rocambolesche, ma vissute da un gruppo di amici per la pelle. Al pubblico piace vederli scherzare e fraternizzare di continuo, queste stelle di Hollywood, che riescono a trasmettere l'evidente armonia del set al di là dello schermo. George Clooney, Brad Pitt, Matt Damon, Andy Garcia, Don Cheadle, Bernie Mac, Casey Affleck, Scott Caan, Eddie Jaminson, Shaboo Qin, Carl Reiner, Elliott Gould e Al Pacino (tanto per elencarne tredici, appunto) si alternano davanti alla macchina da presa, ognuno nel suo ruolo, ma con una sintonia collettiva ben forte, impossibile da non cogliere.
Soderbergh non fa altro che sfruttarla a suo favore, confezionando dignitosamente l'ennesimo action-movie sulla falsa riga dei numerosissimi predecessori - non solo gli Ocean's: di pellicole con protagonisti sexy truffatori fascinosi è piena la storia del cinema (un esempio banale, per citare uno dei film più passati nei canali televisivi, è "Entrapment" con Sean Connery e Catherine Zeta-Jones).
L'unico problema della saga "Ocean's", non trascurabile, è la totale vacuità della trama che, a parte lustrini e coitillons, non presenta nulla di nuovo. Dispiace la mancata sorpresa della sceneggiature, l'abuso del personaggio più che dei colpi di scena, tutti aspetti che non è escluso siano ben presenti ai realizzatori, che propongono il film come un accattivante "divertissement" e nulla più. Non si spiegherebbe, altrimenti, l'acuta risposta di Clooney nel corso della conferenza stampa di Cannes alla domanda (speriamo) provocatoria se il film fosse paragonabile a "La Stangata". George fa un sorriso ironico alla "No Martini no party" e si avvicina al microfono con il suo fascino anche intellettuale indiscutibile: "No, quello era un film".

Commenti
(0)
Aggiorna i commenti
Feed RSS dei commenti