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I Negramaro in ritorno dalla Luna

I Negramaro sbarcano al Lido per raccontare l'esperienza californiana ripresa in "Dall'altra parte della luna". Insolito connubio fra cinema e musica, videoclippone per i fan o trovata pubblicitaria per incrementare il successo della boy-band?

“Questo film potrà essere anche una cazzata madornale, però ci siamo dentro”. Non a caso inizia proprio con questa dichiarazione “Dall’altra parte della Luna”, rockumentary (così amano definirlo i registi Dario Baldi e Davide Marengo) sull’esperienza californiana della band salentina.
I Negramaro affermano di aver deciso di stare lontani per un po’ da casa, “per chiuderci a riccio in quello che siamo sempre stati”, sei amici con una passione in comune: la musica. Per quella, non per l’american dream, sono pronti a giurare in conferenza stampa alla mostra di Venezia, sono volati a San Francisco per registrare il nuovo album.

Le loro aspirazioni, i ricordi, le giornate di lavoro vengono ripresi e trasfigurati visivamente dai due registi, che realizzano un videoclippone che del documentario ha solo, forse, alcune scene di presa diretta, come quelle effettuate in sala registrazione.
Le canzoni “negramare” vengono accompagnate da luci psichedeliche, immagini a intermittenza, montaggio alternato che sfocia in un continuo mutamento di colori, con profili dai contorni spesso sfocati. I registi si sbizzarriscono, come due prestigiatori divertiti, a variare e mescolare, stili, effetti visivi, modalità di ripresa e montaggio e trovate registiche. B/n, seppia, negativo si alternano freneticamente, giochi di luce stordiscono e ammaliano. Peccato per i dialoghi e la retorica dilagante del sogno, un i have a dream casereccio che si portano fin dal Salento, loro culla embrionale nonché finestra sul mondo: “Il successo ci ha travolti per 'Mentre tutto scorre', andare dall’altra parte del mondo, o della luna, era per noi necessario per confrontarci e metterci alla prova di nuovo, insomma, ripartire da zero. E’ stato un po’ come tornare alla nostra cantina salentina da cui tutto è iniziato, un ritorno alle origini per sentirci di nuovo nessuno, lontano dal frastuono mediatico che ci avvolgeva in Italia”.
Così racconta il frontman della band G. Sangiorgi, che alla domanda del regista preferito risponde: “Christopher Nolan, 'Memento' è un capolavoro. Oppure Gus Van Sant… io non credo sia così strano vedere dei cantanti ad un festival, anche perché abbiamo fatto una colonna sonora, per il film 'La Febbre'. Il cinema è l’occhio della musica, che è il suo orecchio. Ogni immagine della mia vita, ogni ricordo che ho, lo associo subito ad una canzone”.

L’impressione spontanea è che di questi ragazzi, delle loro passioni e della loro esperienza americana ne esca di più nei venti minuti di conferenza stampa che in tutto il film, che li vede ingessati nel ruolo delle rockstar che si autoaffermano genuina. Della serie “non ci siamo montati la testa”. E però le interviste presenti nel film sono un’accozzaglia di luoghi comuni e di scontate promesse di non cambiare e continuare a sognare (Moccia sul pentagramma, in pratica), con tanto di racconti nostalgici. Chi eravamo (“prima si suonava nei paesini vicino casa”), dove siamo arrivati (“scrivere a voi è come scrivere alla gente del futuro”), come stiamo vivendo questo periodo (“noi siamo sei teste calde, senza controllo”).
Espressioni retoriche e ridondanti sono la sceneggiatura improvvisata di una voice off (sempre il frontman, protagonista indiscusso dall’egocentrismo bonariamente esasperato), che sa di cartaceo (es.:“contro lo stupro disinteressato del tempo”!),  insomma tutto troppo. Troppo lungo, troppo ambizioso (un film su una band che, tutto sommato, è emergente, con un’ispirazione cinematografica che, addirittura, si rifà ai video degli anni 70 su mostri sacri come Rolling Stones o Pink Floyd), troppo facile (nessuna pianificazione, dicono, nessun testo scritto, nessuno specifico intento di base ), verrebbe da dire troppo furbo.
Orde di fan andranno a vedere questo film quando uscirà, tanto più che, come ha annunciato  Caterina Caselli, è prevista una serie di incontri con le scuole, dove ragazzine urlanti saranno ben contente di ammirare i loro beniamini, sognatori rockettari il cui vero merito è continuare a sperare, a crederci e ad esplodere di energia sul palco.

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