Esiste
un angolo di universo magico. Dove i giocattoli si animano e
le mura prendono vita. Dove i sogni di ogni bambino si
avverano. Dove la fantasia prende il sopravvento e le porte
si aprono su infiniti mondi. Dove chi viene percepito come
“diverso” da una società tutta omologata
non è più solo.
Ecco cos’è la bottega delle meraviglie
dello strambo Mr. Magorium, un Dustin Hoffman
che dimostra per l’ennesima volta le sue abilità
da prestigiatore, capace di reinventarsi in maniera formidabile a
seconda del ruolo che gli viene di volta in volta affidato.
Fra i più recenti, questo del giocattolaio bicentenario
ricorda vagamente un misto fra la stravaganza raffinata di Messer
Baldini in “Profumo” di Tom Twyker e la follia
genialoide del bagnino/professore in “Vero come la
finzione” di Mark Forster.
Qui il grande attore interpreta un uomo di circa 240 anni,
che si occupa di giocattoli dal 1770, finché un
giorno non si accorge di aver bisogno di un contabile, “una
specie di incrocio fra un calcolatore e un mutante”,
perché in ben 114 anni di bottega non ha mai osato dedicare
mezzo sguardo ad una fattura.
Viene
assunto, così, lo stakanovista Henry
(Jason Bateman), forte in economia ma poco convincente con le donne,
tanto che Molly, la commessa del negozio (una Natalie Portman
mascolina e con i capelli corti), lo rimprovera di continuo,
categorizzandolo fra gli individui che ripetono insistentemente
l’avverbio “solo” (credono solo in quel
che vedono, ad esempio) e, provoca che ti provoca, chissà
che fra i due non nasca qualcosa…
Nel frattempo l’iper-attivo Mr. Magorium finisce in
ospedale per un malore, dovuto alla veneranda età,
ma soprattutto all’usura dell’ultimo paio di
scarpe: le sue ore stanno per scadere. “Lei sta
morendo?” “Le lampadine muoiono, mia cara. Io
parto”.
Nessuna tristezza quindi, solo un sorriso sulle labbra per la
dipartita di questo grande personaggio, giocattolaio,
appassionato di prodigi, avido consumatore di scarpe, che, fra le altre
cose, pare aver passato l’idea della lampadina
all’inventore Thomas Edison.
Un uomo
straordinario, capace di persuadere chiunque che si
può tornar bambini, che si deve ancora credere, sperare,
sognare. Uno che pensa alla vita come ad
un’occasione unica da non lasciarsi sfuggire, così
innamorato del prossimo da formulare un’unica bizzarra
richiesta a chi proprio non riesce a sentirsi speciale: “Posso
suggerirti di sbalordire il mondo?”
Ma quando il sipario cala e Mr. Magorium se ne va, il mondo sembra
spegnersi con lui. Non c’è più magia, la
bottega s’ingrigisce d’amarezza e di
nostalgia.
Per salvarla e ridarle vita e colore, servirebbe qualcuno che creda
ancora nella magia, tanto da dare la massima fiducia ad un cubo di
legno qualsiasi, che magari potrebbe d’improvviso rivelarsi
una risorsa preziosa…
Qualcuno come Molly, che intanto, addolorata dalla
scomparsa del suo mentore, finisce per mettere in vendita il negozio.
D’altronde non potrà mai gestirlo, se prima non
riuscirà a credere in se stessa. Ad aiutarla ci
penserà il piccolo Zach, collezionatore di
cappelli dalle orecchie a sventola, poco socievole ma abile a
coinvolgere anche lo scettico Henry nell’impresa.
Non crediate, in tutto questo, che si tratti di un film solo
per bambini: Zach Helm firma e dirige un’opera
delicata, poetica e visionaria, che ruota intorno ai temi
dell’amicizia come anche della morte (irresistibile il
monologo di Hoffman sul “King Lear” di
Shakespeare).
Un film in grado di commuovere ed emozionare, di convincere chi lo
guarda che i sogni possano, per l’istante di una
scintilla, divenir realtà.
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